Papa operato, rimosso un tumore maligno. I medici non parlano di chemio. Intervento di 90 minuti
Il Mattino

Papa operato, rimosso un tumore maligno. I medici non parlano di chemio. Intervento di 90 minuti

Mercoledì 14 ottobre 2026
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L'ombra della grande statua di Giovanni Paolo II ha offerto riparo dal sole ancora caldo alla folla che, da ore, aspettava di vedere arrivare Leone XIV al Policlinico Gemelli. Il piazzale...

L'ombra della grande statua di Giovanni Paolo II ha offerto riparo dal sole ancora caldo alla folla che, da ore, aspettava di vedere arrivare Leone XIV al Policlinico Gemelli. Il piazzale è tornato a riempirsi di telecamere, giornalisti, troupe e postazioni mobili allestite in fretta sulla collinetta.

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Gli occhi del mondo sono nuovamente puntati su questo spicchio di Roma, diventato negli anni una sorta di appendice sanitaria del Vaticano. Nessuno avrebbe immaginato, appena un anno e mezzo fa, di ritrovarsi qui ad aspettare l'ingresso in ospedale del nuovo Papa americano, settantunenne, sportivo, fino a pochi giorni fa apparentemente in piena forma per un tumore.

Papa Leone, rimosso un tumore maligno

Il mondo ieri è stato tre ore col fiato sospeso, poi poco prima di sera l'ufficialità e il sollievo: «L'intervento è andato bene nei tempi e nei modi previsti». Il bollettino diramato solo dal Vaticano ha precisato che non ci sono state complicanze, che al Papa gli è stato asportato il lobo inferiore del polmone destro e che l'esame istologico ha confermato la diagnosi di un adenocarcinoma polmonare, come sospettato dagli esami pre-operatori.

Le prime valutazioni trasmettono ottimismo e i medici per ora non parlano neanche di chemioterapia. Ma da oggi si faranno tutte le altre analisi necessarie. Leone era arrivato con la consueta compostezza. Sembrava quasi diretto a una visita pastorale in qualche reparto.

 

Invece, di lì a poche ore, attorno alle 16, si sarebbe sottoposto a un intervento per l'asportazione di un nodulo, una brutta macchiolina nera e circoscritta nei polmoni. Per l'intera giornata sul piazzale l'attesa è sembrata quasi irreale, sospesa tra la fiducia che però si scontrava inevitabilmente con l'ansia. Quella che del resto accompagna chiunque veda una persona cara varcare la soglia di un ospedale. Quando l'auto scura si è fermata sul piazzale, dalla folla si è alzata un'ondata di «Forza Leone», «Viva il Papa», «Siamo con te». Le voci si mescolavano a quelle dalle finestre dei reparti, dove pazienti e familiari cercavano di fargli giungere un augurio.

Il ricovero

Dalla vettura è sceso accompagnato dai due segretari don Marco e don Edgar, dal medico vaticano Luigi Carboni e dall'infermiere Massimiliano Strappetti. Quest'ultimo un veterano del Gemelli, soprattutto per l'esperienza maturata accanto a Francesco durante le sue ultime degenze, fino alla morte del Pontefice argentino. Nessuno, nel piccolo gruppo, lasciava trasparire tensione, semmai solo un certo stupore per il clamore che circondava quel momento. Poliziotti e gendarmi aprivano il passaggio lungo il percorso transennato. Leone XIV sorrideva a destra e a sinistra, ma procedeva spedito senza fermarsi. Non le consuete carezze ai bambini, né dichiarazioni ai giornalisti che cercavano di conquistare un'immagine tra la calca. Soltanto una stretta di mano ai vertici dell'ospedale, venuti ad accoglierlo. Erano passate da poco le 13. Da quel momento il Papa si metteva totalmente nelle mani dei medici.

La degenza

La mattinata nel Palazzo Apostolico era scivolata via sistemando le ultime questioni, preparando il necessario per il ricovero. Alla valigia avevano contribuito anche le suore che da qualche mese vivono nell'appartamento pontificio e si occupano della vita domestica, affiancando i due segretari. Saranno proprio questi ultimi, nei prossimi giorni, a garantire il collegamento quotidiano tra la stanza del decimo piano del Gemelli e il Vaticano. La degenza imporrà una pausa nelle apparizioni pubbliche - sospese fino al 20 - ma non necessariamente nell'attività di governo, che Leone XIV continuerà compatibilmente con le proprie condizioni.

Quasi contemporaneamente, dall'altra parte della città, alla Gregoriana, veniva letto un lungo messaggio che il Papa ha voluto inviare a un convegno dedicato a Giovanni Paolo I, il Pontefice dei trentatré giorni. Il tema è la pace: «in un mondo così scosso, tutelarla e incrementarla significa ricucire ciò che è diviso, proteggere chi è più fragile, perdonare e comprendere, ascoltare e riconoscere l'altro, educare al dialogo sincero e restituire alla parola fraternità una concreta dimensione ecclesiale, sociale e politica».

Il messaggio

Parole che arrivano proprio mentre Leone si preparava ad affrontare una importante prova personale, senza interrompere il filo delle riflessioni che accompagnano il suo ministero. Il messaggio lo ha indirizzato al cardinale Pietro Parolin, presente al convegno. All'uscita dalla Gregoriana, prima di rientrare in Vaticano, il segretario di Stato conferma che la decisione di procedere rapidamente con l'intervento risponde anche all'esigenza di consentire al Papa una ripresa altrettanto tempestiva. Non nasconde che la notizia abbia sorpreso persino i suoi collaboratori più stretti. «Ci ha colto tutti di sorpresa, ma i medici sono sereni», ha osservato senza mostrare particolare apprensione. Come si organizzerà la macchina di governo durante il ricovero? «Stiamo approntando tutto in questi giorni, si vedrà, ma neppure questo è un problema». La Curia si prepara ad adattare le proprie procedure ai tempi della convalescenza, senza che questo comporti un trasferimento dell'autorità pontificia.

La lettera di rinuncia

C'è infine una questione più delicata, riaffiorata in questi giorni: l'eventuale esistenza di una lettera di rinuncia preventiva, da utilizzare qualora un Papa si trovasse in una condizione di impedimento grave e permanente. Francesco aveva raccontato di averne firmata una all'inizio del suo pontificato, affidandola all'allora segretario di Stato Bertone. Parolin, però, precisa di non averla mai vista. «A me quella lettera non è mai stata mostrata e io non l'ho mai vista», commenta. E Leone XIV? Ha adottato una precauzione analoga dopo l'elezione? «Se il Santo Padre ha firmato qualcosa di simile non lo so, ma francamente dubito». L'interrogativo è riemerso soprattutto per via l'anestesia generale alla quale il Pontefice si sarebbe sottoposto, sebbene non esista alcun automatismo che trasformi una temporanea perdita di coscienza in un impedimento canonico. A chiarirlo, con una battuta, è don Roberto Regoli, professore alla Gregoriana: «Anche sotto anestesia il Papa resta il Papa. È un po' come quando dorme, quindi non c'è alcun impedimento, tutto rientra nella normalità».

Sul piazzale del Gemelli, intanto, la folla continua a pregare. Oltre le porte dell'ospedale comincia per Leone XIV il tempo della medicina.

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