Giochisti o risultatisti? L'idea provocatoria: cambiare l'assegnazione dei punti
L'idea di Fulvio Cammarano, professore di Storia Contemporanea all’Università di Bologna: premiare il gioco ridisegnando il sistema di assegnazione dei punti
L'idea di Fulvio Cammarano, professore di Storia Contemporanea all’Università di Bologna: premiare il gioco ridisegnando il sistema di assegnazione dei punti
Oscar Maresca 8 maggio - 09:38 - MILANOL'eterno dibattito tra giochisti e risultatisti potrebbe finalmente risolversi grazie al "punto di merito". L’idea rivoluzionaria - e provocatoria - è stata lanciata da Fulvio Cammarano: professore di Storia Contemporanea all’Università di Bologna e direttore del Master in Giornalismo dell’ateneo. Il principio è semplice: premiare anche il gioco e ridisegnare il sistema di assegnazione dei punti. Chi segna di più vince e conquista due punti, rimettendo in discussione il terzo punto: trasformandolo in un premio attribuito alla squadra che esprime la prestazione migliore. "Non sempre chi supera l’avversario merita di più. Fortuna, episodi e gol continueranno ad avere lo stesso peso – spiega il professor Cammarano - perché fanno parte del gioco. Con gli strumenti tecnologici che abbiamo a disposizione si potrebbe però valutare la qualità della prestazione: tiri in porta, occasioni create, possesso palla, expected goals, calci d’angolo, intensità del pressing, contropiedi e molto altro. Ponderando le statistiche in un unico grande algoritmo calcolato automaticamente che assegna il punto extra a chi avrà giocato meglio".
Il confronto
—L’Università di Bologna ha organizzato una tavola rotonda, in programma oggi, venerdì 8 maggio, alle ore 15, che ospiterà il parere di addetti ai lavori ed esperti. Il punto di merito potrebbe essere la giusta base su cui costruire la tanto invocata rivoluzione del calcio italiano dopo la terza eliminazione di fila al Mondiale. "Non è irrilevante che l’Italia abbia adottato, trent’anni fa, il sistema dei tre punti a vittoria. Una scelta tutt’altro che neutra – continua il professor Cammarano - sperimentata negli anni ’80 e ufficializzata nei ’90, che rispecchiava un preciso clima culturale: più competizione, più premio al successo. Oggi possiamo permetterci di ripensare quella regola. Viviamo in un contesto diverso, segnato da una competizione esasperata e da una narrazione della sopraffazione del più forte che attraversa non solo lo sport, ma anche la politica internazionale. Potrebbe essere arrivato il momento di immaginare un principio correttivo".
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VIDEO: Giochisti o risultatisti? Mourinho chiude il dibattito cosìCome attuarlo
—Il punto di merito teorizzato dal professore Cammarano resta una suggestiva provocazione intellettuale: "Non abbiamo ancora pensato a come sottoporre l’argomento alla Figc, ma siamo in contatto con la Federazione. Durante la tavola rotonda discuteremo insieme dell’argomento. L’idea è chiara: all’inizio della stagione, un board tecnico indipendente, con criteri chiari e condivisi, potrebbe definire le modalità di valutazione del punto di merito. Costruendo una scala capace di evitare distorsioni. Due punti a chi vince, zero a chi perde, il terzo diventerebbe contendibile. In questo modo giocare bene sarebbe un valore concretamente riconosciuto anche in classifica". Altro che corto muso, con questa piccola rivoluzione l’intero sistema calcio cambierebbe volto. Favorendo il gioco, non più soltanto il risultato. Almeno tra altri quattro anni potremmo dire di averci provato.
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