Assalto al portavalori a Brindisi, il racconto del carabiniere ferito: «Sono stato colpito, ma non ho mollato e ne ho preso uno»
L'adrenalina ha lasciato il posto al dolore delle contusioni, ma lo sguardo resta fiero. Nel reparto di Ortopedia dell'ospedale ? Fazzi? di Lecce c'è un uomo che...
L'adrenalina ha lasciato il posto al dolore delle contusioni, ma lo sguardo resta fiero. Nel reparto di Ortopedia dell'ospedale “ Fazzi” di Lecce c'è un uomo che porta addosso i segni di una battaglia campale combattuta a mani nude tra la terra e gli ulivi. È il carabiniere della compagnia di Campi Salentina che ieri, senza esitare ha inseguito a piedi e placcato uno dei banditi del commando che aveva appena messo a ferro e fuoco la statale 613. Il militare ha il volto segnato e il corpo dolorante (“un po' acciaccato”, dice lui con modestia), ma quando il generale Iacopo Mannucci Benincasa, accompagnato dal colonnello Andrea Siazzu e dal tenente Giuseppe Foti del Norm di Lecce, entra nella stanza per stringergli la mano, il dolore passa in secondo piano. Resta l'orgoglio di aver fatto il proprio dovere.
Dal suo letto d'ospedale, il militare riavvolge il nastro di quei minuti frenetici nelle campagne di Trepuzzi. Tutto nasce dalla conoscenza palmo a palmo del territorio: «Abbiamo notato queste persone che sono uscite da un casolare abbandonato» racconta il militare. «Ci ha dato subito sospetto perché conosciamo l'area a ridosso della provinciale 7Ter, sappiamo tutto quello che c'è lì».
L'istinto però suggerisce prudenza per proteggere i civili: «Probabilmente erano in quattro, ma ne abbiamo notati subito due. Essendo una strada trafficata, se avessimo bloccato la macchina avremmo subito causato sicuramente qualche incidente stradale. Per non farlo siamo andati avanti, abbiamo fatto inversione e siamo tornati con i colleghi del Radiomobile». Quindi scatta la caccia. Uno dei malviventi tenta la fuga: «Uno conservava un borsone, lo ha lasciato cadere per far sì che i colleghi si fermassero a controllarlo. Lui ne ha approfittato per allontanarsi». Ma il carabiniere non si ferma, continua a correre. «Stava a una cinquantina di metri da me. Mi sono messo all'inseguimento, abbiamo fatto un buon chilometro e mezzo di corsa nelle campagne».
Poi il contatto fisico. Il bandito, braccato, si gira e colpisce. «Una volta raggiunta mi ha dato un colpo in faccia. Io gli ho intimato di fermarsi, ma lui mi ha sferrato un secondo pugno. Lì è nata la colluttazione, ci siamo buttati a terra». Sono attimi concitati. «Ha cercato di togliermi la pistola ma ho tenuto testa e dopo la colluttazione l'ho fatto indietreggiare verso la strada, dove sapevo che c'erano i colleghi ad aspettarmi. Sono riuscito a direzionarlo e lì lo abbiamo bloccato».
Solo dopo il fermo, il militare è stato soccorso e accompagnato in ospedale. «Dopo una corsa estenuante, lo abbiamo preso. Poi sono stato soccorso e portato qui».
Al Generale Benincasa, che lo ha raggiunto al “Fazzi” e lo definito una “persona squisita”, il carabiniere avvocato dal calore dei suoi familiari ha risposto con parole d'orgoglio per l'Arma: «Mi ha elogiato, mi ha detto che persone come me ce ne sono poche. Ma ormai sono 35-37 anni che portiamo la divisa. Anche se non la indossiamo, ce l'abbiamo tatuata sulla pelle. Non potevamo far finta di non vedere». E alla domanda se, consapevole di essere rimasto ferito, agirebbe di nuovo allo stesso modo, la risposta è secca: «Mi ritrovo su un letto d'ospedale un po' acciaccato, ma lo rifarei. Non ho esitato e non esiterei adesso. Non ho nessun problema».
A suggerire il gesto è stato proprio il comandante della Legione Puglia, il generale Mannucci Benincasa, che uscendo dal reparto ha voluto sottolineare il valore dell'azione. «È un carabiniere che da solo ha inseguito per chilometri uno di questi malfattori in fuga. Soltanto il suo coraggio e la sua determinazione hanno permesso di catturarlo dopo una violenta colluttazione di cui porta ancora i segni».
L'alto ufficiale ha inoltre ricordato chi fosse l'uomo che il militare ha affrontato a mani nude: «Ci troviamo di fronte a malviventi che non esitano a sparare. Quel soggetto, pochi istanti prima, non aveva esitato a sparare a una pattuglia, crivellando i sedili posteriori dove viaggiavano due colleghi che, nonostante tutto, hanno continuato l'inseguimento».