Come sarà il Napoli di Allegri: doppio modulo, Hojlund centrale e sul mercato...
Oggi il tecnico si presenta al teatro San Carlo. La squadra dovrà saper cambiare sistema ma il danese, McTominay e Lobotka saranno intoccabili
Oggi il tecnico si presenta al teatro San Carlo. La squadra dovrà saper cambiare sistema ma il danese, McTominay e Lobotka saranno intoccabili
Antonio Giordano Collaboratore 14 luglio 2026 (modifica alle 09:46) - NAPOLI English versionLa sua Napoli, vista da lassù, è in quell’orizzonte affascinante che in ogni sacra vigilia vissuta con la Juventus o con il Milan gli strappava il fiato: Corso Vittorio Emanuele, ci sono due alberghi che quasi si sfiorano, e c’è un vissuto brevissimo e però palpabile che Allegri s’è goduto in quelle notti piene di calcio. Napoli, ch’è stata sua nel ‘98 e per poche e non indimenticabili giornate, gli appare nel suo splendore da un terrazzo che conosce, da stanze in cui preparava le sue partite al Maradona pure quando ancora si chiamava San Paolo, e da profumi che ha sempre respirato: però adesso, ovviamente, è un’altra Storia, e bisognerà gustarsela. Le 13.30 quando atterra a Capodichino, le 14.30 quando arriva a Castel Volturno, le 16.30 quando mette piede al Parker’s - il suo vecchio ritiro preferito - mentre De Laurentiis sta (letteralmente) trenta passi più in là, al De Bonart: è un tuffo nel passato, è un antipasto del futuro, è un viaggio che comincia.
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—Nella "collezione" di Adl - dai Benitez agli Ancelotti, dagli Spalletti ai Conte - Massimiliano Allegri non poteva mancare e dopo averlo corteggiato ripetutamente (nel 2012, nel 2021, nel 2025) per presentarlo è riuscito a spalancargli il San Carlo, un monumento della cultura che (ri)aprirà al calcio e a un’epoca nuova: e che sia di "corto muso" e comunque di larghe vedute, lo dirà poi il tempo. C’è un Napoli che si è fatto praticamente in quattro, quarantasette calciatori e altrettanti ingaggi, e che sarà da modellare; e c’è sempre quel Napoli che, nel momento in cui ogni discorso si inginocchierà agli dei del campo, dovrà rappresentare Allegri, le sue idee, il suo modo di essere, e le ambizioni che appartengono a lui, a De Laurentiis, a Manna e a una città ormai abituata a vivere alla grande. Il mercato è un’insidia ma a un uomo che ne ha viste (e ne ha vinte) tante, riesce anche a scivolare oltre i propri pensieri.
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si gioca
—E i moduli, il sistema, l’organizzazione, i piani offensivi e quelli difensivi, apparterranno alla normalità di chi ha messo assieme sei scudetti, un bel po’ di coppe e quell’arte di sdrammatizzare che certo aiuta. Ma in questo groviglio di opzioni, tra quei "venticinque" che alla fine dovranno rappresentare i pilastri per il campionato e la Champions, Allegri si riempie dell’abbondanza, della varietà dei talenti, delle sfide da allestire: e tra un McTominay e un Hojlund, un De Bruyne e un Lobotka, un Di Lorenzo e un Alisson Santos, plasma per ora concetti da trascinare in campo. Il primo Allegri, quello di Cagliari e anche del Milan, è andato di slancio con la difesa a quattro, ci ha messo a volte un pizzico di tridente e altre il trequartista, s’è preso una panchina d’oro allenando su un’isola che poi gli è appartenuta e uno scudetto in rossonero; l’Allegri-2, quello che si converte dalla Juventus in poi e mette assieme cinque scudetti di fila, sa soprattutto della difesa a tre, di un mutamento che vincendo tanto e ripetutamente, si trasforma in comfort zone, di una visione riveduta e corretta di sé. Ora i "due" Allegri si mescolano: il Napoli che verrà gli sta bene con il 4-3-3 (o derivazioni varie), vorrebbe esaltare gli incursori - McTominay e De Bruyne, se ci sarà - aggrapparsi a quel centravanti che avrebbe sognato nella sua ultima Milano - quindi Hojlund - e comunque giocare di palleggio, perché gli è piaciuto; ma non gli dispiace neppure la formula 3 di una difesa che ha fisicità e versatilità, che può avere cinque centrocampisti e che può essere irrorato da varie intelligenze. Però, "shhhh", si entra al San Carlo...
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