Papa Leone: «Ho un nodulo al polmone, mi opero». Scoperto quasi per caso dopo il viaggio in Francia
Il sorriso è quello di sempre, dolce, rassicurante, quasi imperturbabile. Nulla, nei gesti o nella voce di Leone XIV, lascia presagire l'annuncio che di lì a poco avrebbe gelato...
Il sorriso è quello di sempre, dolce, rassicurante, quasi imperturbabile. Nulla, nei gesti o nella voce di Leone XIV, lascia presagire l'annuncio che di lì a poco avrebbe gelato piazza San Pietro, affollata di fedeli in una domenica di ottobre dal sole ancora estivo. Bandiere, striscioni, gruppi di pellegrini festanti, molti americani e sudamericani: tutto sembra scorrere secondo il consueto rituale dell'Angelus, fino a quando il Papa, con la stessa serenità con cui ha appena salutato i presenti, rivela di avere un nodulo al polmone e di doversi sottoporre a un intervento chirurgico. È il primo vero choc collettivo del pontificato di Robert Francis Prevost. Nell'immaginario dei fedeli, la malattia del Papa, i ricoveri e i bollettini medici sembravano ormai appartenere al passato, agli ultimi anni di Francesco. Improvvisamente, quell'ombra torna ad allungarsi sulla piazza.
«Di recente, durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone. È stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato». Una breve pausa, poi la notizia che nessuno si aspetta: «I medici ritengono opportuno intervenire e allora, seguendo i loro consigli, ho deciso di operarmi per toglierlo».
L'atmosfera
Per qualche istante l'atmosfera cambia. L'allegria lascia spazio allo stupore, mentre tra i gruppi di pellegrini si cerca di capire la portata dell'annuncio. Alcuni stranieri, che non hanno colto immediatamente il significato delle parole pronunciate in italiano, chiedono spiegazioni. Altri guardano ancora verso la finestra, quasi cercando nel volto del Pontefice un segnale che possa tranquillizzare. Leone XIV non cambia espressione, ringrazia per la vicinanza, chiede preghiere e conclude con il consueto augurio: «Buona domenica!». Un ultimo saluto con la mano, poi si ritira, lasciando la piazza ancora incredula.
In pochi minuti torna a circolare una parola che negli ultimi anni del pontificato di Francesco era diventata familiare: Gemelli. Il Policlinico romano, ribattezzato da Giovanni Paolo II «Vaticano III» per i suoi frequenti ricoveri, è ora destinato ad accogliere anche Leone XIV. Una circostanza che riporta alla memoria le lunghe degenze di Bergoglio, soprattutto l'ultima, quando le sue condizioni di salute avevano tenuto il mondo con il fiato sospeso.
La spiegazione
A chiarire i primi dettagli è successivamente la Sala Stampa della Santa Sede. L'intervento, si precisa, è previsto «per i primi giorni della prossima settimana», mentre «il tempo previsto per il ricovero post operatorio è di circa una settimana». Nessuna indicazione definitiva sulla data, anche se l'operazione potrebbe essere effettuata già nelle prossime ore. Il contrasto di quell'annuncio con l'immagine pubblica di Prevost che il mondo conosce è evidente. Nato a Chicago il 14 settembre 1955, il primo Papa americano ha compiuto 71 anni da meno di un mese, e ha sempre mostrato una vitalità invidiabile. Sportivo, appassionato di tennis e nuoto, da cardinale frequentava regolarmente una palestra e ancora oggi quando può si allena ma nel Palazzo Apostolico. Negli ultimi mesi, del resto, nulla aveva fatto sospettare problemi di salute che gli sono stati diagnosticati dopo il viaggio in Francia. Durante quella visita Leone XIV ha sostenuto un programma assai intenso, salendo e scendendo le scalette degli aerei con passo sicuro, senza mostrare affanno. E a Lampedusa, lo scorso luglio, aveva offerto una dimostrazione quasi sorprendente della propria agilità. Davanti alla Porta d'Europa di Mimmo Paladino, affacciata sul Mediterraneo, aveva affrontato il terreno accidentato della scogliera, passando con disinvoltura da una roccia all'altra, mentre il segretario lo seguiva a distanza cercando di trattenere la mantellina bianca sollevata dalle forti raffiche di vento.
Anche le vacanze estive a Castel Gandolfo erano trascorse tra nuotate in piscina e partite a tennis. A raccontarlo era stato il fratello Luis, che aveva condiviso con lui alcuni giorni di riposo. Un'immagine di normalità e vigore che rende ancora più sorprendente la notizia dell'intervento. Eppure Leone XIV ha voluto evitare qualsiasi drammatizzazione. Non ha parlato di tumore benigno, limitandosi a descrivere un nodulo in fase iniziale per il quale i medici hanno consigliato l'asportazione.
Gli accertamenti
La natura della formazione non è stata precisata e soltanto ulteriori accertamenti potranno chiarirla. La serenità mostrata dal Papa, dunque, rappresenta un elemento rassicurante sul piano umano, ma non può sostituire le valutazioni cliniche. Durante i saluti aveva anche confermato il viaggio di novembre in Perù, Paese al quale è profondamente legato e che considera la sua seconda patria. Una prospettiva accolta con entusiasmo dai peruviani presenti in piazza e interpretata come un segnale di fiducia nella possibilità di riprendere rapidamente gli impegni.
Intanto, appena diffusa la notizia, sono cominciati ad arrivare i messaggi di solidarietà. Tra i primi quello dei vescovi americani che hanno invitato i fedeli a pregare anche per i chirurghi. «Possa la loro mano essere guidata dal medico divino Gesù Cristo». Un appello condiviso anche dal cardinale Raymond Leo Burke, esponente dell'ala conservatrice della Chiesa americana. Dalle istituzioni italiane sono arrivati messaggi altrettanto calorosi. Il presidente Sergio Mattarella ha rivolto a Leone XIV un «affettuoso pensiero» da parte di «innumerevoli persone, in Italia come da ogni parte del mondo, siano essi credenti o non credenti». La premier, Giorgia Meloni si è detta rincuorata dalla «serenità e tranquillità» con cui il Pontefice ha comunicato la notizia al mondo.
È proprio questa serenità a restare impressa nella memoria di una domenica destinata a segnare il pontificato.