Castellammare, Greta morta con la bimba in grembo in ospedale, per i medici avvisi pronti
Il Mattino

Castellammare, Greta morta con la bimba in grembo in ospedale, per i medici avvisi pronti

Martedì 13 ottobre 2026
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Medici sotto torchio per stabilire cosa sia accaduto a Greta Astarita e al piccolo Nicolò nelle ultime ore delle loro vite. Una possibile trombosi, indicata dal direttore Luigi Stella...

Medici sotto torchio per stabilire cosa sia accaduto a Greta Astarita e al piccolo Nicolò nelle ultime ore delle loro vite. Una possibile trombosi, indicata dal direttore Luigi Stella Alfano come un’ipotesi plausibile, forse la più verosimile, potrebbe essere all’origine della tragedia che ha spezzato due vite nel giro di poche ore. Ma, al momento, non ci sono certezze sulle cause dei decessi. Saranno gli accertamenti medico-legali a dover chiarire se si sia trattato di una tragica fatalità o se vi siano eventuali responsabilità da approfondire. Intanto, sui social continuano a moltiplicarsi i messaggi di cordoglio per Greta, 33 anni, insegnante di pilates originaria di Piano di Sorrento, e per la sua famiglia, travolta da un dolore difficile persino da immaginare. Prima la perdita del bambino tanto atteso, al settimo mese di gravidanza, poi la morte della giovane mamma, ricoverata in condizioni disperate all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. Un dolore che nessun genitore dovrebbe conoscere: quello di vedere la vita della propria figlia spezzarsi senza poter fare nulla per impedirlo.

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Le verifiche

Mentre la comunità si stringe attorno ai familiari, all’interno dell’ospedale stabiese sono cominciate le verifiche per ricostruire nel dettaglio quanto accaduto tra venerdì e sabato scorsi. Ieri sono partiti gli audit interni, che continueranno anche oggi. Almeno dieci i sanitari da ascoltare, alternatisi nell’assistenza a Greta.

L’obiettivo è esaminare ogni passaggio, dalle prime valutazioni cliniche fino alla drammatica emergenza che ha portato al secondo accesso in ospedale. A confermare l’avvio delle verifiche è stato Luigi Stella Alfano, che ha sottolineato la necessità di procedere con la massima riservatezza. Per ciascun operatore si cercherà di comprendere quali attività siano state svolte, quali decisioni siano state assunte e se vi fossero ulteriori interventi possibili o necessari. «Se dovesse emergere qualche cosa, non abbiamo alcun problema ad andare avanti. Dobbiamo scoprire la verità», ha dichiarato il direttore, spiegando che le prime valutazioni sarebbero state orientate anche a eventuali provvedimenti da sottoporre alla direzione strategica.

Le ipotesi 

La trombosi resta, dunque, una delle ipotesi da verificare. Non una causa accertata, ma una possibilità che dovrà essere confrontata con gli esiti degli esami, la documentazione sanitaria e le risultanze medico-legali. Parallelamente procede l’inchiesta della Procura di Torre Annunziata, guidata dal procuratore capo Nunzio Fragliasso. Il fascicolo è stato aperto a carico di ignoti per duplice omicidio colposo nell’ambito di una possibile responsabilità sanitaria. Al momento non è dato sapere se e quante persone siano state iscritte nel registro degli indagati.

Le salme di Greta e del piccolo Nicolò sono state sequestrate e messe a disposizione dell’autorità giudiziaria. Non è stata ancora fissata la data delle autopsie, esami fondamentali per chiarire le cause dei due decessi e ricostruire le ultime ore di vita della madre e del bambino.

Gli investigatori dovranno approfondire anche il primo accesso in ospedale, quando Greta si era presentata per un dolore all’inguine, gli accertamenti effettuati e le circostanze delle dimissioni. Circa due ore dopo il ritorno a casa, la donna avrebbe accusato un malore improvviso, perdendo conoscenza davanti ai familiari. La corsa in ambulanza al San Leonardo non è bastata a salvare né lei né il piccolo. In queste ore i familiari hanno affidato all’avvocato Ivan Giannino una nota per chiedere il rispetto della propria riservatezza. Nessuna dichiarazione, nessuna intervista: la richiesta è quella di poter affrontare il lutto lontano da pressioni mediatiche e ricostruzioni premature, riponendo fiducia nella magistratura e nelle forze dell’ordine. Una richiesta che accompagna una tragedia ancora tutta da chiarire. Perché dietro gli audit, gli atti giudiziari e gli accertamenti clinici ci sono una madre che non tornerà a casa e un bambino che non potrà mai conoscere il mondo che lo aspettava.

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