Bandelletta ileotibiale nel runner: nuovi studi ne cambiano il trattamento
Una delle cause più comuni di dolore al ginocchio nel runner spiegata alla luce delle più recenti revisioni scientifiche e indicazioni pratiche per prevenirla
Una delle cause più comuni di dolore al ginocchio nel runner spiegata alla luce delle più recenti revisioni scientifiche e indicazioni pratiche per prevenirla
Dario Domeniconi 14 luglio - 11:49 - MILANOLa sindrome della bandelletta è una delle patologie più caratteristiche nei runner. In Fisiorunning stiamo osservando un netto incremento dei casi nell'ultimo anno, verosimilmente legato al numero crescente di runner che si avvicendano alla corsa per la prima volta. L'avevamo affrontata in passato ma le più recenti ricerche scientifiche hanno modificato in maniera significativa l'approccio diagnostico e terapeutico.
Che cos'è la sindrome della bandelletta ileotibiale?
—È la seconda causa di infortunio nel runner che si manifesta con un dolore laterale e in basso al ginocchio. Esattamente dove si inserisce una fascia di tessuto connettivale che origina dal bacino lateralmente raggiungendo all'esterno la tibia, decorrendo lateralmente al ginocchio. Ha come sintomi un dolore puntorio e bruciante all'esterno del ginocchio che compare sempre alla stessa distanza (o tempo) dall'inizio della corsa. Peggiora in discesa e si risolve, temporaneamente, con il riposo. È più frequente nei runner principianti, in giovane età, nel sesso femminile, a basse velocità, nei soggetti allergici e in chi pratica endurance. Biomeccanicamente ne soffre maggiormente il runner che durante l'appoggio al suolo cede con il bacino, adduce e intraruota il femore. In pratica chi cade con la gamba all'interno durante la fase di carico. Fino a pochi anni fa si pensava essere dovuta all'atrito della bandelletta sul ginocchio durante i frequenti movimenti della corsa. Oggi invece si è visto che la bandelletta comprime uno strato di tessuto adiposo fortemente innervato e vascolarizzato tra i 20° e i 30° di flessione.
I nuovi studi sulla sindrome della bandelletta ileotibiale
—Recenti pubblicazioni hanno profondamente modificato il trattamento della sindrome della bandelletta. La revisione sistematica del 2024 ha evidenziato come lo stretching, pensato per allungare la bandelletta e ridurre l'attrito non porti a nessun beneficio. Il problema non dipende dalla lunghezza della bandelletta, ma da quanto viene compressa questa regione a causa del ridotto controllo della muscolatura dell'anca. È grazie a questa revisione su 13 studi scientifici che si è arrivati alla conclusione di come il rinforzo sugli abduttori d'anca riduce il dolore dal 27% al 100% dei casi e migliora la funzionalità del ginocchio dal 10% al 57% in un arco di 2-8 settimane. Un ulteriore studio del 2025 ha confermato, oggettivamente, una riduzione dello spessore della bandelletta, dopo un rinforzo attivo dell'anca associato alla terapia manuale.
Prevenzione e riabilitazione
—Una buona prevenzione ai primi leggeri sintomi si basa sul rinforzo gluteo e sul miglioramento del controllo neuromuscolare. Tra gli esercizi più efficaci troviamo il cammino laterale in posizione di semi-squat, in progressione con resistenza elastica sotto le due ginocchia.
Il ponte monopodalico in carico sul lato colpito.
I clamshell senza e con resistenza elastica. La discesa lenta e controllata dal gradino in carico sul lato colpito, cercando di non crollare all'interno con la gamba. La risalita dall'affondo reclutando maggiormente il gluteo piuttosto che i femorali.
L'andatura con salto su una sola gamba cercando di controllare il cedimento interno del ginocchio in fase di carico. L'approccio fisioterapico in fase acuta sarà orientato sulla gestione del dolore con la riduzione dei carichi, applicazione di ghiaccio, terapia manuale ed eventualmente onde d'urto. In fase subacuta inseriremo il rinforzo gluteo progressivo (isometrico>isotonico> funzionale) e il controllo dei pattern di controllo del ginocchio in fase statica.
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Fase di reintegrazione con esercizi di salto e andature controllandone il gesto patologico e la correzione degli schemi posturali di corsa sul cedimento della gamba all'interno (retraining della corsa). Infine un buon programma di prevenzione di recidiva come visto sopra.
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