Cuore deteriorato, la madre: «Non è l?ora del rancore: voglio che mio figlio si salvi, poi pretenderò la verità»
Combatte assieme al suo bimbo contro il tempo e contro quel morbo maligno che gli ha minato il cuoricino. Una lotta quotidiana, quella che la signora Patrizia - madre del bimbo che abbiamo...
Combatte assieme al suo bimbo contro il tempo e contro quel morbo maligno che gli ha minato il cuoricino. Una lotta quotidiana, quella che la signora Patrizia - madre del bimbo che abbiamo chiamato Tommaso per il rispetto che si deve a ogni minore - porta avanti da mesi. Con il coraggio che solo una mamma può trovare.
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«Adesso l’unica cosa che voglio - dice a Il Mattino - è che mio figlio si salvi. Tutto il resto, in questo momento, è secondario. Poi arriverà anche il giorno in cui pretenderò una verità che finora non ho avuto».
Queste, per lei e per la sua famiglia provata dalla cardiomiopatia che affligge Tommasino e da un intervento di trapianto che è ora oggetto di una delicata indagine della Procura di Napoli, sono le ore più difficili. Ma la sua voce è ferma, e riesce persino a coprire le emozioni e una comprensibile commozione. È la forza delle madri.
Come succede ormai da mesi Patrizia è appena uscita dall’ospedale Monaldi. Accanto al suo bimbo è rimasta senza mai distogliere lo sguardo, accarezzandogli la manina, sussurrandogli parole dolci.
Come sta suo figlio?
«Le condizioni restano molto serie. Resta in coma farmacologico nel reparto di chirurgia pediatrica del Monaldi».
Serve un cuore nuovo.
«E noi stiamo aspettando. Voglio ringraziare i medici che mantengono in vita il mio bambino, so che si stanno prodigando, che stanno facendo il massimo per trovare un altro cuore da trapiantare».
Non prova rancore per quello che è successo?
«Questo non è il momento del rancore, e i miei sentimenti restano in me».
Ha saputo della sospensione di due medici interessati da questa triste vicenda? Se la sente di commentare questa decisione?
«No, come ho detto già su questo non ho niente da dire. Per me la priorità è la salvezza di mio figlio e niente altro».
Lei ha altri due bambini. Hanno mai avuto problemi cardiaci?
«No. Tommaso è il terzo dei miei figli, i primi due stanno crescendo senza alcuna patologia. Cerco di restare vicina anche a loro, sono ancora piccoli».
Posso chiederle come è cominciata questa terribile storia? Quando vi siete accorti che il bimbo stava male?
«Quando aveva solo quattro mesi. I medici ci hanno spiegato che questa cardiomiopatia non si sarebbe potuta individuare nella fase della gestazione, è un male subdolo: e nel caso di mio figlio si è manifestata al quarto mese di vita».
In che modo avete scoperto la malattia?
«Un giorno il bimbo si sentì male. Piangeva, ed era il pianto di un bambino che soffre tanto: improvvisamente sbiancò, le labbra diventarono viola e capimmo che si trattava di qualcosa di molto grave. Ci precipitammo nell’ospedale del Comune in cui viviamo, e lì i medici decisero che bisognava trasferire Tommaso d’urgenza al Monaldi. Ed è lì che lo rianimarono. Il giorno dopo sarebbe arrivata la notizia che confermava, dopo gli esami diagnostici, questa grave forma di cardiomiopatia. Da quel momento la nostra vita è cambiata e continuiamo a vivere un calvario quotidiano».
Ora c’è un’inchiesta giudiziaria e un’indagine interna al Monaldi.
«Chiedo solo che si vada avanti e fino in fondo. Abbiamo diritto di sapere la verità, su tutto. Non voglio entrare nel merito di tutte le cose che sono emerse in questi ultimi giorni. Noi abbiamo presentato attraverso l’avvocato Petruzzi, che ringrazio per tutto quello che ha fatto e sta facendo, un esposto-denuncia ai carabinieri l’11 gennaio scorso. Adesso tocca a chi di dovere fare verifiche e approfondimenti: e voglio ringraziare tutti, a cominciare dai magistrati, che si stanno occupando di mio figlio. Se errore c’è stato, qualcuno ne risponderà».
Il suo avvocato, stamattina, presenterà alcune integrazioni agli inquirenti.
«Sì».
Lei sta dimostrando una immensa forza d’animo e un coraggio encomiabile. E lo sta facendo da quando Tommaso aveva quattro mesi: oggi ha due anni e tre mesi. Dove riesce a trovare tanta forza?
«Da una speranza: quella che si trovi un nuovo cuore per il mio bambino».