Napoli, i neo questore Fausto Lamparelli: «Vomero, tanta violenza da questore mi addolora: ora uniti per la legalità»
Si dice «addolorato» per quelle scene di violenza del Vomero, ma ribadisce uno dei principi che hanno ispirato la propria carriera: «Quello della sicurezza partecipata, che fa...
Si dice «addolorato» per quelle scene di violenza del Vomero, ma ribadisce uno dei principi che hanno ispirato la propria carriera: «Quello della sicurezza partecipata, che fa leva sul contributo di tutti i cittadini». Eccolo il nuovo questore Fausto Lamparelli, nove anni dopo in via Medina. Primo giorno zeppo di ricordi e di suggestioni, bastano pochi attimi per riallacciare il filo interrotto, quando ha lasciato Napoli dopo aver guidato la Squadra Mobile. Sessantatré anni, origini beneventane, napoletano d’adozione, una sorta di ritorno a casa dopo i due anni da questore di Firenze, fortemente voluto dal capo della Polizia Vittorio Pisani.
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Full immersion in una «realtà complessa», prima tappa a Pianura (recente teatro di stese tra clan), poi l’incontro con il prefetto Michele di Bari, il saluto del sindaco Gaetano Manfredi, per poi calarsi nella macchina amministrativa di via Medina. Si parte dal caso di piazza Vanvitelli, con almeno otto giovani accusati di lesioni per il pestaggio di un 50enne che aveva provato a difendere le figlie da una precedente aggressione. Ma come è cambiata la violenza giovanile in dieci anni? Come si passa da Emanuele Sibillo (il famigerato ES17) agli studenti picchiatori di piazza Vanvitelli? «Sono addolorato nel vedere quelle immagini, anche perché dietro un atteggiamento di violenza dei giovani c’è sempre un gap educativo degli adulti. Ma non dobbiamo generalizzare. Sono da sempre accanto alle parti offese, possiamo rafforzare la rete degli interventi, ho sempre creduto nella sicurezza partecipata, grazie al contributo di tutti».
Tempesta perfetta
Già, ma perché anche studenti originariamente di buona famiglia arrivano a sfoderare comportamenti violenti? «I gruppi giovanili rischiano di essere inquinati da soggetti o modelli di comportamento legati alla criminalità organizzata. Sarebbe una tempesta perfetta. Un motivo in più per dare forza al dialogo e a un modello di sicurezza partecipata, nel solco di quanto è stato fatto fino a questo momento grazie al lavoro di tutti i reparti delle forze dell’ordine, in piena sintonia con la Procura e la Prefettura». Dunque, dialogo con gli studenti, visite nelle scuole, all’insegna di un atteggiamento «positivo e costruttivo che da sempre rappresenta la cifra del mio carattere e del mio lavoro». Sala Ammaturo, piano nobile di via Medina, in una giornata segnata - tra l’altro - dal dilagare delle occupazioni studentesche degli istituti scolastici. Un fenomeno europeo, che ha il suo naturale riverbero in una capitale europea come Napoli. Sul punto il questore non ha dubbi: «Dialogo, confronto, dibattito con i più giovani. Sono sicuro che possiamo costruire un dialogo formativo con la maggioranza dei ragazzi di Napoli, provando a superare anche eventuali momenti di criticità». Propositi costruttivi che ora faranno i conti con la necessità di superare criticità note. A partire dagli organici da mettere in campo.
Zone rosse
Capitolo zone rosse. Un tema che torna alla ribalta alla luce di quanto accaduto in piazza Vanvitelli. Ma non era una zona rossa? E perché non c’era alcuna pattuglia delle forze dell’ordine? Perché nessuno presidio fisso? Spiega il questore Lamparelli: «La zona rossa è uno strumento che reputo importante. Uno strumento di sicurezza rafforzata che va messo in campo assieme a tutti gli strumenti possibili. Sono abituato a non banalizzare la percezione di insicurezza dei cittadini, il mio compito è di rafforzare la presenza della polizia sul territorio. Mio compito è fare in modo che i cittadini ci vedano, devono avere la percezione delle forze dell’ordine sul territorio. In fondo la zona rossa nasce dalla gelocalizzazione di alcuni reati, quindi dalla necessità di assicurare presidi in determinati contesti. Ma è chiaro che serve l’adesione di tutte le componenti della società civile». Ultima analisi riguarda l’America’s Cup: «Questa città ha una vocazione turistica planetaria, come Firenze: è una risorsa, ci prepariamo a un evento mondiale che è una sfida impegnativa ma che vale la pena affrontare».