La strategia del branco che ha aggredito l'uomo in piazza Vanvitelli: via le tracce dai social dopo la rissa
C?è chi prova a cancellare messaggi e post compromettenti, chi invece tenta di inabissarsi. Strategie puerili, quelle del branco del Vomero. Poche ore dopo il clamore mediatico...
C’è chi prova a cancellare messaggi e post compromettenti, chi invece tenta di inabissarsi. Strategie puerili, quelle del branco del Vomero. Poche ore dopo il clamore mediatico suscitato dal pestaggio di piazza Vanvitelli, basta dare un occhio ai profili social e alla messaggistica istantanea dei principali protagonisti di questa storia: c’è chi prova a rimuovere parole e post dai propri canali social o dalla messaggistica istantanea. Riflessi condizionati, specie di fronte al rischio di ritrovarsi al centro di una indagine penale. La storia è nota: sono otto i ragazzini identificati per il pestaggio avvenuto la notte tra sabato e domenica scorsa al Vomero. Sei maschi e due ragazzine. Fermiamoci a queste ultime due, sulla scorta delle indagini dei carabinieri: sono della zona di Capodimonte, vengono spesso al Vomero e hanno agito da bulle. In che senso? Tutto ha avuto inizio dai social. Pensate, le due signorine si sono indispettite dopo aver notato che un ragazzo aveva salutato una ragazzina di appena 16 anni. È il prequel della rissa avvenuta al Vomero lo scorso week end. Sabato notte dunque: in via Solimena, le due minorenni provenienti dal Capodimonte si scagliano contro la ragazza di 16 anni ritenuta responsabile di aver ricevuto un messaggio da parte di un amico comune. La sedicenne si difende, anche grazie all’aiuto della sorella, fino a quando non sopraggiunge un altro aggressore. In via Solimena arriva il boxer.
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Il boxer
È un minorenne, un tesserato in una scuola di boxe. Fa attività agonistica, è seguito da istruttori, incrocia i guantoni in modo regolare, rispettando le regole del gioco. Eppure sembra aver appreso poco della cosiddetta noble art. Sabato notte picchia duro contro la ragazzina di 16 anni, che aveva già avuto la peggio per mano delle due signorine di Capodimonte. Brutta scena davvero. Pari a quella che accade pochi minuti dopo. Questa volta il boxer non è solo. Affronta il padre della ragazzina che ha malmenato e non fa passi indietro. Probabile che l’uomo abbia sferrato uno schiaffo al minore responsabile di aver picchiato la figlia, il resto viene raccontato dai video. Attorno al boxer ci sono almeno cinque soggetti, che prendono a calci e pugni il cinquantenne, che viene investito dalle ruote di un mezzo dell’Asia. Momenti drammatici che finiscono poche ore dopo al centro della cronaca e dell’attenzione mediatica. A diffondere il video del pestaggio di piazza Vanvitelli è il parlamentare Francesco Borrelli (Avs), mentre la storia del padre picchiato dal branco per aver difeso le figlie fa il giro dei telegiornali. Non è finita. Stando a quanto emerge dalla denuncia della moglie della vittima del pestaggio, dopo schiaffi e pugni sarebbe arrivata una sorta di coda velenosa. Ancora minacce. Anche in questo caso parliamo di intimidazioni al femminile: «Guai a te se ti vediamo ancora al Vomero», dice una delle due ragazze provenienti dalla zona di Capodimonte. Insomma, un fattaccio. Inchiesta condotta dal pm Ugo Miraglia Del Giudice, magistrato in forza alla Procura per i minori guidata dalla procuratrice Patrizia Imperato. Ipotesi lesioni. Non si esclude l’accusa di minacce, mentre si attendono riscontri su una sorta di retroscena legato alle ultimissime ore: quella legata al tentativo di cancellare parole e post compromettenti da parte di alcuni soggetti sospettati per il pestaggio di sabato notte.
Il retroscena
Scenario investigativo complesso, come sempre accade con i minori. Gli otto ragazzini sono incensurati. Vanno quasi tutti a scuola, vivono nella zona collinare di Napoli, sono incensurati. Non sono completamente estranei al lavoro delle forze dell’ordine, come emerge dai servizi di controllo sviluppati dai carabinieri in questi mesi. Quasi tutti i minorenni identificati fino a questo momento sono stati oggetto di controlli random da parte dei militari che presidiano la zona. Erano al Vomero, la zona nella quale si muovono a proprio agio. Vivono così mimetizzati nel loro habitat urbano. Vivono in una sorta di scroll perenne, dove non c’è alcuna sequenza logica tra prendere a pugni una ragazza, andare a scuola, mangiare un panino e provare a cancellare le tracce della propria esistenza social.