Mariano Rigillo riceve la medaglia della città di Napoli, il mattatore: «Se non recito che cosa faccio?»
«Lo confesso: speravo che il Comune, prima o poi, si ricordasse di me. Questo riconoscimento mi nobilita, prova che ho fatto qualcosa per questa città». Lo chiamano maestro. Lo...
«Lo confesso: speravo che il Comune, prima o poi, si ricordasse di me. Questo riconoscimento mi nobilita, prova che ho fatto qualcosa per questa città». Lo chiamano maestro. Lo bersagliano con i flash. Lo abbracciano. Chiedono selfie. La sala della giunta, a Palazzo San Giacomo, è affollata. Tutti si stringono intorno a lui, Mariano Rigillo, decano della scena e del set, classe 1939, attore, doppiatore, regista, allievo di Orazio Costa e Sergio Tofano, una cinquantina di film all’attivo, e altrettanti titoli per la tv; ma, soprattutto, interprete duttile e profondo della tradizione teatrale napoletana.
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L’atmosfera è di festa e commozione quando il sindaco Manfredi affida alle sue mani la targa con la medaglia della città di Napoli. Applausi e standing ovation. Tutti in piedi per lui, che estrae il fazzoletto e si asciuga una lacrima. Il gesto non gli è usuale, ma l’emozione si fa più forte dell’autocontrollo.
A inizio cerimonia, su grande schermo passano le immagini di «De Pretore Vincenzo», il poemetto che recitò in Senato, durante la commemorazione ufficiale di Eduardo, il 31 ottobre 2014. Quindi, Giulio Baffi e Alberto Castellano, critici rispettivamente di teatro e di cinema, ricompongono brevemente il suo percorso artistico. Il sindaco gli rivolge un elogio significativo: «Da spettatore ammiro Mariano per la capacità di declinare profondamente la tradizione artistica di Napoli, unica al mondo, perché ricca e stratificata, in grado di fondere cultura popolare e d’élite nella città che penso sia la più ricca al mondo per numero di teatri. Mariano è parte cruciale del nostro patrimonio». Quindi, evoca il suo storico «Masaniello» («spero riusciremo a replicarlo nel luogo della Storia, Piazza Mercato»); per giungere, infine, alla sua interpretazione di Eduardo De Filippo nel film «La salita», esordio di Massimiliano Gallo nella regia. «Oggi questa medaglia va a un napoletano nel mondo e, di fatto, celebra anche la grandezza di quel teatro che è anima della città».
L’Enrico IV di Pirandello, il Galileo di Brecht, il Misantropo di Molière, l’Agamennone di Eschilo, l’«Historie du soldat» di Stravinsky e De Simone, Edipo a Colono di Sofocle, la Maria Callàs di Patroni Griffi, il maestro che gli permise di scoprire Viviani e di poter firmare, dopo, le regie di «Zingari» e «’E piscature»: un solo volto per tanti volti diversi. «Non preferisco nessuno, perché noi siamo la somma di tutte le emozioni che ci donano i personaggi cui diamo voce e carne. Non sapevo cosa fare da grande e scelsi un lavoro che mi avrebbe consentito di moltiplicarmi».
La mattinata si conclude nel segno della poesia. Agli astanti - mondo del teatro, amici, parenti, appassionati - Rigillo recita, a memoria, i versi del «Congedo del viaggiatore cerimonioso» di Caproni. È un commiato che, grazie a lui, si fa universale. E ha il sapore dell’addio. Mariano, continuerà a recitare? «Se avrò forza e vita, in aprile porterò all’Argentina di Roma l’ultimo mio spettacolo, un ritratto di quel grande poeta che fu Ezra Pound. Poi... vedremo, ma... se io non recito, che faccio?».