Campi Flegrei, l'Ingv: «Non è possibile stimare quanto potrà ancora sollevarsi il suolo in futuro»
L'Ingv ha installato sul proprio sito una categoria che riguarda solo i Campi Flegrei dove ha permesso ai cittadini di fare domande ai vulcanologi per chiedere spiegazioni sul sistema della...
L'Ingv ha installato sul proprio sito una categoria che riguarda solo iCampi Flegreidove ha permesso ai cittadini di fare domande ai vulcanologi per chiedere spiegazioni sul sistema della caldera.
Una di queste in queste ore ha chiesto: «E' possibile stimare quanto potrà ancora sollevarsi il suolo, estrapolando la velocità attuale, e quali conseguenze potrebbe avere un ulteriore sollevamento? Cosa ci insegna l’esperienza dell’eruzione di Monte Nuovo?». La risposta dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia è stata molto chiara: «Non è possibile stimare in modo attendibile quanto potrà ancora sollevarsi il suolo semplicemente estrapolando nel futuro la velocità osservata oggi - si legge nella risposta -. Il processo fisico che determina la deformazione del suolo ai Campi Flegrei è infatti complesso e non lineare: la velocità di sollevamento può aumentare, diminuire o variare nel tempo in risposta all’evoluzione del sistema vulcanico. Proiettare nel futuro il tasso di sollevamento attuale fornirebbe quindi un valore puramente matematico, ma non necessariamente rappresentativo della reale evoluzione del fenomeno. Per valutare i possibili sviluppi è invece necessario considerare insieme l’andamento della deformazione del suolo e tutti gli altri parametri monitorati, come la sismicità e le variazioni geochimiche e termiche del sistema».
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Pozzuoli, si è sollevata di 4,6 metri dal 1950
Poi, l'Ingv ha anche spiegato che «Dal 1950 il bradisismo ha prodotto, nell’area di massima deformazione di Pozzuoli, un sollevamento complessivo di circa 4,6 metri, con conseguenze soprattutto per porto, ferrovie, reti di drenaggio e altre infrastrutture - recita la nota dell'istituto -. Non è tuttavia possibile stabilire quanto ancora il suolo potrà sollevarsi semplicemente proiettando la velocità attuale, poiché la deformazione dipende da processi vulcanici complessi e può cambiare nel tempo. La storia della caldera conferma questa variabilità: prima dell’eruzione del Monte Nuovo del 1538 il sollevamento accelerò fortemente, superando i 10 metri nei due anni precedenti, si produssero nuove fratture, nuove emissioni idrotermali e intensa sismicità. Altre fasi di sollevamento, invece, non culminarono in eruzioni. Per questo la deformazione del suolo è un segnale essenziale, ma va interpretata insieme a tutti i parametri monitorati, come l’andamento della sismicità, i dati geofisici, geochimici e termici, al fine di valutare i possibili futuri sviluppi».
Campi Flegrei, bradisismo evidente lungo la fascia costiera
«Uno degli effetti più evidenti del bradisismo ai Campi Flegrei è rappresentato dalla deformazione del suolo, particolarmente visibile lungo la fascia costiera di Pozzuoli - afferma l'Ingv -. A partire dal 1950, i Campi Flegrei sono stati interessati da tre principali episodi di sollevamento del suolo, avvenuti nei periodi 1950–52, 1970–72 e 1982–84, ai quali si aggiunge la fase più recente, iniziata nel 2005 e tuttora in corso. Nel complesso, questi episodi hanno prodotto nell’area di massima deformazione un sollevamento di circa 4,6 m. La deformazione presenta una distribuzione approssimativamente a campana, con i valori più elevati concentrati in prossimità di via Napoli, a Pozzuoli, e un’ampiezza che diminuisce progressivamente spostandosi verso i margini della caldera, dove il sollevamento risulta molto più contenuto. Questa deformazione del suolo produce effetti significativi su molte infrastrutture. Basti ricordare la funzionalità del porto di Pozzuoli, con banchine inadeguate e fondali troppo bassi in conseguenza dei sollevamenti. I problemi riguardano anche le ferrovie e le altre infrastrutture in genere, ma anche gli impianti di smaltimento delle acque. A livello locale non si evidenziano deformazioni su piccola scala che potrebbero produrre anche danni agli edifici, per ora generati solo dalla sismicità intensa e ripetuta».
La velocità del bradisismo dipende dall'evoluzione dei processi vulcanici
«Il sollevamento potrà continuare nel tempo, ma non è possibile stabilire semplicemente quanto ancora potrà aumentare estrapolando nel futuro la velocità osservata oggi - dichiara l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia -. La velocità di deformazione può infatti variare nel tempo e dipende dall’evoluzione dei processi che interessano il sistema vulcanico. per questo è molto importante continuare a monitorare tutti i parametri connessi con l’attuale fase di unrest e monitorarne ogni variazione che potrebbe indicare cambiamenti nella dinamica del sistema profondo, che è la causa del sollevamento, della sismicità, dell’attività idrotermale ecc.. Ma la domanda è complessa e impone di ampliare lo sguardo e considerare anche la storia passata della caldera dei Campi Flegrei. La dinamica della caldera è stata caratterizzata dall’alternanza di fasi di sollevamento ed abbassamento del suolo (subsidenza),documentate nelle rocce (indicatori del livello del mare nel passato – tipo spiagge, erosione dovuta al moto ondoso, organismi indicatori paleoambientali, moli, peschiere, ecc., dislocati a varie quote dalle deformazioni del suolo), nelle cronache, nelle mappe storiche ecc».
Monte Nuovo, prima dell'eruzione del 1538 ci fu un sollevamento di oltre 10 metri
«Sollevamenti di diverse decine di metri, localizzati nella parte centrale di Pozzuoli nell’area compresa tra l’Accademia Aeronautica e il comprensorio Olivetti (via Campi Flegrei), nota ai geologi come Terrazzo marino de “La Starza”, hanno preceduto e accompagnato una serie di eruzioni avvenute tra circa 5.000 e 3.500 anni fa - afferma l'Ingv -. Ne è seguita una lunga fase di subsidenza che è continuata nell’epoca romana e medievale, fino a quando una nuova, lunga fase di sollevamento, iniziata tra il XIV e il XV secolo, ha preceduto l’eruzione del Monte Nuovo nel 1538. Questa fase di deformazione ha interessato sempre la stessa area de “La Starza”, con un sollevamento di diversi metri e con massimi nell’area centrale di Pozzuoli. Nei due anni che precedettero l'eruzione, l’area dove è sorto il Monte Nuovo fu interessata da un progressivo sollevamento del suolo, che raggiunse complessivamente oltre 10 metri. Nelle ore immediatamente precedenti l’eruzione, la deformazione del suolo divenne particolarmente intensa , con l’apertura di fratture e la comparsa di nuove emissioni di acque idrotermali. Anche l’attività sismica accompagnò l’intero periodo di sollevamento intensificandosi nei giorni precedenti l’eruzione, quando i terremoti divennero quasi continui».
L'eruzione del Monte Nuovo durò circa una settimana
«L’eruzione iniziò il 29 settembre 1538 e, alternando diverse fasi, proseguì per circa una settimana - continua l'Ingv -. Pur trattandosi di un evento esplosivo di dimensioni relativamente modeste, modificò profondamente il paesaggio dell’area. La fase più intensa , durò circa due giorni e fu caratterizzata soprattutto dall’interazione tra acqua e magma. In questo breve intervallo di tempo si formò il cono del Monte Nuovo, principalmente per l’accumulo di depositi di materiali prodotti dalle correnti piroclastiche. Alcune di queste si diressero verso il mare e verso l’ampia depressione occupata dal lago Lucrino, colmandola parzialmente. Le ceneri emesse durante questa fase si dispersero inoltre su un’area più ampia e sono state riconosciute in diversi siti costieri della caldera. La storia dei Campi Flegrei mostra però anche vi sono stati periodi di sollevamento che non sono culminati in una eruzione, come quello avvenuto tra il 1540 e il 1582, anch’esso seguito da una lunga fase di subsidenza durata fino al 1950. Anche per questo periodo di sollevamento è documentata una sismicità localizzata nell’area di Pozzuoli. I dati geologici e le testimonianze storiche non sempre permettono di stabilire se, durante le crisi del passato, il sollevamento del suolo sia avvenuto in modo costante o se attraverso fasi caratterizzate da velocità diverse. Nel caso dell’eruzione di Monte Nuovo, tuttavia, le informazioni disponibili indicano una forte accelerazione nei giorni immediatamente precedenti l’evento. Il sollevamento divenne così rapido da provocare, nell’area in cui si sarebbe poi aperta la nuova bocca eruttiva, un avanzamento della linea di costa di circa 700 metri. Questi elementi mostrano che il sollevamento del suolo, anche quando è significativo e accompagnato da un’intensa attività sismica, non implica necessariamente che sia imminente un’eruzione».
Campi Flegrei, l'attuale crisi potrebbe evolvere senza culminare in un evento eruttivo
Infine, l'Ingv chiosa affermando: «L’attuale crisi potrebbe quindi evolvere senza culminare in un evento eruttivo. Allo stesso tempo, è importante ricordare che i Campi Flegrei sono un vulcano attivo, caratterizzato da una dinamica complessa e, in alcune fasi della sua storia, molto intensa. In passato la caldera ha prodotto numerose eruzioni, in prevalenza esplosive e con centri eruttivi localizzati anche a distanza alcuni chilometri dall’area di massimo sollevamento del suolo. La storia della caldera mostra inoltre che le fasi culminate in un’eruzione sono state accompagnate da importanti fenomeni di sollevamento, rendendo la deformazione del suolo uno dei parametri fondamentali per seguire l’evoluzione dell’attività vulcanica».