Piano del clan Gagliardi per colpire i carabinieri: bombe contro la caserma
Il Mattino

Piano del clan Gagliardi per colpire i carabinieri: bombe contro la caserma

Giovedì 12 febbraio 2026
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L?emergente ras è una furia. Tra le mani stringe un cellulare che vorrebbe ridurre in mille pezzi. Compone, invece, un numero. A rispondere sono due dei suoi uomini di massima...

L’emergente ras è una furia. Tra le mani stringe un cellulare che vorrebbe ridurre in mille pezzi. Compone, invece, un numero. A rispondere sono due dei suoi uomini di massima fiducia, Virgilio Vellucci e Luigi Marcello. Appena ventiquattro ore prima uno dei corrieri della droga al servizio del clan, Alessandro Forte, è stato arrestato mentre stava spostando un panetto di cocaina e uno di hashish. Antonio Bova, venticinque anni e una parentela strettissima con il capoclan Antonio Gagliardi, vuole vederci chiaro. Ma per capire chi potrebbe aver fatto la “soffiata” ci sarà tempo.

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Quello che il reggente della cosca di Mondragonevuole fare subito è vendicare l’affronto. Il tribunale della camorra ha deciso, bisogna colpire al cuore lo Stato: «Ti do la “pazziella” e vai fuori via Venezia… bum bum bum». Un riferimento, tutt’altro che velato, all’obiettivo designato: la caserma del reparto territoriale dei carabinieri. Il piano non andrà in porto, ma quello che Bova ignora è che i militari da diversi mesi stanno registrando ogni sua mossa. La svolta all’alba di ieri con l’esecuzione di ventuno misure cautelari: tredici in carcere e cinque ai domiciliari. Per tre indagati è stato disposto l’obbligo di firma.

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C’è mezzo codice penale tra le oltre 450 pagine dell’ordinanza firmata dal gip del tribunale di Napoli, Maria Laura Ciollaro: dall’associazione camorristica a quella finalizzata al traffico di stupefacenti, dallo spaccio al dettaglio al racket, passando per pestaggi e armi clandestine. Le indagini condotte dai carabinieri del comando provinciale di Caserta, diretti dal colonnello Manuel Scarso, hanno preso piede nel settembre 2023 e sono proseguite fino ai primi mesi del 2024. Una finestra temporale che ha consentito al pool della Dda di Napoli, coordinato dal procuratore aggiunto Michele Del Prete, di ricostruire tutte le fasi del ritorno in auge del clan Gagliardi, nato dalle ceneri dell’estinto gruppo La Torre e indiscusso punto di riferimento nell’area di Mondragone della holding mafiosa dei Casalesi.

L’inchiesta


Tra le pieghe dell’inchiesta emerge così il ritratto di una cosca feroce e, a tratti, persino tribale: «È una struttura solida e pericolosa, che ricorda molto la ’ndrangheta per il rito tipicamente mafioso della pungitura», ha rivelato ieri mattina il procuratore capo Nicola Gratteri. Dalle indagini, oltre al colossale giro di cocaina, crack e hashish, è emerso il tentativo, poi andato a vuoto, di screditare un militare dell’Arma in servizio a Mondragone. Il clan aveva infatti provato a fare insinuare il dubbio, dopo aver subito un grosso sequestro di stupefacenti, che una delle donne coinvolte nel blitz fosse l’amante del carabiniere e che quest’ultimo avesse fatto la “soffiata” per una ritorsione personale.

Dal carcere, inoltre, il boss Gagliardi avrebbe continuato a comandare e incutere timore nelle vittime di estorsione. Durante una videochiamata assisteva al pestaggio di chi si rifiutava di pagare o si macchiava di affronti alla cosca. Le intercettazioni hanno documentato anche il tentativo di un pusher di sottrarre della droga al clan. Quando il padre, ex collaboratore di giustizia, seppe chi era il reggente impose subito al figlio di restituire il “maltolto”. In caso contrario le conseguenze sarebbero potute essere irreversibili. Un’interminabile escalation di violenza che il 16 aprile 2024 raggiunge il suo apice. Quel giorno a finire nel mirino di Bova - reggente del clan forte dello status di marito della nipote del boss Gagliardi - è uno dei simboli di legalità a Mondragone: il Reparto territoriale dei carabinieri.

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L’esplosivo 


Il ras è pronto ad armare i pusher Vellucci e Marcello: «Vai fuori via Venezia, bum bum bum… hai capito dove?». Vellucci non ha dubbi: «La caserma». Un altro oscuro spaccato di camorra emerge dal dialogo captato l’1 febbraio 2024. Antonio Bova non sa ancora di essere sotto intercettazione e, discutendo con il fedelissimo Luciano Santoro, rivela i codici di affiliazione al clan: «Non dimenticare, noi siamo i “Mangianastri”. Se vengono qua (riferendosi ad alcuni esponenti del gruppo Fragnoli) si fanno male… io “Mangianastri” ce l’ho sulla gamba». Il riferimento è al tatuaggio con lo storico alias del parente capoclan detenuto Angelo Gagliardi. Il 22 marzo alla discussione si unisce Andrea Santoro. Questa volta i tre parlano di “battesimi”. La cerimonia, però, è tutt’altro che religiosa. «Dobbiamo fare come facemmo con te, ti devo bucare il dito con la spilla e ti devo bruciare il Santino in mano», la promessa del ras. Poi, la tetra conclusione: «Il suo sangue diventa il nostro. Bisogna portare rispetto».
 

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