Un anno fa piangeva dopo 4 ritiri di fila, ora torna a Spa da leader: dietro il boom di Kimi
La Gazzetta dello Sport

Un anno fa piangeva dopo 4 ritiri di fila, ora torna a Spa da leader: dietro il boom di Kimi

Martedì 14 luglio 2026
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Un anno dopo Antonelli torna in Belgio come l'uomo da battere in Mercedes: i progressi fatti in un anno di F1

Un anno dopo Antonelli torna in Belgio come l'uomo da battere in Mercedes: i progressi fatti in un anno di F1

Giorgio Burreddu Collaboratore 14 luglio 2026 (modifica alle 15:43) - MILANO

Vogliamo tutto e subito. La fatica ci costa. E fallire ci fa piangere. Pianse un anno fa anche Kimi Antonelli, sotto il cielo livido di Spa. Il ragazzo felice era diventato un bimbo spaventato. Il suo 2025 era cominciato con promesse di gloria, poi arrivarono i ritiri di Imola, Barcellona, Spielberg e Silverstone. Uno dietro l’altro, dura da sopportare. Dissero: tranquilli, è solo un rookie. In Belgio finì con l’eliminazione in Q1, diciottesimo. E giù lacrime: “Mi manca fiducia. Sinceramente, fatico a estrarre il massimo potenziale dalla macchina. È un momento difficile. Devo trovare la luce in fondo al tunnel. Devo cambiare il mio stile e sono costretto ad andare più piano”. Da una lacrima sul viso, ecco: lì si capì il vero potenziale di Kimi. Non soltanto cronometrico. Un anno dopo il pilota della Mercedes arriva a Spa da leader: 179 punti, 25 di vantaggio sul compagno George Russell e 32 su Lewis Hamilton (Ferrari). Ha l’aria allegra, ha capito che la F1 è un'onda: sali e scendi. E’ la vita, ragazzo. Kimi ha imparato a fare a cazzotti (metaforici, s’intende) con le difficoltà, con gli avversari (vedi i duelli con la Ferrari) e persino con il compagno di squadra George Russell (ve lo ricordate il Canada, sì?).

VIDEO: Kimi Antonelli festeggia come si deve: tuffo nel porto di Montecarlo!

Come federer e djokovic

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Kimi Antonelli, un anno dopo. E’ un altro pilota, senza aver smesso di essere lo stesso ragazzo. Non sono finite le lacrime, quelle ci saranno sempre. Ma nel frattempo Antonelli ha imparato il valore dell’attesa e il senso di una sconfitta. E’ successo a tutti i giganti dello sport. Esistono gallerie intere dedicate ai pianti eccellenti di Roger Federer. Uno su tutti: nel 2009, dopo la tremenda sconfitta contro Nadal a Melbourne. “Dio, questo mi sta uccidendo”, disse Roger. È sopravvissuto. E ha illuminato il suo sport, il tennis. Hanno pianto Djokovic e anche sua maestà-cinismo Nadal. Ha pianto Alcaraz, il golden boy. Hanno pianto Gimbo Tamberi e tutti quelli per i quali perdere sembrava un atto impossibile. Ma le loro lacrime raccontano una necessità dello sport: costruire una carriera un pezzo alla volta. Quando Kimi pianse un anno fa, prima del Gp del Belgio, non poteva sapere che sarebbe tornato qui in queste condizioni. Da primo della classe, ma non per questo invulnerabile.

l'importanza di toto wolff

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Dietro c’è stato anche un lavoro di squadra, paziente e artigianale. La Mercedes ha lavorato sui dettagli e soprattutto ha lavorato con lui, con il talento di Kimi. Toto Wolff è diventato per Antonelli una specie di fratello maggiore, di zio. Tant’è che il team principal delle Frecce d’Argento, alla fine della scorsa stagione, aveva ricordato: “Quando parliamo con Kimi siamo brutalmente onesti, sia quando va bene sia quando va male. E poi ti ricordi che non stai parlando con un adulto. Kimi è più ragazzo che adulto. Devi ricordarti che ha solo 19 anni. Sì, è un professionista in macchina e ha fatto kart e gare per tutta la vita”. Fa gli scherzi, ride, gioca. Kimi versione adolescente. Ha fatto la maturità e preso la patente. E ogni volta che esce dai box, beh, sembra di vedere un Lucignolo al luna park. Ma niente bugie qui: lo sport non mente mai. Era stato sempre Toto a dire che “dal punto di vista della maturità ci aspettiamo una crescita accelerata che è quasi troppo difficile. E’ stato catapultato in questo mondo e credo che, quando guardi alcune delle gare peggiori, sia semplicemente travolto dall’esperienza, con tutto l’interesse e la pressione mediatica”.

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Kimi con Federer a Wimbledon. AFP

un anno dopo

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Antonelli un-anno-dopo è ancora famiglia, amicizie, semplicità. Marco, il padre, ha saputo stare al suo posto. Quello giusto al momento giusto: è questo che dovrebbe fare un papà. E la mamma, Veronica, ha fatto quel che doveva, consegnando al figlio una mappa sentimentale per la vita. Nessuno ha il libretto di istruzioni per affrontare le difficoltà, ed è anche per questo che i pianti servono e ci fanno crescere. Una parte, poi, l’ha fatta la Mercedes. Kimi diceva: “La macchina ultimamente ha iniziato a essere molto nervosa in ingresso e, per come guido io, faccio molta fatica perché non riesco mai a portare la velocità che voglio”. Un anno dopo, alla vigilia di Silverstone, il tono delle dichiarazioni era già diverso. Più semplice, più consapevole. “Ho un grande fuoco dentro”, ha raccontato. Nel fine settimana inglese ha poi vinto la Sprint, conquistato la pole position e lottato per il successo, prima che un problema alla protezione della ruota anteriore sinistra lo facesse precipitare fino al sedicesimo posto. Eppure Kimi ha continuato a guidare, anche quando la gara era ormai compromessa, provando a strappare almeno un punto. Perché il vero salto di qualità è tutto suo. Affronta ogni gara con grinta e dedizione. Non ha smesso di avere paura: ha imparato a correrci insieme. Piangerà ancora, ma le lacrime hanno tante forme. Quelle di Spa erano smarrimento. Quello del futuro, un modo per mostrare i sentimenti.

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