Innovazione e nuovi mercati, le Pmi del Sud pronte alla sfida
Cosa succede se una grande università come la Federico II di Napoli e un istituto di credito di riconosciuta affidabilità come Banca Generali si mettono insieme a studiare le Pmi del...
Cosa succede se una grande università come la Federico II di Napoli e un istituto di credito di riconosciuta affidabilità come Banca Generali si mettono insieme a studiare le Pmi del Mezzogiorno? Succede che la sinergia produce non solo dati numerici, in gran parte inediti, ma soprattutto profili e potenzialità che le stesse Pmi forse ignorano persino di possedere. E soprattutto la conferma che siamo in presenza di «un sistema produttivo solido, longevo e profondamente radicato nei territori, chiamato ad affrontare sfide sempre più complesse sul fronte dell’innovazione, dell’apertura internazionale, della continuità generazionale e della sostenibilità». Che passi anche da qui la crescita economica del Sud sembra fin troppo evidente ma lo scenario illustrato ieri a Napoli dall’Osservatorio Methrica per le Pmi del Mezzogiorno, spin off della Federico II, con il sostegno di Banca Generali Private va molto oltre. Perché dall’analisi di un campione decisamente ampio, 10.893 Pmi produttive di tutto il Sud (la Campania ne rappresenta circa un terzo seguita da Puglia, con poco più del 20%, e Sicilia, con circa il 17%), emerge una pluralità di ecosistemi produttivi caratterizzati da punti di forza e da fabbisogni spesso non omogenei tra loro ma assai impegnati sui temi di sostenibilità, innovazione e internazionalizzazione, anche se criticità e incertezze non mancano.
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«Le imprese stanno facendo tanto», ribadisce Gianluigi Rippa, presidente di Methrica. E Marco Bernardi, vicedirettore generale di Banca Generali, è in perfetta sin tonia: «I primi risultati dell’Osservatorio confermano un aspetto che riscontriamo quotidianamente nel confronto con gli imprenditori: molte Pmi del Mezzogiorno hanno già avviato percorsi concreti di sostenibilità, innovazione e sviluppo, spesso con risultati significativi». Per poi incalzare: «La sfida oggi non è soltanto fare sostenibilità, ma trasformarla in un elemento strutturale della strategia aziendale, in grado di generare competitività, attrattività verso investitori e partner e nuove opportunità di crescita». Secondo Bernardi iniziative come l’Osservatorio possono fare la differenza poiché «aiutano a leggere fenomeni che spesso non emergono dai soli dati economici, valorizzando capitale umano, qualità della governance, capacità di innovare e tutti quegli asset intangibili che rappresentano sempre più il vero vantaggio competitivo delle imprese. Come Banca Generali - conclude - crediamo che il nostro ruolo sia quello di accompagnare imprenditori e famiglie imprenditoriali in una prospettiva di lungo termine».
IL REPORT
Dall’indagine emerge che la struttura dimensionale rimane fortemente caratterizzata dalla piccola impresa. Circa l’82% delle aziende del campione occupa tra 10 e 49 addetti, mentre le medie imprese sono poco meno di un quinto. Si spiega anche così perché «l’amministratore unico costituisce la configurazione largamente prevalente della governance, interessando circa il 71% delle imprese classificabili. La struttura del governo societario cambia però sensibilmente al crescere della dimensione aziendale. Nelle piccole imprese l’amministratore unico interessa circa tre casi su quattro, mentre nelle medie imprese la sua incidenza diminuisce in maniera significativa e cresce il ricorso al consiglio di amministrazione». Altro dato interessante: «La governance delle Pmi osservate presenta una forte stabilità delle figure apicali. L’età media dei vertici è prossima ai 55 anni, mentre la permanenza media nelle cariche supera i nove anni». L’altro lato della medaglia è però costituito dalla scarsa presenza delle donne: «La presenza femminile rimane ancora contenuta, attestandosi mediamente intorno al 17%, e in circa due imprese su tre non ne viene rilevata alcuna nelle posizioni considerate».
L’INNOVAZIONE
Sul fronte dell’innovazione, l’attività brevettuale interessa 830 imprese, pari al 7,6% del campione. La Campania guida con 286 imprese brevettanti, davanti a Puglia e Abruzzo, mentre quest’ultima si distingue per la maggiore intensità relativa. «Le dinamiche innovative risultano concentrate nelle filiere tecnologiche e manifatturiere avanzate» come meccanica, elettronica, life sciences. «L’internazionalizzazione, misurata attraverso la presenza di partecipate estere, ovvero con sedi al di fuori del territorio nazionale, coinvolge invece 281 imprese (2,6% del campione)». «Il fenomeno – spiega Giovanni Landi, Ceo di Methrica – risulta più frequente nelle aziende di dimensioni maggiori e mostra una forte correlazione con l’innovazione: oltre un terzo delle imprese con presenza internazionale dispone anche di attività brevettuale».
Di particolare rilievo anche il tema della continuità generazionale. Il 68% delle imprese presenta una composizione del vertice aziendale con una co-presenza di almeno un componente under 40 oltre a un componente over 60, suggerendo una necessità di gestione di un passaggio generazionale, e affiancamento tra generazioni diverse. Il fenomeno emerge con maggiore evidenza nelle filiere agricole e agroalimentari, dove il radicamento territoriale e la dimensione familiare mantengono un ruolo centrale.