Trapianto con cuore ?bruciato?, i Nas indagano sull?ospedale: avvisi di garanzia pronti
È corsa contro il tempo per salvare Tommasino. Per il bimbo che - dopo un delicato intervento di trapianto del cuore avvenuto il 23 dicembre all?ospedale Monaldi - da oltre 50 giorni...
È corsa contro il tempo per salvare Tommasino. Per il bimbo che - dopo un delicato intervento di trapianto del cuore avvenuto il 23 dicembre all’ospedale Monaldi - da oltre 50 giorni vive attaccato a una macchina è scattata la gara della solidarietà: ed è spasmodica la ricerca di un cuoricino nuovo, al punto che la richiesta è stata estesa alla rete della “European Donation and Transplant Coordination Organisation”, che tra l’altro è presieduta dall’italiano Giuseppe Feltrin. La disperazione nelle parole di mamma Teresa: «Le speranze si riducono ogni giorno, serve un miracolo. Un cuore nuovo entro 48 ore».
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Le verifiche
Tre le novità della giornata di ieri: nell’indagine sono subentrati i carabinieri del Nas, e dalla Procura di Napoli sarebbero pronti i primi avvisi di garanzia per alcuni medici che in questa vicenda hanno avuto un ruolo diretto. Infine va registrato che oltre ai primi due medici (due cardiochirurghi: il primario e il suo assistente) sospesi dalla direzione dell’ospedale che è punta di diamante nel trattamento delle patologie cardiologiche e respiratorie se ne è aggiunto un terzo: si tratterebbe della direttrice della cardiochirurgia e trapianti dell’ospedale Monaldi.
Un quarto medico si è dimesso dall’incarico. Dal canto suo, la direzione generale dello stesso ospedale precisa che i provvedimenti interni «sono conseguenti alla sospensione del percorso di trapianto pediatrico. La sospensione del programma comporta, infatti, l’esigenza di sospendere gli incarichi di responsabilità relativi alle diverse fasi in cui il processo trapiantologico si articola. Si tratta, in altri termini, di provvedimenti necessari - precisa ancora la nota - ed esclusivamente legati a esigenze organizzative connesse alla temporanea interruzione del percorso. Sarà l’autorità giudiziaria a ricostruire puntualmente la sequenza degli eventi e ad accertare eventuali responsabilità, valutando i diversi passaggi operativi e decisionali che hanno caratterizzato la vicenda».
I dubbi
Una vicenda angosciante. Ma anche una storia tutta da ricostruire nei suoi diversi passaggi. Al momento sono ancora diversi i punti che pongono interrogativi inquietanti. Proviamo a sintetizzarli.
La corsa verso l’ospedale di Bolzano. Prima domanda: l’equipe del Monaldi chiamata a raccogliere l’organo donato dai genitori di un altro sfortunato bambino - Moritz Gerstl di quattro anni, rimasto sott’acqua nella piscina comunale di Curon Venosta, in provincia di Bolzano - si imbarcano immediatamente su un volo di linea destinato a Verona appena hanno la notizia che l’organo espiantato è disponibile. Come sempre, in questi casi il tempo è una variabile fondamentale: e bisogna far presto. Tuttavia non è chiaro il motivo per il quale i tre sanitari napoletani, una volta giunti nella città scaligera pare abbiano deciso di utilizzare un’autovettura per raggiungere l’ospedale centrale di Bolzano. Se questo è vero, perché non è stato disposto un trasferimento veloce con un’eliambulanza?
Secondo punto: la borsa termica e l’ormai nota vicenda dell’azoto liquido o ghiaccio secco che sia. Chi è responsabile di un errore tanto grossolano? E che cosa può averlo indotto? Su questo particolare l’Asl di Bolzano è stata netta, rigettando ogni responsabilità. Ma c’è di più: sul punto è intervenuto anche l’assessore provinciale alla Sanità Hubert Messner che senza mezzi termini ha affermato: «L’ospedale di Bolzano non ha alcuna responsabilità: l’espianto deve essere garantito dall’equipe che arriva da fuori».
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Le ombre
Andiamo avanti. Nel tragitto di ritorno a Napoli - altra domanda - è possibile che nessuno dei medici che ben conoscono i protocolli che dettagliatamente impongono di prendere le dovute precauzioni nella conservazione di un organo espiantato non abbiano verificato che lo stesso organo si stesse ustionando? Di certo si sa che il gruppo si imbarca nuovamente su un aereo che da Verona arriverà a Napoli. Poi l’ultima corsa, verso il Monaldi.
Qui bisogna fare un breve passo indietro. Questo è l’ennesimo - e forse il più delicato - aspetto della storia. L’equipe medica sa che il cuoricino destinato al piccolo Tommaso è in arrivo. Non bisogna indugiare. E quindi si prepara la sala operatoria dove il bimbo viene portato per l’intervento e sottoposto all’anestesia. Il cardiochirurgo procede all’espianto del cuore malato, sicuramente non sa che in quella borsa termica c’è un organo irrimediabilmente già danneggiato dall’azoto liquido. Tommaso viene tenuto in vita con una macchina che sostituisce il battito cardiaco e che garantisce il flusso sanguigno. Poi arriva la terribile scoperta, ma è troppo tardi e non si può tornare più indietro: a quel punto si decide di impiantare nel torace del piccolo il cuore ormai inservibile. Impossibile recuperare il suo, cioè quello espiantato.
Dubbi e ombre che chiamano ora la Procura e i consulenti medici a fare finalmente luce sulla presunta catena di incredibili errori. «Serve un cuore entro due giorni, altrimenti sarà tutto inutile - dirà ieri sera l’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la famiglia del piccolo Tommaso - Dopo una emorragia il bimbo è stato escluso dalla lista dei ricevitori dove però è stato nuovamente inserito dopo avere superato la crisi. Ora è necessario che giunga quanto prima un organo». Lo speriamo tutti.