Banda minicar, la confessione di un minorenne: «Abbiamo fatto qualcosa, ma erano scherzi», il racconto
Il Mattino

Banda minicar, la confessione di un minorenne: «Abbiamo fatto qualcosa, ma erano scherzi», il racconto

Mercoledì 14 ottobre 2026
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«Sicuramente abbiamo fatto qualcosa, ma erano scherzi». È la frase con cui uno dei due minorenni denunciati per le aggressioni compiute a Roma a bordo di una minicar ha...

«Sicuramente abbiamo fatto qualcosa, ma erano scherzi». È la frase con cui uno dei due minorenni denunciati per le aggressioni compiute a Roma a bordo di una minicar ha ricostruito davanti ai carabinieri e ai magistrati le serate del 4 e del 5 ottobre.

Un racconto che ammette le azioni del gruppo, ma le ridimensiona a bravate. Tra le persone coinvolte l'attore Davide Iacopini, caduto dal monopattino dopo essere stato affiancato dai ragazzi e aver subito un gesto che gli avrebbe fatto perdere l'equilibrio.

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La vicenda riguarda una serie di aggressioni, sei secondo le contestazioni, che avrebbero avuto come bersaglio persone incontrate per strada. A ricostruire i movimenti dei due giovani sono state anche le immagini delle telecamere di sorveglianza, acquisite dagli investigatori. Ma a fornire ulteriori elementi è stato il racconto di uno dei ragazzi, come anticipato dal Tg1, che ha riconosciuto alcuni episodi e spiegato la presenza di oggetti poi diventati importanti per le indagini.

Il berretto perso a Ponte Testaccio

La prima parte della confessione riguarda la sera del 4 ottobre. «Ero con T. a bordo della sua minicar, guidava lui. Abbiamo iniziato a girare alle 21 e 30 circa, fino all'una», ha raccontato il giovane. Proprio quella notte avrebbe perso un berretto a Ponte Testaccio, riconosciuto dagli investigatori e mostrato al ragazzo durante l'interrogatorio.

Il minorenne ha quindi ricostruito un episodio che avrebbe coinvolto un uomo in bicicletta. «Ho urlato a un signore in bicicletta per spaventarlo e lui ci ha rincorso, ma non è caduto, era forse l'una e dieci. È in questa occasione che ho perso il berretto», ha riferito.

 

Un gesto che il giovane descrive come uno scherzo, ma che avrebbe comunque provocato una reazione da parte della vittima, costretta a inseguire i ragazzi. Nel suo racconto, inoltre, il minorenne ha ammesso che quella sera sarebbero state coinvolte altre persone: «Il 4 ottobre abbiamo fatto cadere altre due persone, ma non ricordo i dettagli».

L'aggressione a Davide Iacopini e la scarpa persa

Il passaggio più delicato riguarda il giorno successivo, il 5 ottobre, quando i due giovani avrebbero preso di mira un uomo in monopattino. La vittima era Davide Iacopini, attore rimasto ferito nella caduta.

«Ero sempre in macchina con T. e ci siamo affiancati a un signore in monopattino: io gli ho tolto la mano dal manubrio, è lì il signore deve essere caduto», ha dichiarato il ragazzo. Solo successivamente, ha aggiunto, avrebbe scoperto l'identità dell'uomo: «Ho letto sul giornale che si chiamava Iacopini Davide».

Un dettaglio del racconto riguarda la scarpa persa durante l'episodio, elemento utile per ricostruire la dinamica. Il giovane ha negato di averla persa perché avrebbe colpito la vittima con un calcio: «La scarpa l'ho persa non perché gli ho dato un calcio, e poi sono comunque tornato a prenderla: aprivo lo sportello per controllare se il signore era caduto, lì ho perso la scarpa».

La sua versione conferma dunque il gesto compiuto nei confronti dell'uomo in monopattino, ma contesta la ricostruzione secondo cui la caduta sarebbe stata provocata da un calcio. Saranno gli accertamenti investigativi a chiarire nel dettaglio la dinamica e le responsabilità dei due minorenni.

Sei aggressioni e le indagini degli investigatori

Gli episodi contestati si inseriscono in una serie di aggressioni avvenute in strada, con i ragazzi che avrebbero avvicinato le vittime a bordo della minicar. In alcuni casi sarebbero bastati un urlo, un gesto improvviso o il contatto con chi procedeva in bicicletta o sul monopattino per provocare una caduta o spaventare chi si trovava sulla loro strada.

Le indagini si sono concentrate sulla ricostruzione degli spostamenti del veicolo e sull'identificazione delle persone coinvolte. Le telecamere presenti lungo le strade hanno fornito elementi utili agli investigatori, mentre il berretto e la scarpa sono stati collegati ai singoli episodi.

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