L?aeroporto di Capodichino è la sua casa: la storia di Daniel come Tom Hanks nel film Terminal
Un cordone di solidarietà si è stretto in questi giorni intorno a Daniel un giovane che afferma di essere svedese e che da oltre un mese vive in aeroporto a Capodichino. Ora che lo...
Un cordone di solidarietà si è stretto in questi giorni intorno a Daniel un giovane che afferma di essere svedese e che da oltre un mese vive in aeroporto a Capodichino. Ora che lo scalo ha chiuso, alcuni dipendenti si sono preoccupati per lui e hanno segnalato la sua presenza al consolato svedese di Napoli.
Sabato sera Daniel ha incontrato il console Pierluigi Petrone: la sua fotografia è stata trasmessa ai consolati svedesi di tutta Italia e anche all’ambasciata di Roma che si sta ora occupando delle pratiche burocratiche. Già, perché Daniel, che ha detto al console Petrone «sono svedese ma ricordo nulla», ha perso documenti e passaporto. Il suo racconto è semplice e sempre uguale: a Roma sarebbe stato picchiato da un gruppo di persone che gli avrebbero portato via documenti, passaporto e denaro. Ma lui non sa spiegare come sia poi arrivato a Napoli. E neanche perché era a Roma.
La sua storia ricorda quella di Viktor Navorski, il personaggio di Terminal il film di Steven Spielberg del 2004 che narra del limbo di un cittadino della Krakozhia (uno Stato fittizio dell’Europa dell’Est) il quale non può entrare negli Stati Uniti perché nel suo paese è avvenuto un colpo di Stato e non c’è il riconoscimento giuridico del nuovo governo da parte degli Usa ma non può neanche rientrare a casa. Come Viktor anche Daniel si è “inventato” ogni giorno qualcosa per sopravvivere: lo scalo è diventata la sua casa, qualche sediolino come letto, piccoli aiuti da dipendenti e viaggiatori che hanno socializzato con lui, tanta solidarietà. Non ha mai chiesto niente a nessuno ma si è fatto voler bene da tutti. L’unica cosa che vuole, un paio di scarpe nuove.
Il racconto
«Per noi la storia ha inizio il 15 ottobre scorso quando dalla sede consolare Michela Di Vincenzo mi ha segnalato la telefonata dei dipendenti di Capodichino - racconta il console Pierluigi Petrone - erano preoccupati per le sorti di Daniel ora che lo scalo avrebbe chiuso. Ho immediatamente avvertito l’ambasciatrice di Roma, Karin Höglund, ma sabato sera, alla vigilia della chiusura dello scalo, mi sono precipitato a Capodichino per accertarmi della presenza del ragazzo che avrà all’incirca una trentina di anni. Qui ho trovato due poliziotti della Polaria molto disponibili, Angelo Marasco e Domenico Basile, che mi hanno aiutato nell’ascolto del giovane, e anche nell’inviare ulteriori sollecitazioni ai consolati italiani e all’ambasciata svedese. Da Roma mi hanno dato risposta positiva spiegando di aver preso in carico il caso». Il console aggiunge: «In questi giorni sono stato contattato anche da una giovane napoletana che vive e lavora a Stoccolma e che ha incontrato Daniel prima di rientrare in Svezia: gli aveva parlato e lui aveva raccontato di nuovo la stessa storia». Sabato sera il console Petrone, approfittando che vi era ancora qualche negozio aperto, ha regalato al giovane una felpa-giubbotto «aveva solo una maglietta e ho pensato che potesse aver freddo», aggiunge. Ieri mattina è tornato a Capodichino e ha trovato Daniel ancora lì a bere una coca cola. «Devo ringraziare tutto il personale di Capodichino per la disponibilità verso questo ragazza straniero - aggiunge Petrone - Napoli ancora una volta ha dimostrato il suo volto solidale».
Incidente a Massa di Somma, scontro tra auto: un morto, bimbo ferito e passeggeri in fuga
L’alert
Si sta ora cercando di capire la vera storia del ragazzo. Soprattutto, quale sia la sua identità completa e se ci siano denunce di scomparsa che possano portare a lui. Il caso, però, è seguto anche dall’ambasciata che intende rimpatriare il giovane un volta accertare la sua identità. «L’importante - conclude il console - è che si in buone condizioni fisiche».