Torre Annunziata, malata di Sla di 72 anni. Via libera al suicidio assistito: «Irene può decidere»
Il Mattino

Torre Annunziata, malata di Sla di 72 anni. Via libera al suicidio assistito: «Irene può decidere»

Venerdì 16 ottobre 2026
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Ha dovuto aspettare un anno e mezzo, affrontare un ricorso e attendere che una strumentazione arrivasse dalla Toscana alla Campania. Non per guarire dalla malattia che le sta togliendo...

Ha dovuto aspettare un anno e mezzo, affrontare un ricorso e attendere che una strumentazione arrivasse dalla Toscana alla Campania. Non per guarire dalla malattia che le sta togliendo progressivamente l’autonomia, ma per avere la certezza di poter scegliere. Irene, nome di fantasia, ha 72 anni, è affetta da sclerosi laterale amiotrofica e possiede già i requisiti per accedere al suicidio medicalmente assistito. Ora potrà contare su un dispositivo che le consente di attivare autonomamente la procedura attraverso il movimento degli occhi. Ma non ha ancora fissato una data: «Voglio trascorrere altro tempo con mio marito e mia figlia». La vicenda è al centro dell’ordinanza con cui il Tribunale di Torre Annunziata ha accolto la richiesta congiunta della donna e delle aziende sanitarie coinvolte, disponendo che l’Asl Napoli 3 Sud si doti di un sistema autonomo di autosomministrazione del farmaco tramite comando oculare. «Io non ho cambiato idea rispetto al fatto di voler morire mediante il suicidio medicalmente assistito - aveva detto la donna in udienza -. Quando ho provato il puntatore oculare che mi aiuterà a farlo e ho visto che riuscivo tranquillamente a mandare avanti la procedura mi sono sentita rassicurata. A questo punto ho deciso di morire scegliendo liberamente io il quando, ma non ho ancora stabilito una data precisa. Anche se la sofferenza è intollerabile devo resistere perché voglio andarmene sapendo che mia figlia e mio marito stanno bene, perciò ho bisogno di trascorrere ancora altro tempo insieme a loro. Non ho deciso una data ma voglio essere certa di poter decidere liberamente, non perché non potrò più usare il macchinario che ora è disponibile».

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L’associazione

A renderlo noto è l’associazione Luca Coscioni, che vede nel caso un esempio delle difficoltà che possono incontrare le persone anche dopo il riconoscimento dei requisiti previsti per accedere alla procedura. «Troppo spesso al riconoscimento dei requisiti non segue un’organizzazione sanitaria capace di dare una risposta effettiva», spiega Filomena Gallo, avvocata e segretaria nazionale dell’associazione. La Corte Costituzionale, ricorda, ha chiarito che, alle condizioni previste, il Servizio sanitario nazionale deve accompagnare la persona nella procedura, reperendo gli strumenti idonei e fornendo assistenza nel loro impiego. «Non si può quindi attendere una nuova legge per adempiere agli obblighi già esistenti». Nel caso di Irene, precisa Gallo, le Asl erano collaborative, ma ostacoli burocratici impedivano alla strumentazione disponibile in Toscana di raggiungere la Campania. È stato necessario rivolgersi al giudice. Quando ha potuto provare il puntatore oculare, la donna si è sentita rassicurata, scegliendo comunque di attendere. 

Il nodo 

È il punto centrale della vicenda: la disponibilità del dispositivo non obbliga a procedere, ma consente di decidere se farlo, rinviare o cambiare idea. Da qui la questione si sposta sul Parlamento. Secondo Gallo, il percorso legislativo sul fine vita è fermo al Senato e il testo proposto dalla maggioranza, a suo giudizio, arretra rispetto alle garanzie già riconosciute dalla Consulta, introducendo requisiti più restrittivi. L’associazione chiede una disciplina che garantisca tempi certi per le verifiche, assistenza pubblica, disponibilità dei farmaci e delle strumentazioni, copertura dei costi e rimedi rapidi contro ritardi ingiustificati. Servono, inoltre, controlli sulla libertà e consapevolezza della scelta e la possibilità di revocare o rinviare la richiesta. C’è anche il tema dell’assistenza: cure palliative, terapia del dolore, sostegno psicologico, assistenza domiciliare e aiuti alle famiglie devono essere realmente accessibili, affinché nessuno si senta abbandonato o spinto a scegliere perché lasciato solo. 

Interviene anche Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, che chiede alla Campania di approvare la legge regionale di iniziativa popolare «Liberi Subito». «Non dobbiamo aspettare che siano sempre i tribunali a ordinare ciò che è necessario per garantire il rispetto del diritto delle persone che soffrono in modo insopportabile e irreversibile a porre fine alla propria vita senza soffrire», afferma. La legge, aggiunge, servirebbe a dare «risposte e garanzie certe sia alle persone malate sia ai medici sul fine vita». 

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