Castellammare, primaria sotto accusa per la morte del bimbo: faro sulle fasi del parto
Il ruolo del primario di Ostetricia e Ginecologia e la ricostruzione a tavolino del parto. Sono questi i due aspetti su cui i pm della Procura di Torre Annunziata e il Gip Emanuela Cozzitorto, si...
Il ruolo del primario di Ostetricia e Ginecologia e la ricostruzione a tavolino del parto. Sono questi i due aspetti su cui i pm della Procura di Torre Annunziata e il Gip Emanuela Cozzitorto, si soffermano nell’indagine sulla morte del piccolo Salvatore Abrunzo, avvenuta il 28 marzo del 2024 per arresto cardiorespiratorio nella Tin dell’ospedale San Leonardo di Castellammare. La vicenda, che ha portato agli arresti domiciliari dell’ex primario Eutalia Esposito e alla sospensione dal servizio per dodici mesi di due ginecologi e di un’ostetrica si snoda, secondo gli inquirenti, attorno a ricostruzioni artefatte, cartelle cliniche manomesse, pressioni su colleghi e altro personale.
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Il parto
Al centro dell’inchiesta c’è il parto, avvenuto quaranta giorni prima, il 22 febbraio, nel reparto di Ginecologia e Ostetricia dello stesso ospedale. Fino a quel momento Ludovico e Rachele, i genitori del piccolo, avevano vissuto la gravidanza della donna in modo del tutto normale, aspettavano di abbracciare il loro primogenito che già pesava tre chili e mezzo. Ma quella mattina, alle 11,20, le contrazioni si interrompono. Il travaglio era iniziato alle 7. Il piccolino, è la ricostruzione degli inquirenti, presenta una distocia della spalla (l’arto è bloccato) e la primaria che prende in carico il parto prova a liberare il neonato con trazioni alla testa, praticando alla donna una episiotomia (incisione del perineo e della parete posteriore della vagina). Una manovra che dura, secondo i protagonisti, almeno sei minuti.
Questo è quanto ricostruito dai magistrati dopo due anni di indagini. Secondo gli inquirenti, i depistaggi iniziano sin da subito, quando il piccolo Salvatore non piange, non respira, e viene affidato alle cure della Terapia intensiva neonatale. Medici e ostetriche si riuniscono per concordare una linea. «Non vogliamo dire che ha pianto? Io sono arrivata quando la testa era già fuori», dice la dottoressa Esposito ai suoi colleghi presenti, tra cui Salvatore Ercolano e Filomena Romeo, e all’ostetrica Roberta Vinaccia. «È così, dobbiamo dire tutti la verità. Il bambino aveva un nodo vero (un nodo attorno al cordone), non ci sono colpevoli», dice ancora la Esposito, cugina di primo grado del boss Ferdinando Cesarano, come ricorda il gip nell’ordinanza.
La versione
La primaria, che il giudice identifica come «dispotica, manipolatrice in grado di gestire il reparto in maniera clientelare e con modalità camorristiche», prova a ottenere una versione unitaria, la stessa che verrà scritta nella relazione consegnata alla direzione sanitaria dell’ospedale che aveva chiesto chiarimenti al reparto in seguito alla denuncia presentata dai genitori del bambino. È l’11 aprile 2024, nella stanza della primaria ci sono i ginecologi coinvolti (e ora sospesi) ma anche altri medici chiamati per un consulto. Il bambino, nato con una encefalopatia tossica, non avrebbe potuto piangere alla nascita, uno dei medici lo specifica e così la versione cambia, parlano di «un vagito», un «dasping» si dirà in termine medico, di fatto il piccolo incastrato nel canale dell’utero materno ha subito uno schiacciamento della cassa toracica e la mancanza di ossigeno prolungato ha portato ai danni irreversibili.
Un ruolo chiave in questa inchiesta viene attribuito anche alla ginecologa di fiducia della partoriente, la dottoressa Filomena Romeo, che quella mattina aveva terminato il turno di notte ma non lasciò l’ospedale per le disposizioni ricevute dalla primaria, che la invitò ad effettuare un cesareo a un’altra partoriente e che poi restò al fianco della sua paziente, ovvero Rachele Commesso.
La paura
Di fatto la Romeo, avendo terminato il turno, non avrebbe potuto operare la sua paziente, e così chiamò la primaria perchè seguisse il parto. Questo è un altro aspetto su cui ci saranno più versioni. Erano le 11,20 e la situazione era già complessa. «Sono arrivata quando la testa è stata già espulsa» dirà la primaria alla collega. «Siamo per la verità», incalza Eutalia Esposito, nella riunione con i colleghi, preoccupata per l’ansia mostrata dalla Romeo quando l’inchiesta prende piede e vengono effettuati i primi interrogatori.
In verità la Romeo, secondo quanto ricostruito e ascoltato da testimoni, aveva chiesto di effettuare il cesareo alla sua paziente sin dalla mattina, richiesta respinta dalla primaria. Inizialmente la Romeo asseconda la versione concordata, anche per paura. «Ricordati la famiglia a cui lei appartiene, se faccio una cosa del genere ho perduto la pace», racconta la Romeo ad un’amica. Ma successivamente la ginecologa decide di raccontare la sua versione, quella vera, nonostante il timore reverenziale che nutre nei confronti della primaria verso la quale si sente in debito. La figura di Eutalia Esposito, due volte eletta consigliere comunale (nel 2013 e nel 2018), insomma, incute timore anche negli stessi medici.