Binaghi: "Cobolli può farcela. Il tennis italiano è passione e visione, ecco perché ci invidia tutto il mondo"
La Gazzetta dello Sport

Binaghi: "Cobolli può farcela. Il tennis italiano è passione e visione, ecco perché ci invidia tutto il mondo"

Domenica 7 giugno 2026
2 visualizzazioni

Il presidente della Federazione italiana tennis e padel: "La partita in chiaro? Nessuno riesce ad ammettere che il tennis in Italia si sia sviluppato a tutti i livelli soprattutto grazie alla nostra televisione"

Il presidente della Federazione italiana tennis e padel: "La partita in chiaro? Nessuno riesce ad ammettere che il tennis in Italia si sia sviluppato a tutti i livelli soprattutto grazie alla nostra televisione"

Dalla nostra inviata  Federica Cocchi 7 giugno - 11:04 - PARIGI

Ancora una finale Slam, ancora un italiano a giocarsela, e la notizia è che non si chiama Jannik Sinner. Flavio Cobolli è l’ennesima dimostrazione di un tennis azzurro che funziona, il successo del sistema Italia che sta raccogliendo i suoi frutti dolcissimi. Angelo Binaghi, presidente della Federazione italiana tennis e padel, sarà in tribuna ad assistere a un altro evento straordinario per le racchette d’Italia. 

VIDEO: Andreeva vince il primo Slam. Il suo segreto? Quel quaderno in panchina

Presidente, questa Italia del tennis continua a stupire il mondo: cosa si aspetta dalla finale di Flavio Cobolli? 

"Mi aspetto vivacità e battaglia, voglia di vivere fino in fondo la partita più importante della carriera, su un palcoscenico straordinario e senza avere nulla da perdere. Cobolli sta attraversando un momento di grande forma, contro l’avversario più forte possibile, vista l’assenza di Sinner e Alcaraz. Con Zverev ha già vinto una volta, quindi può fare partita. Sarà comunque una festa, perché è la sua festa". 

Che si potrà vedere anche in chiaro, in televisione. 

"È una nostra vittoria essere riusciti a convincere il Governo a imporre, a partire dai prossimi contratti, quindi dal 2029, l’obbligo di mandare in chiaro tutte le semifinali e le finali degli Slam e dei 1000 in cui è presente un italiano. E poi c’è il servizio pubblico che offre il nostro canale, SuperTennis, il cui impatto in Italia è da sempre sottovalutato e che trasmette in chiaro gli Us Open, la Davis, le Bjk Cup e i tornei del circuito femminile. Nonostante sia un servizio pubblico senza alcun costo per lo Stato, nessuno ci dice bravi: pazienza. Nessuno riesce ad ammettere che il tennis in Italia si sia sviluppato a tutti i livelli soprattutto grazie alla nostra televisione, ma questo in fondo è anche un vantaggio perché il nostro tennis continuerà a crescere sempre di più rispetto agli altri sport nei prossimi anni". 

Tutti si chiedono: qual è il segreto degli italiani? 

"Non ci sono segreti se non il lavoro e la visione che tutti all’estero ci invidiano. E pensare che c’era chi parlava del tennis come di uno sport che non andasse bene per gli italiani, poi che da noi non fosse possibile imparare e bisognasse affidarsi ad accademie straniere. Qui si è capovolto il mondo. Abbiamo sfatato un tabù. Era tutto sbagliato quello che ci dicevano 20-30 anni fa, lo abbiamo dimostrato". 

E adesso i ragazzini sognano di diventare tennisti... 

"Bene, perché abbiamo visto anche durante gli Internazionali i dati che dimostrano quanto il tennis faccia bene alla salute e il risparmio per il servizio sanitario nazionale è quello più alto possibile tra tutte le altre discipline sportive. C’è la necessità di adeguare impianti, non solo i campi centrali dove giochiamo le nostre più grandi manifestazioni che vanno in sold out. A proposito: nella prima settimana di vendita degli Internazionali d’Italia del prossimo anno, abbiamo venduto due terzi dei biglietti della finale...". 

E stanno per partire il lavori per la copertura del Centrale.

"Come sa non siamo noi a governare l’impianto, è in concessione a Sport e Salute. L’edizione del 2028 se tutto andrà bene sarà la prima con il tetto retrattile. Ci hanno anche detto che, se tutto va bene, sarà possibile sin dal prossimo anno, invece, usufruire dell’aumento della capacità dell’impianto. Sono circa 15 anni di ritardo, ma meglio tardi che mai e speriamo che i lavori procedano secondo il programma...". 

Almeno non ci saranno spiacevoli concomitanze tra match di cartello di Serie A e Internazionali, Finals e Davis...

"Finalmente una buona notizia anche su quel versante, ho ringraziato pubblicamente Simonelli e De Siervo. Credo che questa scelta nella compilazione dei calendari di Serie A faccia bene anche, in assoluto ai tifosi, perché ce ne sono tanti che seguono entrambe le discipline. E poi credo che possa giovare anche al calcio, perché per cominciare a ricostruire una strada e recuperare quello che si è perso, serve anche essere meno autoreferenziali e rendersi conto del contesto in cui si opera. È da queste decisioni che bisogna ripartire per rifondare uno sport che in Italia fa parte della storia e della società". 

Intanto sempre nel 2028 il calendario si arricchirà di un nuovo torneo, questa volta sull’erba. È stata definita la sede? 

"Lo faremo presumibilmente al Nord. Nelle prossime settimane dobbiamo scegliere esattamente dove, ma il nostro obiettivo nel medio periodo è Milano. Non è possibile che per una federazione, per un movimento come il nostro, di così grande crescita e che ha più della metà del suo bacino nel Nord Italia, che nessuna delle nostre attività stabili non abbiano come riferimento la capitale industriale del Paese". 

L’idea di portare le Finals a Milano è sempre valida? 

"Abbiamo felicemente portato a termine un lungo confronto con il ministero dello Sport, che ringrazio, per stabilire una cornice, compatibile con le nuova legge e con il contratto precedentemente firmato con la Atp, entro cui confrontarci con Sport e Salute. Aspettiamo che Sport e Salute condivida questo documento con noi e così sarà possibile capire se potremo essere beneficiari del contributo previsto per legge. Questo è il primo step e poi discuteremo con il Governo dove fare questa manifestazione in futuro".

Leggi anche La Capitale del tennis: da Pietrangeli a Cobolli, i romani in finale allo SlamAbbiamo prodotto più top ten degli Usa: così l'Italia ha costruito nel tennis la sua età dell'oro

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo