Ilaria Salis, annullata la condanna nella causa con gli ex collaboratori: «Riconosciute le mie ragioni»
Il Mattino

Ilaria Salis, annullata la condanna nella causa con gli ex collaboratori: «Riconosciute le mie ragioni»

Martedì 13 ottobre 2026
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La Corte d'Appello di Milano, sezione lavoro, ha dichiarato la nullità del provvedimento di primo grado che, per un difetto di instaurazione del contraddittorio, ha portato alla...

La Corte d'Appello di Milano, sezione lavoro, ha dichiarato la nullità del provvedimento di primo grado che, per un difetto di instaurazione del contraddittorio, ha portato alla condanna della parlamentare europea di Avs Ilaria Salis al pagamento del compenso mensile, oltre 300 mila euro, nei confronti di Valentina Dadda e François Gelmetti, due suoi ex assistenti licenziati, a loro dire, in modo ingiustificato. Il provvedimento è stato trasmesso alle parti poco fa. I giudici hanno accolto la richiesta degli avvocati dell'europarlamentare. Il procedimento ritorna quindi davanti al Tribunale. 

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Ilaria Salis: «Riconosciute le mie ragioni»

«Sentenza annullata, riconosciute le mie ragioni» e un emoticon con il segno di due dita alzate in segno di vittoria. Ilaria Salis, europarlamentare di Avs, usa i social per commentare la sentenza con cui i giudici della Corte d’Appello di Milano - sezione Lavoro hanno accolto la richiesta di nullità della sentenza di primo grado chiesta dai legali. Un verdetto che porta indietro le lancette della giustizia: i giudici di primo grado dovranno tornare a pronunciarsi sul licenziamento di due ex collaboratori che, lo scorso marzo, si erano visti riconoscere - all’esito di un processo in contumacia - un risarcimento complessivo di circa 300mila euro per essere stati mandati via senza giusta causa.

Cosa è successo

La Corte, presieduta da Silvia Marina Ravazzoni, nel contenzioso avviato da Valentina Dadda e François Gelmetti, ha dato ragione ai legali di Ilaria Salis, gli avvocati giuslavoristi Federico Manfredi e Chaiara Romeo. I quali, ieri durante la discussione che si è incentrata sul mancato recapito del ricorso con cui era stato avviato il contenzioso e quindi la macata conoscenza della causa di lavoro da parte dell'europarlamentare, hanno sostenuto che la notifica di un atto giuridico deve «raggiungere lo scopo». Ovvero «deve raggiungere il destinatario in modo che possa conoscere il procedimento», in modo da potervi partecipare e 'difendersi' esponendo le sue ragioni. Cosa che per la polititica non è avvenuta e solo a 'giochi fatti' 'ha scoperto di essere stata condannata. La loro tesi, che si richiama alla giusrisprudenza italiana ed europea, è stata condidivisa dai giudici che stamane hanno depositato il provvedimento con cui si «dichiara la nullità della sentenza del Tribunale» dello scorso marzo e si «rimette la causa al primo giudice». Ovvero si dovrà rifare il giudizio di primo grado.

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