L?eredità della seta: da Caserta il progetto tra storia e alta moda. Oggi la presentazione
Ago e ditale, le mani delle sarte si muovono agili sui preziosi tessuti della collezione per cucire le ultime etichette. Più in là sono già pronti i foulard, il richiamo...
Ago e ditale, le mani delle sarte si muovono agili sui preziosi tessuti della collezione per cucire le ultime etichette. Più in là sono già pronti i foulard, il richiamo più iconico alla storia secolare della seta di San Leucio, ovvero i fazzoletti chiamati «fichu», alla francese, che nella seconda metà del Settecento erano diventati di tendenza in tutte le corti europee e che i Borbone di Napoli decisero di produrre in proprio per ridurre le spese del Regno. Sui manichini splendono invece gli abiti con i motivi floreali e i riferimenti alle tipiche architetture del luogo disegnati da Stefano Chiassai, toscano di Arezzo, per 18 anni fashion designer da Fendi ma anche artista apprezzato in tutta Italia per i suoi arazzi realizzati a telaio Jacquard.
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È lui il direttore creativo di HERitage San Leucio, il progetto culturale dell’imprenditore tessile Giuseppe Menniti partito circa un anno fa con la Fondazione Orizzonti e le numerose iniziative di “Caserta città delle donne”, e ora arricchito da una scelta, appunto, imprenditoriale visionaria che sarà presentata stasera. Proiettare cioè la tradizione serica locale, esaltata e organizzata da Ferdinando IV di Borbone circa 250 anni fa, in una dimensione necessariamente più moderna e di forte impatto qualitativo. Non solo mercato, insomma, almeno nell’accezione più basica del termine, per così dire, dal momento che le manifatture in vendita sono destinate soprattutto agli “alto spendenti”.
La rigenerazione
La sfida di Menniti è di ripartire dall’opificio dismesso in Piazza della Seta, da lui acquisito alcuni anni fa (4mila metri quadrati tra uffici e produzione) per ridare luce e continuità alla produzione. Ma, soprattutto, garantire alla narrazione di San Leucio, con la sua straordinaria unicità ambientale, architettonica e normativa (il Codice borbonico è il manifesto ante litteram della parità di genere) una rinnovata credibilità internazionale: con la centralità delle donne e al tempo stesso con la consapevolezza, va aggiunto, che la montagna da scalare non è e non sarà agevole (il Comune di Caserta è commissariato da oltre un anno e alle urne si tornerà solo nella prossima primavera). E che il messaggio stia già facendo breccia, al di là dell’inevitabile curiosità, lo dimostra l’annunciata presenza all’evento di oggi di molti esponenti del fashion nazionale e della stampa specializzata. Mancavano da San Leucio dai tempi in cui per vedere e acquistare “dal vivo” i prodotti in seta degli opifici si faceva la fila, e molti venivano dall’estero. Quasi una vita fa...
Il progetto
«Il progetto nasce come piattaforma culturale nella quale seta, arte, moda, design e competenza manifatturiera dialogano per restituire contemporaneità a un patrimonio unico. La memoria diventa materia creativa; le architetture, i simboli e le suggestioni di San Leucio vengono attraversati e reinterpretati per generare nuovi segni, superfici e oggetti», spiega Chiassai che ha “incontrato” San Leucio solo da pochi mesi restandone però subito colpito. Lo spunto per i colori dei suoi abiti, non a caso, gli è arrivato dai vasi di peonie appena ammirati all’interno del Belvedere di San Leucio. È così che torna anche il “fichu”, uno degli oggetti da cui nacque la produzione serica diventando ben presto accessorio simbolo delle corti europee del Settecento. «Il ruolo centrale del progetto spetta alle donne – spiega Menniti, da una decina d’anni protagonista del successo del marchio di abbigliamento Barbuti con fatturato oltre i 30 milioni -. È al loro ruolo e alla trasmissione dei saperi alle nuove generazioni che guardiamo perché il futuro vuol dire per noi generare cultura, ma anche lavoro, competenze e nuove opportunità». Solide relazioni istituzionali, forte capacità di comunicazione, passione imprenditoriale e una robusta dose di pazienza, Menniti sembra corazzato contro le immancabili criticità del territorio.
«Di sicuro – dice – gli abitanti di San Leucio non mi hanno creato alcun problema. È un punto di partenza fondamentale anche per i nostri ulteriori progetti per il rilancio di questo splendido borgo». Già, perché Menniti è instancabile e per dicembre ha già in programma un nuovo appuntamento con il quale renderà note le proposte per fare di San Leucio un punto di incontro a livello artistico e culturale sempre più attrattivo, con le donne ovviamente protagoniste. Per ora procede con le sue risorse, un domani non è da escludere che la compagine societaria si allarghi. Dipenderà, naturalmente, anche dal successo di «HERitage San Leucio» ma Menniti è un ottimista incallito: «Abbiamo avuto un’eredità dalla storia, non possiamo permetterci di fallire».