Travolti e uccisi in strada, il pressing delle famiglie: «Basta sconti ai ?pirati?»
Il Mattino

Travolti e uccisi in strada, il pressing delle famiglie: «Basta sconti ai ?pirati?»

Giovedì 12 febbraio 2026
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«Combattiamo l’indifferenza per le vittime della strada». è questo il nuovo inizio per le famiglie di due giovani, travolti da un’auto mentre attraversavano sulle strisce pedonali. Due storie diverse accadute a Napoli e in provincia che, fuori dalle aule di tribunale, si sono unite nel grido d’aiuto contro «un sistema di giustizia spesso deludente e superficiale rispetto alle pene inflitte a chi commette un omicidio stradale».

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La pensano così i genitori di Rita Granata, la 27enne napoletana investita nel quartiere Fuorigrotta il 5 maggio del 2024 e i genitori di Giuseppe Capone, 32enne investito ad aversa il 7 gennaio del 2019. due vite spezzate in circostanze e momenti diversi ma con una dinamica simile che oggi, a conclusione dei procedimenti giudiziari a carico dei due imputati, vede le famiglie delle vittime decise a «portare avanti una battaglia di sensibilizzazione e informazione». «Chiediamo ai giudici più attenzione e considerazione per le vittime della strada e i loro familiari» spiegano i parenti di Rita Granata e Giuseppe Capone.

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Rita Granata 

La vicenda della 27enne Rita Granata, laureata con il sogno di diventare un pubblico ministero, è stata al centro di numerose iniziative dei suoi familiari che, prima di ogni udienza al tribunale di Napoli, hanno manifestato con striscioni e sit-in per invocare «giustizia e una pena esemplare». Rita, investita da un’auto mentre attraversava sulle strisce pedonali in via leopardi, è morta il 10 maggio del 2024 dopo il ricovero in terapia intensiva e la generosa decisione dei genitori di donare gli organi. «L’udienza di primo grado, con rito abbreviato, si è conclusa con la sentenza di otto anni di reclusione per l’imputato, confermata anche in secondo grado ma fino a oggi, l’investitore di nostra figlia non ha fatto neanche un giorno di carcere» spiegano Maria Ceccucci e Luigi Granata, madre e padre della 27enne travolta da un ragazzo che all’epoca dei fatti aveva 24 anni. «Non abbiamo ricevuto neanche una lettera di scuse da chi ha investito Rita sotto l’effetto di alcol e stupefacenti, fuggendo via per tornare sul posto solo in un secondo momento» continuano i genitori che il 17 febbraio saranno a Roma, per il procedimento arrivato davanti alla corte di Cassazione. «L’imputato ha fatto ricorso alla Cassazione - concludono Luigi e Maria - il nostro strazio non ha fine ma lotteremo affinché sconti almeno 8 anni di carcere».

Giuseppe Capone 

I genitori di Giuseppe Capone, investito sulle strisce pedonali in via salvo d’acquisto, ad aversa, non nascondono di sentirsi “doppiamente vittime” sia per la morte del figlio 32enne sia perché «succubi di un sistema giudiziario che li ha delusi, provocando rabbia, amarezza e frustrazione». «Dopo il primo grado di giudizio, presso il tribunale di Santa Maria Capua etere, i 4 anni di condanna sono stati ridotti a 2 anni e 6 mesi per il concordato stabilito nel secondo grado di giudizio, una pena sospesa che ha trascurato tutte le aggravanti e le perizie presentate durante il procedimento» spiega Maria che punta il dito sulla «poca attenzione che viene dedicata ai processi per omicidio stradale anche da parte di chi dovrebbe tutelare le vittime e i familiari». I genitori di Giuseppe che hanno iniziato a testimoniare la loro esperienza per «sensibilizzare istituzioni e governo» non usano mezzi termini quando spiegano che «l’applicazione di pene ridotte rende il sistema giustizia complice degli omicidi stradali».

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L’Sos

Il ricordo di Rita e Giuseppe è impresso nelle panchine bianche che sono state a loro dedicate a pochi passi dai luoghi in cui hanno perso la vita e nella lotta incessante delle loro famiglie per promuovere «l’educazione e l’informazione anche nelle scuole sulla sicurezza stradale e le regole del codice della strada». Sandra Motti e il marito Gaspare Capone così come Luigi Granata e Maria Ceccucci hanno scelto di non fermarsi ad un’aula di tribunale nel chiedere «maggiore attenzione alla giustizia, affinché si possa frenare la strage di omicidi stradali e di pedoni investiti».

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