Dai farmaci alla pasta: la paralisi della logistica mette in crisi le aziende. Petrone (Liphe): «Forniture di medicinali ancora regolari»
Il Mattino

Dai farmaci alla pasta: la paralisi della logistica mette in crisi le aziende. Petrone (Liphe): «Forniture di medicinali ancora regolari»

Sabato 17 ottobre 2026
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Dai farmaci alla pasta, dai prodotti per la salute a quelli di più largo consumo. È allarme a tutto campo tra le imprese campane per le conseguenze dei blocchi degli...

Dai farmaci alla pasta, dai prodotti per la salute a quelli di più largo consumo. È allarme a tutto campo tra le imprese campane per le conseguenze dei blocchi degli autotrasportatori. Fioccano gli annunci di “chiusure inevitabili se la situazione non migliora nei prossimi giorni”, di scorte nei magazzini già erose per far fronte all’emergenza, di export in bilico. Un coro di preoccupazioni che cerca di contemperare (ma non per tutti) i diritti della protesta con quelli di chi rischia di non potersi approvvigionare più dei medicinali.

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L’appello

«Non ci siamo mai fermati neanche durante la pandemia da Covid e non possiamo farlo neanche ora che morde con drammaticità la crisi del caro carburante. Facciamo appello al Governo e a tutti gli stakeholders pubblici e privati coinvolti nel salvaguardare la piena operatività della supply chain farmaceutica, al fine di predisporre con urgenza misure atte a impedire la paralisi» dice Pierluigi Petrone, presidente napoletano di Liphe (Logistica Integrata Pharma Healthcare) che riunisce le aziende distributrici dei medicinali. «Occorrono misure concrete – aggiunge - che ci auguriamo vengano predisposte tempestivamente evitando l’effetto domino che potrebbe impattare seriamente sulla salute pubblica mettendo a rischio i regolari rifornimenti, anche di salvavita». Per ora non siamo ancora alla fase di emergenza, la consegna avviene regolarmente ma la percezione di un futuro di segno diverso, anche a breve scadenza, è alta.

«Continuiamo ad assicurare la regolarità delle forniture alle farmacie e ai cittadini. È fondamentare garantire alle aziende della distribuzione intermedia di proseguire con regolarità la più efficiente, rapida e capillare dispensazione di farmaci e vaccini, anche in vista dell’imminente campagna di vaccinazione antinfluenzale che riveste un ruolo fondamentale per la salute pubblica. Ben vengano interventi del Governo che consentano anche alle nostre Aziende di proseguire nello svolgimento di un servizio pubblico riconosciuto come imprescindibile, oggi più che mai vista la partenza in questi giorni delle campagne vaccinali in farmacia».

È già scattato invece l’allarme in tutto il comparto alimentare. I pastifici, ad esempio, sono quasi pronti a fermare gli impianti: «Non riceviamo più le materie prime, a partire dalle farine. Le scorte nei magazzini si stanno assottigliano, se questa storia non si risolve nel giro di pochi giorni ci vedremo costretti a chiudere i siti produttivi», dice con l’abituale determinazione Cosimo Rummo, patron di una delle più note e apprezzate aziende di pasta del Sud con quartier generale a Benevento. «Come noi si trovano praticamente tutte le aziende del settore che operano in Puglia. Ci conosciamo tutti, nessuno è più in grado di andare avanti in queste condizioni», spiega Rummo. Per il quale il problema ha origini non del tutto chiare: «Le nostre società già da tempo garantiscono agli autotrasportatori l’aumento del costo del gasolio, tanto è vero che lo abbiamo erogato subito. Perché allora questa protesta? Io non credo che il problema sia politico, però, non penso che il Governo debba anche occuparsi dei blocchi stradali: si tratta di una questione di ordine pubblico e come tale io penso andrebbe affrontata e risolta».

Gli effetti

Più conciliante Antimo Caputo, Ceo dell’azienda leader nella fornitura di farine, con oltre 100 anni di storia alle spalle, che sicuramente dalla protesta sta ricevendo un danno importante: «Credo che non si abbia ancora una esatta percezione di quello che sta accadendo e la cosa francamente mi meraviglia» dice. E spiega: «È vero che i trasportatori in assoluto sono esasperati per tante ragioni per via dei costi del petrolio e dei pezzi d ricambio. Ma sono soprattutto i piccoli, i cosiddetti padroncini, a soffrire di più. E sto parlando di una categoria di lavoratori che fa camminare il Paese ogni giorno. Le grandi aziende di autotrasporto riescono a far fronte all’emergenza, loro no perché sono costretti ad anticipare la liquidità e quando questa finisce non rimane nulla per andare avanti. Io credo che il Governo debba aprire un dialogo per ascoltare le loro ragioni».

Il tema è dunque politico, per Caputo, che dal canto suo, però, non può fare a meno di sottolineare quanto stia costando alla sua azienda tutto ciò: «Se le nostre farine non vengono consegnate si blocca tutto: niente pizza, niente pane, niente pasta. Noi stiamo producendo con le scorte ma non possiamo garantire a lungo la consegna di farine e semola. E non possiamo nemmeno caricare le navi con i contenitori destinati all’estero: stanno partendo navi vuote e dal momento che le partenze sono settimanali il danno che si sta consumando avrà inevitabilmente una durata maggiore». C’è il rischio che tutto questo influirà anche sui prezzi dei prodotti al consumo? Caputo è prudente: «Per il momento non penso che potremo agire sui listini ma il tema indubbiamente c’è. Si rischia purtroppo l’effetto “palla di neve” e anche per questo non si può far finte di nulla o nascondere la testa nella sabbia. In Italia l’80% delle merci e dei prodotti viaggia su gomma, bisogna trovare una soluzione. E in fretta».

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