Nikolay Mihaylov: "Il Giro d’Italia resta il ricordo più bello della mia carriera"
La Gazzetta dello Sport

Nikolay Mihaylov: "Il Giro d’Italia resta il ricordo più bello della mia carriera"

Venerdì 8 maggio 2026
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L'ex ciclista ha partecipato alla Corsa Rosa nel 2015 ed è l'unico bulgaro ad aver preso il via per il suo Paese

L'ex ciclista ha partecipato alla Corsa Rosa nel 2015 ed è l'unico bulgaro ad aver preso il via per il suo Paese

Sergio Arcobelli Giornalista 8 maggio 2026 (modifica alle 10:01) - BURGAS (BULGARIA) Nikolay Mihaylov

Undici anni dopo la sua partecipazione al Giro d’Italia, Nikolay Mihaylov conserva ancora ricordi vividissimi della corsa rosa. Primo bulgaro nella storia a prendere il via al Giro, l’ex corridore della CCC Sprandi seguirà con emozione la partenza dalla Bulgaria, convinto che possa rappresentare una grande occasione per il ciclismo del suo Paese.

Mihaylov, oggi vive in Bulgaria? 

“Sì, al momento mi trovo in Bulgaria, vivo a Sofia. Sono sposato e ho una figlia di quattro anni”. 

Ha partecipato al Giro d’Italia nel 2015, chiudendo 129° in classifica con un 15° posto come miglior risultato di tappa. Che ricordi conserva? 

“Ho partecipato al Giro nel 2015, ormai undici anni fa, ma i ricordi sono ancora molto vividi. È stata un’esperienza unica, indimenticabile per tutta la vita. Ricorderò sempre le tappe estremamente impegnative, le sfide affrontate, l’atmosfera incredibile e lo spirito della corsa. E poi i milioni di spettatori lungo le strade, gli incoraggiamenti in ogni città attraversata dal gruppo, la magia dell’Italia e le regioni meravigliose che abbiamo attraversato”. 

Qual è stata la tappa più bella? 

“Ogni tappa era diversa dall’altra e sono riuscito a godermi anche quelle più dure, in cui ho sofferto tantissimo. Però ricorderò sempre la settima tappa, quando entrai nella fuga più lunga di quel Giro. Era una frazione di 270 chilometri e io rimasi all’attacco per oltre 230. È stato incredibile guidare la corsa quasi per tutta la giornata, sentire le ovazioni del pubblico e vivere una delle sfide più grandi della mia carriera”. 

Che emozione è stata concludere il Giro? 

“La sensazione di aver portato a termine il Giro d’Italia è stata unica. Prima di tutto è stato un traguardo personale. Milioni di persone nel mondo praticano ciclismo e solo pochissimi arrivano a questo livello, figurarsi partecipare al Giro. Finirlo, e farlo da primo bulgaro al via della corsa, è stato per me un enorme onore”. 

La vostra squadra, la CCC Sprandi, era una sorpresa di quel Giro. 

“La nostra squadra era un'outsider e avevamo ricevuto una wild card. L’obiettivo era farci notare, entrare nelle fughe e cercare di ottenere il maggior numero possibile di buoni risultati. Credo che ci siamo riusciti”. 

Che tipo di corridore era Mihaylov? 

“Ho ottenuto buoni risultati su tutti i tipi di terreno e mi trovavo bene anche nelle cronometro e nelle fughe. Direi quindi che il mio profilo era quello di un rouleur (passista, ndr)”. 

Che cosa ha significato essere il primo bulgaro al Giro? 

“È stato un grande onore ma anche una grande responsabilità. Ho cercato di rappresentare il mio Paese nel miglior modo possibile, entrando nelle fughe e cercando di essere attivo per tutta la corsa. In quel periodo indossavo anche la maglia di campione nazionale bulgaro, e questo mi dava ancora più motivazione”. 

Che rapporto ha con l’Italia? 

“Mi piace molto l’Italia. Apprezzo la cultura, la gente, il cibo e i paesaggi. Ogni volta che ho corso lì, tutte queste cose mi hanno sempre dato una grande energia”. 

Perché il ciclismo bulgaro non ha prodotto tanti corridori di alto livello? 

“Non esiste una risposta unica. Probabilmente nessuno è stato davvero disposto a investire seriamente nel ciclismo. E sappiamo che questo sport richiede risorse economiche importanti e investimenti a lungo termine. Spero che il passaggio del Giro d’Italia possa aiutare a cambiare qualcosa”. 

La partenza dalla Bulgaria può aiutare il movimento ciclistico del vostro Paese? 

“Lo spero davvero. Il Giro può aiutare la gente a capire che il ciclismo è un modo straordinario per promuovere un Paese, le sue regioni e la sua cultura. Spero anche che più persone si avvicinino a questo bellissimo sport. Per sviluppare il professionismo serve prima di tutto una grande partecipazione di base”. 

Ha studiato le tre tappe bulgare? 

“Sono tappe molto interessanti. Quando una corsa parte dal mare, lo spettacolo è già assicurato. Abbiamo una splendida costa sul Mar Nero e gli spettatori potranno ammirare panorami mozzafiato, antiche cittadine costiere e una natura bellissima”. 

La prima tappa sembra adatta ai velocisti. 

“La prima tappa non presenta salite importanti, ma se il vento soffierà dal mare potrebbero esserci sorprese”. 

La seconda tappa appare la più difficile, con la salita verso il monastero di Lyaskovets. 

“La seconda tappa è molto emozionante, con arrivo a Veliko Tarnovo, l’antica capitale della Bulgaria, una città ricca di storia e dominata da una fortezza imponente. Prima del traguardo il gruppo affronterà una salita ripida vicino al monastero di Lyaskovets. Lì la corsa potrebbe spezzarsi e un gruppo ristretto potrebbe giocarsi la vittoria”. 

La terza tappa invece sembra ancora per velocisti. 

“La terza e ultima tappa in Bulgaria si correrà nella capitale Sofia, ai piedi del monte Vitosha. È una città ricca di storia, architettura e vita moderna. C’è una sola salita classificata, che non credo creerà problemi ai velocisti. Mi aspetto quindi una volata di gruppo sul celebre pavé giallo del centro cittadino”. 

Chi vede favorito per la vittoria finale del Giro? 

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“Il principale favorito è Jonas Vingegaard. Credo che Egan Bernal e Jai Hindley saranno i suoi rivali più vicini e completeranno il podio. Ma questo è il Giro e nulla è mai scontato: negli anni abbiamo visto tante sorprese. Sarà una corsa emozionante e per noi è un grande onore che tutto inizi dalla Bulgaria”.

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