Salvatore Calignano caduto dal solaio: «Lesioni troppo profonde, qualcuno lo ha trascinato»
Da solo in quel posto non ci sarebbe mai arrivato. Aveva lesioni troppo profonde per percorrere quella strada, per attraversare il cancello di un cantiere e lasciarsi alle spalle il proprio luogo...
Da solo in quel posto non ci sarebbe mai arrivato. Aveva lesioni troppo profonde per percorrere quella strada, per attraversare il cancello di un cantiere e lasciarsi alle spalle il proprio luogo di lavoro. Da solo quei passi non li avrebbe mai potuti fare. Le sue condizioni fisiche glielo avrebbero impedito. Era tramortito. Quanto basta a ragionare su un’altra ipotesi: dopo essere caduto dal solaio, il carpentiere è stato trascinato all’esterno del cantiere, abbandonato in strada, in condizioni di semi incoscienza. Nessuno gli è stato vicino, silenzio a copertura di una sorta di messa in scena. Ipotesi, al momento solo ipotesi, secondo quanto emerge dall’inchiesta sulla morte di Salvatore Calignano, l’operaio trovato in condizioni disperate venerdì scorso in un cantiere di Caivano. Brutta storia, la possibile svolta arriva nel corso della autopsia disposta dal pm Sabrina Navarro, magistrato in forza alla Procura di Napoli nord, guidata dal procuratore Domenico Airoma e dal procuratore aggiuto Maria Di Mauro.
IL FASCICOLO
I segni, le tracce, le lesioni parlano chiaro, secondo il medico legale Luca Scognamiglio, nominato dall’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la famiglia dell’operaio: è stata rinvenuta una frattura allo sterno, al bacino e al polso. Si tratta di uno schiacciamento di una parte del corpo, che può essere compatibile con una caduta da otto o dieci metri. Difficile pensare che in quelle condizioni, Calignano possa aver percorso un pezzo di strada, in attesa di un soccorso. Dunque? C’è una sola alternativa possibile, almeno da un punto di vista logico: qualcuno ha spostato il cadavere. Se ne è disfatto, lo ha allontanato dalla zona del cantiere per dribblare eventuali contestazioni successive all’avvenuto incidente. Possibile? Doveroso un chiarimento: al momento si indaga per omicidio colposo e per violazioni delle norme contro gli infortuni sul lavoro, non ci sono altre ipotesi di accusa a carico dei soggetti finora sotto inchiesta. Ma è anche vero che gli accertamenti non consentono di escludere alcun filone di indagine. Al momento sono sotto accusa Antonio e Nicola Frezza, entrambi esponenti della società Frezza immobiliare (assistiti dall’avvocato Giuseppe Toraldo); ma anche Michele De Rosa, amministratore unico della Mdr costruzioni sdr (a sua volta assistito dall’avvocato Ferdinando Letizia). Per loro, c’è una possibile svolta in arrivo: il prossimo 15 ottobre, il conferimento di incarico all’interno del Tribunale di Napoli Nord, per effettuare la copia forense dei tre telefoni cellulari. Chiara la strategia investigativa: si punta ad accertare che tipo di conversazioni ci sono state prima durante e dopo l’evento di venerdì scorso. C’era un accordo per usare manodopera in nero? Dopo aver preso atto del probabile sinistro avvenuto all’interno del capannone, qualcuno ha tentato di alterare lo stato dei luoghi? Caccia a riscontri concreti, si punta a sgomberare il campo da ogni sospetto.
Salvatore Calignano morto, l'avvocato Petruzzi: lesioni compatibili con caduta da circa 8 metri
Tutti e tre gli indagati si dicono disponibili a fornire la propria collaborazione nei confronti degli inquirenti, in un’inchiesta che fa leva su una serie di punti fermi: in via Fossa del Lupo, nessuno si è fermato ad accudire un lavoratore rimasto infortunato. Sì, d’accordo, qualcuno si è limitato ad avvertire il 118, poi nessuna altra forma di collaborazione. E sono proprio i sanitari ad aver offerto sul piatto degli inquirenti un retroscena destinato a pesare nel corso dell’inchiesta. È il riferimento alle parole che sarebbero state pronunciate da Calignano, quando è stato soccorso dagli infermieri dell’ambulanza: «Sono caduto dalla scala...», avrebbe detto il 61enne prima della fine. Parole che vanno analizzate. Nella zona non c’erano scale, dunque è probabile che abbia provato a fornire delle dichiarazioni di comodo, magari nel tentativo di non sollevare l’attenzione sul cantiere in cui stava portando a termine la propria giornata lavorativa. Stando al racconto della moglie di Calignano, il 61enne era stato impiegato per un lavoro sul tetto di un capannone: dovevano apporre una guaina, in vista dell’allestimento dei pannelli solari. Dunque potrebbe essere caduto dall’alto. Poi potrebbe essere stato spostato a qualche metro di distanza dal punto della caduta.
I NODI
Ci sono anche altri punti da mettere a fuoco. Come il caso del borsello nel quale erano custodite le chiavi dell’auto e della porta di casa. Che fine hanno fatto? Possibile che nella confusione successiva all’incidente, qualcuno ha pensato di far sparire le tracce. Ipotesi e sospetti. Suggestioni da brividi che ora vanno inseriti in un preciso scenario investigativo. Oggi alle 17.30 nella chiesa di San Massimo ad Orta di Atella, i funerali dell’ultima vittima del lavoro in nero e della sicurezza fantasma.