Auto e mobilità, cinque previsioni sbagliate del tutto o in parte
La Gazzetta dello Sport

Auto e mobilità, cinque previsioni sbagliate del tutto o in parte

Venerdì 8 maggio 2026
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A volte le previsioni che riguardano l’auto si sono rivelate errate o premature: ecco degli esempi eclatanti di come la fine annunciata del modello imperniato sulle vetture private non abbia poi trovato riscontro nei fatti

Emilio Deleidi 8 maggio 2026 (modifica alle 09:03) - MILANO

A volte le previsioni che riguardano l’auto si sono rivelate errate o premature: ecco degli esempi eclatanti di come la fine annunciata del modello imperniato sulle vetture private non abbia poi trovato riscontro nei fatti

I monopattini non hanno cambiato le città

A volte, nel mondo dell’automobile e della mobilità, dare per scontati certi cambiamenti, considerati anche epocali, può risultare affrettato, tanto da venire poi smentiti dalla realtà dei fatti. Il sistema è, infatti, molto complesso e farsi prendere dall’enfasi di annunci roboanti può essere rischioso. A dimostrarlo con fatti e numeri è uno studio della società di analisi Bain & Company, illustrato a Milano dal suo partner responsabile per l’automotive Gianluca Di Loreto nell’ambito della presentazione del rapporto Aniasa, l’associazione che raggruppa oltre ottanta aziende del settore della mobilità. Cinque esempi di rivoluzioni annunciate, smentite dall’evoluzione reale della mobilità quotidiana che, a conti fatti, continua a ruotare intorno all’utilizzo dell’auto privata, con oltre il 75% degli utenti che ne fa "uso ricorrente". A riprova, sottolinea Di Loreto, di come sia indispensabile rimettere al centro delle politiche dell’automotive il consumatore e i suoi bisogni reali, "ripensando prodotti, prezzi, canali e politiche industriali a partire da come le persone effettivamente si muovono, da quanto guadagnano e da che cosa si aspettano dall’esperienza d’acquisto". L’industria del settore, insomma, ha creato dei prodotti e dei servizi presumendo l’esistenza di una domanda che, invece, non era ancora reale o, quanto meno, lo era in maniera insufficiente per sostenere business e investimenti, finendo per pagare il prezzo di previsioni fondate su presupposti troppo radicali. Adesso, per il settore della mobilità, è il momento d’innestare una rapida retromarcia, dando grande attenzione, come conclude Di Loreto, "all’accessibilità economica e a una transizione energetica meno ideologica e più pragmatica". Strategia che alcuni costruttori stanno già mettendo in atto con risultati tangibili, stando alla larga dai cinque errori capitali che qui ripercorriamo.

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