De la Fuente: "Sì, la mia Spagna è tra le favorite. Yamal? Toccato dalla mano di Dio"
Il commissario tecnico della Roja si racconta prima del debutto al Mondiale: dal supercorso con Scaloni fino a Lamine Yamal e allo spirito di gruppo come arma segreta
Il commissario tecnico della Roja si racconta prima del debutto al Mondiale: dal supercorso con Scaloni fino a Lamine Yamal e allo spirito di gruppo come arma segreta
Dal nostro inviato Filippo Maria Ricci 8 giugno - 08:48 - LAS ROZAS (MADRID) English versionIl professor De la Fuente non si nasconde. La sua Spagna campione d’Europa è data come favorita per la vittoria al Mondiale, e lui accetta il ruolo con fiducia e sicurezza. E nessuna spocchia. Ma prima di parlare della coppa del Mondo che inizia questa settimana facciamo un passo indietro a quando il futuro ct della Spagna lavorava per la federazione al supercorso degli allenatori. Ci serve per capire un personaggio unico nel panorama calcistico.
VIDEO: La Spagna convoca Gavi e lui non sta nella pelle: il video della sua reazione è da brividiTra i suoi alunni c’è stato anche il ct campione, l’argentino Lionel Scaloni.
Sorride. "Chi l’avrebbe pensato eh? Eravamo nel 2018... La vita è meravigliosa. E ancor di più perché né a me né a lui è stato mai regalato nulla. Se siamo campioni del Mondo e d’Europa è solo grazie al lavoro, tanto lavoro e ancora lavoro. Tra l’altro io e Scaloni pur con età diverse abbiamo un cammino simile, siamo arrivati alla nazionale maggiore dalle inferiori. Le vittorie hanno consolidato i ruoli".
Cosa ricorda di Scaloni?
"Che c’erano alunni che avevano qualcosa di diverso, e lui era uno di quelli. Inquietudini, domande, curiosità, menti privilegiate. Scaloni amava il dibattito, la discussione, il confronto costruttivo, proponeva, era molto attivo. E la cosa bella di quelle lezioni è che poi i ragazzi restavano qui a Las Rozas a giocare a calcio tra di loro, partite vere eh? Gente competitiva in campo e umile in classe. Lavoravano per gruppi e c’era un grande spirito, perché va ricordato che nelle classi, miste ovviamente, non tutti avevano raggiunto lo stesso livello come calciatori. Beh, in aula erano tutti uguali. E si ricreava l’ambiente tipico di ogni classe: quello del primo banco, quello dell’ultimo, quello che parla, quello che scherza, il silenzioso. Era magnifico. Scaloni sedeva sempre davanti, tipo primo della classe".
Lei come è diventato allenatore degli allenatori?
"A me piace tanto parlare di calcio, e se è con colleghi di professione ancora di più. Quando mi hanno offerto il posto non ci ho pensato due volte, e tra l’altro ho avuto classi fenomenali: Xabi Alonso, Xavi Hernandez, Raul, Victor Valdes. E poi Scaloni, Iraola, l’italiano Alessio Lisci... I miei corsi erano Evoluzione del calcio e Sviluppo tattico. L’ho fatto per 3 anni e ho appreso tantissimo anch’io. Gli dicevo: 'Io non so di calcio più di voi, però ho più esperienza, e questa vi metto a disposizione. Non voglio convincervi, ma condividere il vissuto'".
A proposito di esperienza, oggi sarebbe un altro professore.
"Chiaro, ma non per le vittorie. Per la forza che ti dà lo scorrere della vita, che io considero sempre in un’ottica di apprendistato".
Penso che il Mondiale sia al di sopra di qualsiasi circostanza politica e sociale"
Luis de la FuenteLuis Enrique campione d’Europa, Unai Emery con la sua quinta Europa League, Arteta con la Premier, e poi il Rayo di Iñigo Perez, la grande stagione di Iraola… I tecnici spagnoli vanno molto forte.
"Per me, come ct e in qualità di ex istruttore del supercorso federale, è motivo di enorme orgoglio. Il processo formativo nelle scuole regionali e nazionali del nostro Paese è straordinario, e non lo dico per partito preso o cavalcando l’onda del successo dei nomi che ha menzionato. Lo dico perché l’ho vissuto personalmente. Qui non c’è nulla di casuale, si raccolgono i frutti di semi piantati per anni: formare allenatori perché possano formare giocatori. È stato un lavoro straordinario che non è certo finito eh? Tutt’altro, il successo aiuta a lavorare meglio. La nostra formazione è un esempio internazionale".
Questioni politiche hanno portato alla cancellazione della Finalissima, la sfida tra campioni d’Europa e del Mondo a Doha in marzo, teme che ci possano essere problemi anche al Mondiale?
"No, no, esattamente il contrario: io penso che il Mondiale sia al di sopra di qualsiasi circostanza politica e sociale. È un trait-d’union che tiene insieme credi, ideologie e razze differenti. Bisogna utilizzare il calcio come guida verso la diversità, lo spettacolo, l’unione. Vedo il torneo che sta per iniziare come una manifestazione storica in questo senso".
E in campo?
"Mi permetta di usare di nuovo lo stesso termine, storico. Ci sono tutte le grandi nazionali meno l’Italia, tutte. Storico per numero di candidati al titolo, il più ampio di sempre, per livello medio e perché potremo vedere anche nazionali che non conosciamo tanto e che potranno mettersi in mostra. La professionalità si è estesa in maniera clamorosa: Capo Verde, il nostro primo rivale, oggi è su un livello infinitamente superiore rispetto anche a pochi anni fa. È un Mondiale difficilissimo, ed è chiaro che ci sentiamo in grado di provare a vincerlo, però abbiamo compagni di viaggio tremendi".
Vi danno come favoriti.
"Lo considero un riconoscimento a tutto ciò che abbiamo fatto finora, è un valore aggiunto che ci siamo guadagnati sul campo. E ci fa piacere".
La Spagna celebra il ct de la Fuente dopo la vittoria degli Europei 2024Qual è la forza della sua Spagna?
"Lo spirito di gruppo: c’è gente che è con me dal 2015, dalle giovanili: Unai Simon, Mikel Merino, Rodri, Fabian, Cucurella, Dani Olmo, Oyarzabal... La relazione è differente, ti dà forza e viene percepita da chi arriva dopo. Io non ho paura a dire che per molti di loro sono più di un allenatore. Il legame è molto profondo e si trasmette anche al campo, non ho dubbi. Anche perché quando passi 45-50 giorni stando sempre insieme devi condividere molto di più che un pallone".
Lamine Yamal è una persona speciale, un genio. È stato toccato da una bacchetta magica, dalla mano di Dio"
Luis de la FuenteTanti dei suoi, Rodri, Fabian, Gavi, Nico Williams, Lamine Yamal, Mikel Merino, hanno avuto problemi in stagione.
"In nazionale ci si adatta alle circostanze particolari dei singoli. La maggior parte dei giocatori che ha menzionato è tornata in campo prima della fine della stagione. Saranno tutti pronti per il nostro debutto".
Come ha visto Lamine Yamal in questi giorni?
"Bene, sta bruciando le tappe fissate dai medici. Credo possa essere disponibile per la prima sfida, poi vedremo se e quanto utilizzarlo".
Parla di formazione. Come è stato accogliere in gruppo un ragazzino di 16 anni che dopo gli allenamenti faceva lezione via Zoom nel vostro ritiro dell’Europeo?
"Una sfida, che abbiamo vinto con un incredibile lavoro di squadra. E perché Lamine Yamal è una persona speciale, un genio. Ci siamo trovati di fronte a qualcosa di straordinario: io a 64 anni penso di non aver concluso il mio processo di apprendimento, figuriamoci a 16! E in nazionale, in un campionato Europeo. Lamine ha un’intelligenza emozionale superiore, è stato toccato da una bacchetta magica, dalla mano di Dio. E poi c’è la squadra: io convoco brave persone, il nostro è un gruppo molto umano. All’Europeo c’era Jesus Navas che aveva 39 anni, e che fuori dal campo giocava e passava del tempo con assoluta naturalezza con uno che ne aveva 23 di meno e che poteva essere suo figlio".
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