Pedersen va veloce: volate e assist, Marcus è diventato la freccia del Torino
La Gazzetta dello Sport

Pedersen va veloce: volate e assist, Marcus è diventato la freccia del Torino

Domenica 7 giugno 2026
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L’esterno norvegese quest’anno ha alzato il livello: difende, semina gli avversari e ha trovato pure il gol

L’esterno norvegese quest’anno ha alzato il livello: difende, semina gli avversari e ha trovato pure il gol

Simone Battaggia Giornalista 7 giugno - 10:41 - MILANO English version

A volte occorre saper aspettare. Lo avrà pensato Marcus Pedersen lo scorso 8 maggio, quando ha deciso con un colpo di testa la partita contro il Sassuolo (2-1). È stato il suo primo gol, non solo con la maglia del Torino — quel giorno era alla sua sessantesima presenza in granata — ma anche in Serie A, perché nel 2023-24, proprio con la maglia degli emiliani, aveva collezionato 28 gare senza segnare. Anche chi segue il Torino, però, avrà pensato qualcosa di simile nell’arco della stagione. Perché il Marcus Pedersen visto da agosto a maggio è profondamente diverso rispetto a quello che aveva vestito la maglia granata nel 2024-25. Più convinto di sé stesso, più incisivo, più pericoloso. La sua è stata una maturazione lenta ma costante, che giornata dopo giornata l’ha portato a essere uno degli elementi chiave della squadra e a mantenere, grazie alle sue prestazioni, un posto in Nazionale. Un risultato non da poco, tenendo conto dell’attuale valore della Norvegia.

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il percorso

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Pedersen era arrivato al Torino nell’estate nel 2024, in prestito dal Feyenoord. Nella stagione 2024-25 aveva giocato 29 partite di Serie A, partendo per 15 volte da titolare, ma aveva chiuso senza gol segnati e senza assist. Il periodo di maggiore continuità per lui era stato l’autunno, quando l’assetto di gioco di riferimento era il 3-5-2 e lui aveva giocato otto partite di fila da quinto di destra, tra novembre e dicembre, venendo preferito a Lazaro. Il passaggio al 4-2-3-1 lo aveva penalizzato, perché dietro giocava piuttosto Walukiewicz e davanti venivano schierati Lazaro e, all’occorrenza, Gineitis. Una stagione interlocutoria, ma con il riscatto dal Feyenoord avvenuto ad aprile, l’esterno ha deciso di giocarsi al meglio la sua seconda chance granata. In questa stagione il suo percorso è stato opposto. Nelle prime partite sul lato destro ha iniziato un po’ più spesso Lazaro, ma man mano che il Torino è passato al 3-5-2, a imporsi nella posizione è stato il norvegese, fino a diventare il quinto di destra titolare. Sono ventitré le partite iniziate dal primo minuto in campionato, con cinque gare saltate per infortunio. Pedersen ha convinto innanzitutto per la rapidità. Le sue accelerazioni sono state una costante in tutto il campionato. La capacità di toccare punte di velocità molto alte ha messo in difficoltà diversi avversari diretti, gli ha permesso di attaccare la linea di fondo per i suoi cross e di appoggiare le ripartenze granata, offrendo una sponda dopo che la pressione dei centrocampisti — Gineitis, Vlasic, ma anche Casadei — aveva permesso di riconquistare la palla.

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assist e copertura

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Anche così sono arrivati i due assist e mezzo in campionato: prima l’antipasto contro il Genoa, con un fendente che ha costretto Sabelli all’autogol; il primo assist ufficiale a Pisa per la rete decisiva di Adams e il secondo una settimana più tardi contro l’Hellas, servendo di testa Simeone per il vantaggio granata. E infine è arrivato anche il gol contro il Sassuolo, sempre di testa, a suggellare una stagione di grande presenza nel gioco offensivo granata. Oltre a questo, però, c’è stato anche il lavoro in difesa. Il destino degli esterni è quello di correre molto, più dei compagni. In questo Pedersen non si è mai tirato indietro, offrendo copertura e aiuto sulla sua corsia. Tanta generosità che l’ha portato fino al Mondiale.

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