Ormeggi abusivi a Napoli Mergellina, sequestrate boe illegali: indagato il figlio di Rita De Crescenzo
Il Mattino

Ormeggi abusivi a Napoli Mergellina, sequestrate boe illegali: indagato il figlio di Rita De Crescenzo

Martedì 13 ottobre 2026
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Il mare di Mergellina ridotto a un parcheggio privato. Una sorta di fortino di boe e natanti gestito senza titoli, in una sorta di regime monopolistico, calpestando le regole della navigazione e...

Il mare di Mergellina ridotto a un parcheggio privato. Una sorta di fortino di boe e natanti gestito senza titoli, in una sorta di regime monopolistico, calpestando le regole della navigazione e trasformando uno specchio d’acqua di tutti in un affare d’oro per pochi. L’ultima inchiesta della Procura di Napoli, coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, squarcia il velo sul business degli ormeggi abusivi tra il Borgo Marinari e la cartolina da sogno del lungomare. E nel registro degli indagati, tra le quattro persone colpite dal decreto di sequestro preventivo eseguito ieri dalla guardia costiera, fa capolino un nome che fa scattare l’allarme nei vicoli e sui social: c’è anche il figlio di Rita De Crescenzo, la celebre influencer trash in passato accostata agli ambienti della mala del Pallonetto di Santa Lucia e già travolta da vicende giudiziarie legate al commercio di stupefacenti.

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BUSINESS DELLE BOE

Un cognome, quello dei De Crescenzo, che si muove ancora una volta sul filo sottile delle inchieste giudiziarie, scivolando paradossalmente da una sponda all’altra del codice penale. Proprio in questi giorni, infatti, approda - è il caso di dirlo - al giro di boa l’iter processuale in cui la stessa tiktoker compare invece come persona offesa. È il procedimento scaturito dal blitz con cui, nell’ottobre di due anni fa, la Squadra mobile di Napoli aveva azzerato il vertice del principale clan della Torretta di Chiaia, quello che farebbe capo alla famiglia Piccirillo. La Dda, con il sostituto procuratore Mariangela Magariello, ha invocato condanne pesantissime: dodici anni di reclusione per il boss Rosario Piccirillo “il biondo” e sei anni per il figlio Antonio, quest’ultimo attualmente ristretto agli arresti domiciliari a Milano. Un blocco familiare difeso dall’avvocato Fabio Segreti, che nelle prossime udienze punterà a dimostrare l’estraneità alle accuse di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. In quel processo, Rita De Crescenzo e suo marito finirono infatti nel mirino della cosca, gruppo satellite dell’Alleanza di Secondigliano, proprio perché taglieggiati nell’ambito della gestione degli ormeggi a Mergellina. Adesso, ironia feroce della cronaca napoletana, un ramo della famiglia De Crescenzo si ritrova sotto la lente della Procura per la presunta gestione illecita di quegli stessi specchi d’acqua, che sarebbero stati occupati abusivamente.

IL NUOVO FILONE

Non è la prima volta che gli affari sommersi legati al comparto della navigazione da diporto nel Golfo finiscono sotto i riflettori della magistratura e la nuova indagine sembra fotografare ancora una volta una filiera del tutto estranea al perimetro della legalità. Sotto sequestro finiscono così sei mezzi navali, tra imbarcazioni e gommoni destinati al noleggio e ai trasferimenti veloci tra terra e mare. Ai quattro indagati, tra cui il figlio di De Crescenzo, la Procura contesta l’occupazione abusiva e continuativa del demanio marittimo: uno specchio d’acqua sottratto alla pubblica utilità e adibito all’ormeggio e alla locazione di natanti a fini di lucro. A pesare come macigni sono anche le violazioni sulla sicurezza della navigazione. Le imbarcazioni sarebbero state lasciate costantemente alla deriva oppure ormeggiate di notte in totale assenza di sistemi di segnalazione luminosi o visivi. Una condotta scellerata che, rilevano gli inquirenti, ha generato un concreto pericolo di collisioni, bloccando persino la regolarità dei servizi pubblici di linea commerciale. Un sistema a tinte fosche che ora, tra sequestri e avvisi di garanzia, torna nuovamente a scricchiolare.

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