Scuole a Napoli, nuove occupazioni: alle Federico II spuntano anche le tende per la protesta al caro affitti
Il Mattino

Scuole a Napoli, nuove occupazioni: alle Federico II spuntano anche le tende per la protesta al caro affitti

Mercoledì 14 ottobre 2026
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Dai licei all?Università, la protesta degli studenti napoletani comincia a infiammarsi. Le rivendicazioni da ambo i lati, riguardano i contenuti del decreto scuola e le nuove norme...

Dai licei all’Università, la protesta degli studenti napoletani comincia a infiammarsi. Le rivendicazioni da ambo i lati, riguardano i contenuti del decreto scuola e le nuove norme del governo, i finanziamenti per l’istruzione, il riarmo e il diritto alla casa. Ma a indignare i giovani c’è anche la realizzazione del nuovo Centro di permanenza per i rimpatri di Castel Volturno, che il 24 ottobre manifesteranno pubblicamente tutti insieme.

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Alle occupazioni nelle dieci scuole di Napoli, gli universitari rispondono tornando a piantare le tende davanti alla sede centrale della Federico II. Si tratta di due fronti della stessa mobilitazione, che intreccia le condizioni degli istituti, il definanziamento dell’istruzione pubblica, le politiche del governo e il costo crescente della vita. Dalle aule dei licei al Corso Umberto, la protesta porta al centro questioni che riguardano il diritto allo studio e le prospettive delle nuove generazioni.

Proteste studentesche a Napoli, momenti di tensione in alcuni dei licei occupati in città

I dieci istituti

Dopo il Tito Lucrezio Caro, il primo istituto cittadino passato all’autogestione, lunedì sono stati occupati quasi contemporaneamente i licei Umberto I e Mercalli, nel quartiere Chiaia, Sannazaro al Vomero e Genovesi in piazza del Gesù. Ieri l’elenco si è allungato, coinvolgendo anche gli istituti Serra ai Quartieri Spagnoli, Giordani-Striano a Fuorigrotta, Margherita di Savoia a Montesanto, i licei Mazzini e Alberti al Vomero, dove ci sono state alcune tensioni tra studenti e docenti. Altri istituti hanno tenuto solo delle manifestazioni, chiarendo che per ora non occuperanno, tra cui i licei Vittorini al Rione Alto e Vico al centro storico.

I motivi

Le ragioni della protesta sono diverse, ma convergono su una critica alle scelte politiche e alle condizioni materiali in cui si svolge la vita scolastica. I collettivi contestano il disegno di legge promosso dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, con le disposizioni sul limite del 30% di alunni stranieri per classe, ove possibile, e il divieto di indossare il burqa a scuola. Nel mirino finiscono anche la scarsità di risorse destinate all’istruzione, il precariato dei docenti, i costi dei libri e le classi sovraffollate. La protesta supera però i confini dell’ambito scolastico. Tra i temi condivisi figurano l’aumento delle spese militari, la questione palestinese, la contrarietà al progetto di realizzare un Cpr a Castel Volturno e il caro affitti, che pesa sulle famiglie e sugli studenti fuori sede. Accanto alle questioni nazionali, ci sono problemi quotidiani che gli studenti denunciano da tempo. All’Umberto I vengono segnalati i servizi igienici del secondo piano, privi di porte integre, e l’assenza da un anno di un vero intervallo, con gli alunni costretti a restare in aula per cinque, sei o sette ore. Al Mercalli, invece, vengono richiamate le condizioni degli spazi scolastici, con infiltrazioni d’acqua e carenze strutturali.

Anche ieri non sono mancate le tensioni. Al liceo Mazzini, un primo tentativo di occupazione è stato fermato dalel forze dell’ordine, rimasti all’ingresso fino all’arrivo del dirigente scolastico. Dopo il loro allontanamento, gli studenti sono entrati nell’edificio e hanno esposto uno striscione con la scritta «No al riarmo e no a tagli all’Istruzione». Al liceo Alberti, invece, alcuni docenti hanno impedito l’ingresso a ragazzi con il volto coperto. Le dirigenze, come previsto dalla legge, hanno reagito con comunicazioni ufficiali, segnalando alle autorità competenti l’impossibilità di garantire le attività didattiche e amministrative e, in alcuni casi, richiamando le famiglie dei minorenni alle possibili responsabilità per eventuali danni.

A Napoli studenti in tenda contro caro affitti davanti alla Federico II

Gli universitari

Sul versante universitario, la mobilitazione ha assunto la forma di un presidio con tende installate davanti alla sede centrale della Federico II, in corso Umberto I, poi spostate nella adicente in via Rodinò. L’iniziativa dell’Udu Napoli, accompagnata dallo slogan «Napoli quanto ci costi!», denuncia l’aumento degli affitti, il caro vita e i costi del diritto allo studio. Nel mirino c’è anche la proliferazione degli studentati privati, mentre resta aperta la questione dell’accessibilità degli alloggi per chi studia lontano da casa. «A distanza di tre anni sulle emergenze reali nulla è cambiato», scrive l’organizzazione studentesca, contestando l’impiego dei fondi del Pnrr per strutture private dai costi giudicati insostenibili, anziché per garantire un accesso effettivo alla casa e all’università. «La casa è Diritto allo Studio, e il Diritto allo Studio è la libertà di scegliere chi essere e in quale società vivere», è il messaggio affidato alla mobilitazione.

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