Obodo: "Zanzare, fucili e fughe, la storia dei miei due rapimenti. Quella volta con la marijuana in auto..."
La Gazzetta dello Sport

Obodo: "Zanzare, fucili e fughe, la storia dei miei due rapimenti. Quella volta con la marijuana in auto..."

Martedì 14 luglio 2026
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L'ex centrocampista si racconta alla Gazzetta: "Mi sono rotto 4 volte il crociato e mi hanno rapito due volte in Nigeria, la seconda sono stato 5 ore chiuso in un bagagliaio. Gaucci e Cosmi come due padri. Alla Dinamo Minsk rifiutai di prendere delle pastiglie, poi..."

L'ex centrocampista si racconta alla Gazzetta: "Mi sono rotto 4 volte il crociato e mi hanno rapito due volte in Nigeria, la seconda sono stato 5 ore chiuso in un bagagliaio. Gaucci e Cosmi come due padri. Alla Dinamo Minsk rifiutai di prendere delle pastiglie, poi..."

Francesco Albanesi 14 luglio - 08:01 - MILANO English version

Il suo personaggio sembra uscito da un film, e invece è tutto vero. Christian Obodo ha vissuto dodici anni in Italia tra Perugia, Udinese, Fiorentina, Torino e Lecce, affermandosi come un centrocampista di qualità e quantità, capace anche di regalare magie, come la rovesciata di San Siro contro l'Inter nel 2007, ultimo suo gol in Serie A. La sua carriera ad alto livello è stata un lampo: quattro crociati rotti, il primo a 23 anni, e la depressione: "Faticavo a camminare. Una volta provai un sorso di whisky e mi fece schifo. Mia madre e mia sorella mi salvarono". Nel giro di pochi anni Obodo passa dall'essere un possibile obiettivo di Real Madrid, Barcellona e Liverpool a vivere una serie di episodi decisamente meno da copertina: due rapimenti nella sua Warri, in Nigeria. "Nel primo mi puntarono quattro fucili, nel secondo mi chiusero nel bagagliaio della mia auto per cinque ore". Insomma, definirlo un personaggio cult è quasi riduttivo. A 42 anni ti risponde direttamente da uno stadio a Lagos, mentre svolge il suo lavoro di scout.

Obodo, lei scopre talenti?
"Non solo: li porto anche in Italia. Qui a Lagos si è appena conclusa la Coppa U20 del Consolato Generale Italiano, di cui io e Oba Martins siamo ambasciatori. I 18 migliori giocatori vengono selezionati e inseriti nei settori giovanili di club come Udinese, Como e Fiorentina. È un modo per valorizzare il talento africano. Io, comunque, continuo a vivere a Udine". 

L'Italia la scopre nel 2001: come ci arriva?
"Tramite un giro di procuratori. Il mio aveva amici in Spagna e Italia, soprattutto a Perugia. A 16 anni faccio il primo provino e lo supero. In Umbria ho solo bei ricordi, come l'Intertoto vinta nel 2003. E lì ho anche conosciuto il mio secondo padre".

Luciano Gaucci?
"Esatto. Era un vulcanico: dopo le partite litigava spesso con arbitri e presidenti avversari, come nella famosa lite con Matarrese. Fu però il primo a darmi fiducia a 16 anni, quando arrivai da solo in Italia".

E Serse Cosmi?
"Anche lui un papà. Mi ha allenato a Perugia, Udine e Lecce: ho passato diversi anni con lui. A volte era difficile capire quello che diceva, ma rimane una persona che porto nel cuore”. 

Se Obodo non avesse fatto il calciatore...
"Sarei diventato attore. Oppure campione di tennistavolo. A 12 anni vincevo tutti i tornei del mio quartiere a Warri".

Ricorda l'ultimo gol in Serie A?
"Come dimenticarlo. Inter-Udinese, febbraio 2007. A inizio secondo tempo sfrutto una sponda di testa di Coda, stop di ginocchio e rovesciata a battere Toldo. Poi Crespo pareggiò la partita".

Quattro anni prima ne realizzò uno altrettanto bello. 
"Inter-Perugia 2-2, ultima giornata della stagione 2002-2003. Tiro da fuori area, palo interno e gol. A San Siro avevo un feeling speciale, mi esaltavo. Non c'era un motivo preciso, forse perché ho sempre tifato Inter e sognavo un giorno di giocarci". 

Gli infortuni hanno però fermato la sua ascesa nel momento più bello.
"Mi sono rotto il crociato quattro volte, il primo a 23 anni. La mia carriera è stata un lampo, quasi non me ne sono accorto. A Udine mi stavo consacrando come un top: Liverpool, Barcellona e Real Madrid mi volevano, prima di scoprire che le mie ginocchia erano fragili".

Quanto ha sofferto?
"Dopo la rottura del quarto crociato sono caduto in depressione. Avevo dolori ovunque e faticavo anche a camminare. Una volta provai un sorso di whisky e mi fece schifo. Mia sorella e mia madre mi salvarono: avrei rischiato di diventare un alcolizzato". 

Capitolo rapimenti. Ne subì due nel giro di otto anni: partiamo dal primo, nel 2012.
"A Warri, una mattina, stavo andando in chiesa a portare dei regali ai bambini. Guidavo la mia Bentley quando un'auto mi tagliò la strada. Scesero in quattro armati di fucili e mi rapirono. Mi portarono in una casa abbandonata in mezzo a una foresta. Ricordo le zanzare, un vero incubo. I rapitori chiedevano 150.000 euro di riscatto, ma la mia famiglia non aveva quella cifra e ne pagò 10.000. Il giorno dopo arrivarono 500 poliziotti a cercarmi, ma io ero già scappato dalla finestra".

Il secondo, più "comico", nel 2020.
"Stavo scendendo dalla macchina quando, all'improvviso, alcuni uomini mi presero da dietro, mi incappucciarono e mi chiusero nel bagagliaio della mia auto. Rimasi lì dentro per cinque ore. Poi mi fecero scendere e mi derubarono gli orecchini e il telefono, lasciandomi però la sim. A un certo punto uno di loro mi riconobbe: 'Tu sei Obodo', e da lì mi lasciarono andare". 

La notorietà l'ha salvata.
"Sì, quasi li ho ringraziati. A Warri ci sono alcuni gruppi etnici che si sentono sfruttati dal governo e per questo sfogano la loro rabbia rubando e rapendo le persone”. 

Per concludere, può chiarire il caso sulla sua scomparsa nel 2013?
"Quell’anno andai alla Dinamo Minsk, che mi voleva per l'Europa League. Avevo la pubalgia e mi proposero di curarla con alcune pastiglie, ma io rifiutai. La Dinamo uscì dall'Europa e mi mise fuori rosa. Così tornai in Italia, senza dire niente a nessuno. Un giorno, a Udine, fermarono me e un amico in macchina e la polizia trovò della marijuana: non era mia, non ho mai fumato. La notizia fece rumore e la Dinamo mandò un medico a Roma per farmi un test del capello, che risultò negativo. Il mio amico fu poi arrestato".

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