Chiara Jaconis uccisa dalla statuetta, i genitori dell?indagato: «Estranei alle accuse»
Conservano una memoria cristallina di quella domenica pomeriggio. Sostengono di aver trascorso le ore successive al pranzo a guardare la televisione, tutti insieme, in famiglia. Hanno inoltre...
Conservano una memoria cristallina di quella domenica pomeriggio. Sostengono di aver trascorso le ore successive al pranzo a guardare la televisione, tutti insieme, in famiglia. Hanno inoltre spiegato di aver mantenuto il balcone chiuso, con tanto di poltrona posta dinanzi alla finestra e aria condizionata accesa, come capita spesso nei giorni di fine estate. Poi hanno aggiunto e confermato un altro dato: non abbiamo mai perso di vista i nostri figli - è la sintesi - erano lì davanti a noi, nessuno ha mai abbandonato il salotto. Né è immaginabile che uno dei due figli si sia affacciato al balcone, dopo aver superato la poltrona che ostacolava l’accesso alle finestre serrate. E non è finita. C’è spazio anche per una sorta di colpo a sorpresa: una perizia balistica di parte per sostenere l’impossibilità che un oggetto lanciato (o lasciato cadere) dal proprio balcone, possa essere rimbalzato (scheggiandosi) al piano inferiore, per poi colpire e uccidere una passante che percorreva la strada in basso.
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Faccia a faccia
Sono questi i punti su cui fa leva la versione difensiva di una coppia di coniugi, genitori del bambino ritenuto responsabile di aver provocato la morte di Chiara Jaconis, la trentenne padovana uccisa da un oggetto contundente mentre passeggiava assieme al fidanzato ai Quartieri Spagnoli. Un caso doloroso, che attende risposte sotto il profilo giudiziario. Due giorni fa, un passaggio atteso da tempo: sono stati interrogati due professionisti napoletani, ritenuti responsabili di non aver vigilato sui propri figli, uno dei quali era under 14, quindi non imputabile all’epoca dei fatti, considerato responsabile della caduta dell’oggetto killer. I coniugi hanno portato sul tavolo dei pm il contenuto delle loro conclusioni difensive. Inchiesta condotta dai pm Raffaele Barela e Ciro Capasso, lunedì mattina in Procura. Istruttoria complessa, accanto ai due coniugi, il penalista napoletano Carlo Bianco, l’interrogatorio va avanti per tre ore di fila. I due coniugi sono stati raggiunti da un avviso di chiusa inchiesta, quanto basta a sostenere una versione uguale e contraria a quella dei pm di Napoli. In sintesi, per i due indagati la responsabilità della morte di Chiara va ricercata altrove. Non è in quella casa. Non nella loro famiglia. Ma proviamo a riavvolgere il nastro.
Il retroscena
Sono trascorse le tre del pomeriggio del 15 settembre del 2024, quiete estiva anche in una zona brulicante di vita come i Quartieri Spagnoli. Quiete infranta dalle urla del fidanzato di Chiara, colpita mentre passeggiava in via Santa Teresella agli Spagnoli. C’è un primo elemento di novità su cui oggi insistono gli inquirenti: gli oggetti caduti nel vuoto sono due e non uno. Entrambi riproducono figure stilizzate dell’antico Egitto, vale a dire un volto antropomorfo e la riproduzione della statua della Dea Nefertiti.
Gli indizi
Scrivono gli inquirenti: oggetti che cadono, scheggiano la ringhiera al piano di sotto, infine cadono in basso. Uno dei due raggiunge Chiara. A questo punto conviene ritornare alle indagini condotte dal pm per i minori Nicola Ciccarelli, magistrato in forza all’ufficio inquirente coordinato dalla procuratrice Patrizia Imperato: l’attenzione è infatti caduta su uno studente che, all’epoca dei fatti, non era ancora 14enne, quindi non processabile. Agli atti di questa inchiesta spuntano anche dei messaggi whatsapp, che attesterebbero una certa preoccupazione da parte della madre del piccolo per un episodio che risale a un anno prima della morte di Chiara. Preoccupazione per il lancio di un oggetto dall’alto verso il basso. Poi agli atti finisce un capitolo legato all’arredamento domestico della famiglia finita sotto i riflettori, con diversi oggetti etnici alle pareti o sui mobili, frutto di viaggi esotici fatti gli anni precedenti.
Non c’è prova che quei due oggetti siano stati acquistati o posseduti dai coniugi indagati, che hanno per altro sostenuto di non riconoscere quelle statuine. Indizi, nulla più. Che attendono anche una risposta di natura tecnica, a proposito della traiettoria degli oggetti riscontrati in quella maledetta domenica pomeriggio. Agli atti finora c’è una perizia balistica di parte che scagiona i due coniugi: possibile che anche i pm disporranno una verifica tecnica da inserire nel fascicolo.