Perché i ciclisti passano col semaforo rosso?
La Gazzetta dello Sport

Perché i ciclisti passano col semaforo rosso?

Martedì 14 luglio 2026
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Non è solo indisciplina: dietro un ciclista che passa col rosso c'è spesso un incrocio mal progettato o il timore di un mezzo pesante in svolta. Ma il Codice della Strada non fa distinzioni, ed ecco cosa si rischia davvero.

Non è solo indisciplina: dietro un ciclista che passa col rosso c'è spesso un incrocio mal progettato o il timore di un mezzo pesante in svolta. Ma il Codice della Strada non fa distinzioni, ed ecco cosa si rischia davvero.

Jacopo Moretti 14 luglio - 13:00 - MILANO I ciclisti che passano con il rosso sono un fenomeno diffuso sia in città che su strade extraurbane

Capita a chiunque si muova in città, al volante o in sella: un ciclista che, invece di fermarsi al rosso, prosegue dritto, magari dopo un'occhiata rapida a destra e a sinistra. È l'immagine che più di ogni altra alimenta l'insofferenza tra automobilisti e chi pedala, al punto da essere diventata una sorta di luogo comune, quasi come se passare col rosso fosse la regola e non l'eccezione. Ma perché succede? E soprattutto: cosa si rischia a farlo?

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PERCHÉ SUCCEDE

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Il motivo, spesso, è duplice. Da un lato pesa un fattore molto pratico: un'automobile che passa col rosso può essere multata anche a distanza di giorni grazie a dispositivi che fotografano la targa e permettono di notificare il verbale al proprietario senza che un agente sia fisicamente presente. Una bicicletta, invece, non ha la targa, e questo tipo di accertamento automatico semplicemente non funziona: perché scatti una sanzione, serve che un agente di polizia veda la manovra e fermi il ciclista sul posto. Dall'altro lato entra in gioco la sicurezza. Fermarsi in bici significa infatti perdere l'equilibrio, e ripartire da fermi richiede qualche istante in cui il ciclista è più lento e meno reattivo di un'auto: è proprio in quella fase che si è più in pericolo, soprattutto se accanto c'è un mezzo pesante che sta per girare a destra e che, per via degli angoli ciechi, potrebbe non essersi accorto della presenza della bici. È una dinamica che in Italia è già costata la vita a diversi ciclisti, e che spiega perché in alcuni casi anticipare di qualche secondo il verde venga percepito, a torto o a ragione, come più sicuro che aspettare e poi partire. 

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COSA SI RISCHIA

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Resta però il fatto che, in Italia, la legge non lascia margini di interpretazione. L'articolo 41 del Codice della Strada attribuisce infatti alla luce rossa un preciso obbligo di arresto, e l'articolo 146 comma 3 punisce chi lo ignora con una multa da 167 a 665 euro e la decurtazione di sei punti dalla patente, sanzione che vale anche per chi è in sella a una bicicletta, equiparata ai veicoli. Se l'infrazione si ripete due volte nel giro di due anni scatta la sospensione della patente da uno a tre mesi, mentre dal dicembre 2024 chi ha già un saldo punti sotto quota venti rischia una sospensione breve, di sette o quattordici giorni, fin dalla prima violazione. Capire le ragioni che spingono un ciclista a farlo, insomma, non equivale a renderlo lecito: davanti al rosso, il codice non fa sconti. A nessun mezzo.

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