Conocchia, Orientale in campo: «Pronti a chiederla al ministro, può diventare un nostro polo»
«Abbiamo bussato a infinite porte, visitato decine di edifici. Ma non siamo riusciti a trovare uno spazio adeguato alle esigenze dell?Ateneo». Roberto Tottoli, rettore...
«Abbiamo bussato a infinite porte, visitato decine di edifici. Ma non siamo riusciti a trovare uno spazio adeguato alle esigenze dell’Ateneo». Roberto Tottoli, rettore dell’Università di Napoli l’Orientale, si prepara a passare il testimone a Maria Laudando, che entrerà in carica a novembre, lasciando sul tavolo una questione rimasta irrisolta durante il suo mandato: la mancanza di spazi per la didattica e la ricerca. Ora, però, si apre una possibilità. L’ex Conocchia, edificio sul quale il ministero della Cultura ha esercitato un’opzione, potrebbediventare il luogo di un nuovo campus universitario nel cuore della Sanità, il quartiere dove l’Orientale nacque quasi tre secoli fa.
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La proposta
L’idea è dello stesso Tottoli che si è confrontato con la futura rettrice. L’intenzione è chiedere al ministero di destinare all’Orientale l’edificio e gli spazi antistanti la sede principale. Non c’è ancora una richiesta formalizzata, né un accordo con il dicastero. «Abbiamo letto la notizia sul Mattino. È un’idea che lanciamo e ci sarà tempo e modo di capire se si creeranno le condizioni», spiega Tottoli. La prospettiva, tuttavia, è concreta: «Risorse e riserve per ristrutturare le abbiamo. E avendo un’estrema necessità di nuovi spazi, perché non candidarsi all’eventualità di un recupero multifunzionale?».
Il progetto va oltre il trasferimento di uffici e aule nei luoghi dove Matteo Ripa aprì sulla collina del rione Sanità la prima scuola orientalistica del continente, accogliendo futuri interpreti, missionari, mediatori culturali che sarebbero poi andati in Cina. L’ipotesi è realizzare un campus a vocazione internazionale, capace di riunire attività oggi distribuite nelle diverse sedi e di restituire alla città una parte del patrimonio culturale dell’università. «Ci permetterebbe di ridistribuire gli spazi dell’Ateneo, dedicare un palazzo alle biblioteche e creare quello che abbiamo definito un centro delle culture del mondo», racconta il rettore. «Un luogo - aggiunge - in cui raccogliere collezioni librarie e museali, espressione della specializzazione dell’Orientale soprattutto negli studi sull’Asia e sull’Africa, ma anche sulle altre aree del pianeta».
L’idea di concentrare le collezioni in un unico polo non nasce oggi. «È un progetto che abbiamo affinato cinque o sei anni fa, nella speranza di trovare un palazzo. Purtroppo non ci siamo riusciti». Una struttura di grandi dimensioni consentirebbe inoltre di ampliare gli spazi dipartimentali e valutare la presenza di studentati. Ma la proposta avanzata con Laudando attribuisce al campus anche una funzione sociale. Accanto a didattica e ricerca, l’Ateneo immagina ambienti accessibili al quartiere, dalla ludoteca agli impianti sportivi, con il coinvolgimento di associazioni impegnate in attività culturali e sociali. «Sarebbe un polo al servizio della città, nel centro del Mediterraneo, con le competenze dell’Orientale».
Per sostenere l’intervento, Tottoli assicura che l’Orientale è pronta a impiegare parte delle proprie riserve e a liberare le risorse attualmente accantonate per l’acquisto di immobili. L’obiettivo è rendere possibile la progettazione e avviare i primi bandi senza attendere ulteriormente. La scadenza indicata è il 2032, anno in cui l’Orientale celebrerà trecento anni dalla fondazione. «Il nostro obiettivo - ammette - è inaugurare il campus proprio allora, nel trecentesimo anniversario della nascita. La storia del nostro Ateneo è iniziata alla Sanità. Vogliamo tornare dove tutto ha avuto inizio».
L'aula Viganoni
Ci sono anche altre novità che riguardo l'Orientale, come l’apertura di uno shop a Palazzo del Mediterraneo dove gli studenti potranno acquistare il merchandising dell’Ateneo. E poi l’inaugurazione dellasala conferenze a Palazzo Du Mesnil intitolata alla ex rettrice, Lidia Viganoni, «una figura che ha segnato la storia dell’Ateneo e che ci manca molto».
Il bilancio che traccia dei sei anni alla guida dell’Orientale è «moderatamente positivo, soddisfacente». Tottoli rivendica l’incremento del personale docente e amministrativo, il rafforzamento delle convenzioni internazionali, l’introduzione di curricula in inglese e una presenza più incisiva dell’Ateneo nei tavoli cittadini. «Avrei voluto fare ancora di più», ammette. L’Orientale, assicura, è in buona salute, ma dovrà misurarsi con una fase finanziaria complessa, segnata dalla fine del Pnrr e dall’aumento dei costi.
Il passaggio di consegne, intanto, è vissuto senza rimpianti. «Mi è tornata voglia di leggere e studiare. Durante questi sei anni alcune attività di ricerca sono rimaste da parte e non vedo l’ora di avere più tempo». Intanto, oggi inizierà la seconda edizione della Peace School Mario Paciolla, mentre lunedì inaugurerà l’anno accademico 2026/27. L’ultimo da rettore.