«Precariato e costi alti», la protesta degli studenti: liceali sul piede di guerra al Genovesi e al Sannazaro
Se l?autunno studentesco in Francia è rovente, in Italia comincia a scaldarsi. A Napoli però è ancora tiepido: sono cinque i licei napoletani occupati. Nei giorni scorsi...
Se l’autunno studentesco in Francia è rovente, in Italia comincia a scaldarsi. A Napoli però è ancora tiepido: sono cinque i licei napoletani occupati. Nei giorni scorsi era toccato al Tito Lucrezio Caro, il cosiddetto Settimo, in via Manzoni, e ieri in sequenza è toccato ai licei Umberto I e Mercalli a Chiaia, Sannazaro al Vomero, e Genovesi in piazza del Gesù, dove ci sono stati momenti di tensione tra i ragazzi e il dirigente scolastico, Vittorio Delle Donne. Il numero degli istituti occupati però è destinato ad aumentare, poiché nella maggior parte degli istituti si stanno rinnovando i rappresentati, e gli studenti non hanno ancora potuto coordinare l’occupazione. Nei prossimi giorni quindi potrebbe esserci un picco, e agli storici licei di Napoli se ne aggiungeranno sicuramente altri. Le motivazioni delle occupazioni vertono principalmente su due fronti: sono contro il nuovo decreto scuola e contro la costruzione del nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) di Castel Volturno. Non mancano dissensi sullo stato dell’edilizia scolastica e il precariato dei docenti.
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I motivi
Al liceo Umberto I, Genovesi e Mercalli, gli studenti hanno diffuso un lungo comunicato. I primi indicano anche problemi interni: il bagno maschile del secondo piano senza porte integre, l’assenza da un anno di un vero intervallo, con classi confinate in aula per cinque, sei o sette ore, e la soppressione della settimana dello studente, un momento di confronto e condivisione. Inoltre, smentiscono presunte aggressioni avvenute prima dell’occupazione: «Nessuno degli studenti ha varcato la soglia della scuola con il volo coperto e nessuno ha aggredito o spinto il personale Ata».
Poi allargano lo sguardo alle riforme del ministro Giuseppe Valditara, al definanziamento della scuola pubblica, al precariato, ai libri di testo che avrebbero raggiunto cifre astronomiche e alle «classi pollaio», fino alla spesa militare, «con altri 23 miliardi previsti nel prossimo triennio». Mettono in conto le critiche: «Molti ci accuseranno di star semplicemente prendendo la palla al balzo per fare caos e saltare scuola», scrivono, replicando di voler creare momenti di formazione che durante le lezioni non sarebbero concessi.
Ampio spazio dedicato al disegno di legge in esame. Vi ravvisano «la netta incapacità dell’Esecutivo di affrontare le vere cause dei problemi» della scuola e «una logica populista e punitiva». Richiamano l’articolo 3 della Costituzione e giudicano «discriminatori» i requisiti di due anni di primaria o tre di secondaria in Italia, che penalizzerebbero gli studenti di origine migratoria, così come la norma dell’articolo 4 sulle studentesse che indossano hijab e burqa.
Le reazioni
In tutti i licei, le reazioni delle dirigenze sono state immediate. Al Mercalli, la dirigente Daniela Paparella ha comunicato lo stato di occupazione e l’impossibilità di garantire le attività didattiche e amministrative. Il documento è stato inviato a famiglie, personale, Questura, Prefettura, Ufficio scolastico regionale e Città Metropolitana. Dopo l’arrivo della Digos, gli studenti hanno instaurato un dialogo costruttivo con le forze dell’ordine e proseguito l’occupazione. La dirigente ha deciso che le lezioni proseguiranno nella sede succursale, con rotazioni delle classi. Al Sannazaro una nota similare è stata firmata dal dirigente Riccardo Güll che però ha segnalato che l’istituto è occupato da studenti e «altre persone non identificate» che impediscono l’accesso al personale: affermazione respinta dagli studenti. Al Genovesi, invece, tensioni all’uscita dalla scuola del dirigente Delle Donne (visibili in un video pubblicato dal collettivo Genovesi), che ha inviato ai genitori di una studentessa una lettera parlando di «episodio di occupazione violenta» che l’avrebbe vista protagonista, invitando a «vigilare sul comportamento della propria figlia», paventando «possibili responsabilità di natura penale, civile e disciplinare».
Il calendario della mobilitazione è già fissato. Il 24 ottobre molti studenti parteciperanno alla protesta No Cpr a Castel Volturno. Il 20 novembre sarà la volta dell’International Youth Strike, promosso da Rete della Conoscenza, Link e Unione degli Studenti con lo slogan “Fight for our future, not their wars!”.