L'ex arbitro De Meo: "Così Rocchi sceglieva i codici per comunicare in sala Var. Uno era sasso-carta-forbice"
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L'ex arbitro De Meo: "Così Rocchi sceglieva i codici per comunicare in sala Var. Uno era sasso-carta-forbice"

Lunedì 27 aprile 2026
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L'ex arbitro all'AGI sull'esistenza di una "segnaletica" per far passare comunicazioni agli addetti Var: "Erano decisi nei raduni settimanali. Perché in alcune partite scattava quel segnale e in altre no?"

L'ex arbitro all'AGI sull'esistenza di una "segnaletica" per far passare comunicazioni agli addetti Var: "Erano decisi nei raduni settimanali. Perché in alcune partite scattava quel segnale e in altre no?"

27 aprile 2026 (modifica alle 13:49) - MILANO

Un sistema di segnali, gesti ripetuti, tutt’altro che episodici e decisi a tavolino nei raduni settimanali. Nel pieno della bufera sul mondo arbitrale, emergono nuove accuse che puntano dritte verso la sala Var di Lissone e i suoi presunti 'codici'. A parlare è l’ex arbitro Pasquale De Meo che all’AGI descrive una prassi che sarebbe stata "conosciuta da tutti nell’ambiente", una sorta di codice gestuale che Rocchi e Gervasoni avrebbero utilizzato per comunicare con gli addetti al Var e correggerne le decisioni ritenute sbagliate: "Erano gesti decisi nei raduni riservati degli arbitri che venivano stabiliti ogni settimana. Per esempio, uno era quello del 'sasso-carta-forbice'", spiega De Meo. "Quella di fare dei gesti dalle vetrate era una consuetudine. Tutti sapevano e vivevano con malumore". Un meccanismo che, se confermato, violerebbe apertamente il protocollo: “I Var e gli Avar sono designati proprio per essere autonomi: nessuno può intervenire dall’esterno”, sottolinea De Meo. E il punto, più ancora della pratica in sé, sarebbe la sua applicazione non uniforme: “Perché in alcune partite scattava quel segnale e in altre no? In questo modo si finiva per falsare il campionato”, si chiede l'ex arbitro. 

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il precedente esposto

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Sulle motivazioni, l’ex arbitro resta nel campo delle ipotesi. Non necessariamente un sistema costruito per favorire una squadra, ma piuttosto, sostiene, per proteggere le carriere di alcuni direttori di gara. Un errore non corretto, infatti, incide direttamente sulle valutazioni e quindi sulle designazioni future. De Meo, fuori dal mondo arbitrale da due anni, avvicina la sua vicenda a quella di Domenico Rocca: anche lui, nel 2023, aveva presentato un esposto poi archiviato dalla Procura federale guidata da Giuseppe Chinè. In quell’occasione erano stati chiamati in causa Gianluca Rocchi, Daniele Orsato e Paolo Valeri. Oggi però, secondo l’ex arbitro, il quadro è diverso: “Non ho nulla da festeggiare, ma sono contento che sia intervenuta una Procura ordinaria. Ci sarà un giudizio imparziale, da un organo davvero super partes, su quello che accadeva”.

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