Sinner e Cahill restano insieme? Jannik vuole convincerlo, c'è ancora uno Slam da conquistare. I dettagli
Era previsto che la mente del team lasciasse a fine anno ma potrebbe cambiare idea: "Il mio ruolo è soprattutto mantenere tutti connessi, mi sto divertendo molto"
Era previsto che la mente del team lasciasse a fine anno ma potrebbe cambiare idea: "Il mio ruolo è soprattutto mantenere tutti connessi, mi sto divertendo molto"
Federica Cocchi Giornalista 15 luglio - 11:57 - MILANOÈ una band che suona alla grande, riempie gli stadi e ha un frontman che fa impazzire milioni di fans. I Sinners hanno appena festeggiato il quinto trionfo Slam, il secondo Wimbledon consecutivo, la settimana numero 80 in testa alla classifica mondiale. Solo qualche piccola nota stonata, tra Australia e Parigi, poi solo grandi successi e si sa, con loro uno tira l’altro. Il genere funziona, la musica che esce dalla racchetta di Jannik è per orecchie sopraffine e pensare di poter cambiare e rinunciare a un membro della band, sarebbe un grosso rischio.
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—Tornando al tennis e al team del numero 1 al mondo, si può dire che l’armonia, l’amalgama tra le diverse figure del gruppo abbia raggiunto la perfezione. Professionisti che dialogano tra loro, ognuno con un ruolo preciso e di cui Jannik si fida totalmente. Professionalità e affetto, risate quando c’è da stemperare la tensione e dure ore di lavoro quando ci sono problemi da risolvere. All’inizio dell’anno scorso, Jannik Sinner aveva annunciato a sorpresa che il 2025 sarebbe stata l’ultima stagione di Darren Cahill. Un fulmine a ciel sereno, una voce dal sen fuggita che ha immediatamente innescato la campagna per convincere il tecnico australiano a rimanere. Jannik lo voleva, Simone Vagnozzi anche. E anche il pubblico si è ormai affezionato al “vecchio saggio” della squadra, il coach-guru che mette ordine nei momenti di confusione e con la sua esperienza dà preziosi consigli al giocatore che a lui si affida come a una persona di famiglia. Dopo la vittoria di Wimbledon, alla domanda se fosse riuscito a convincere Cahill a restare, l’altoatesino confessò di aver fatto una scommessa con Darren: se fosse riuscito a vincere lo Slam londinese, avrebbe deciso lui se lasciarlo libero. Naturalmente Jannik a fine stagione ha confermato il tecnico ed ecco che quest’anno il refrain è lo stesso: resta o non resta? Poco prima del trionfo degli Internazionali, il coach ci aveva detto che sarebbe rimasto nel team fino alla fine di quest’anno e che poi avrebbe deciso il da farsi. Interrogato nuovamente dopo la vittoria di Wimbledon, Cahill ha confermato che non c’era nessuna scommessa in corso e che dopo le Finals, a cui Jannik è aritmeticamente qualificato, avrebbe deciso: “L’anno scorso ho cambiato idea, questa volta vedremo”.
Operazione Parigi
—L’impressione è che quanto accaduto al Roland Garros, con il ben noto malore di Sinner, abbia reso la squadra ancora più compatta. Per la preoccupazione sulle condizioni del loro ragazzo e per la voglia di riconsegnarlo al tennis più forte, più sicuro, più vincente. Il mese di lavoro intenso per preparare Wimbledon è stato importante, e potrebbe essere partito proprio da lì il pensiero di restare ancora un po’ tutti insieme. Magari proprio fino al grande obiettivo: lo Slam sul rosso che resta ancora una ferita aperta. Potrebbe essere proprio questa la nuova sfida. La squadra funziona, ognuno ha il suo ruolo e Darren, a Roma, ci aveva spiegato che tutto questo era fondamentale per il giocatore: “Jannik sa di avere una buona squadra, un team unito, in cui tutti sanno cosa fare per aiutarlo ad arrivare dove vuole. E allora lui può rilassarsi, andare in campo e giocare al massimo. Questo rende una squadra forte - sottolineava -. Quindi il mio ruolo è soprattutto mantenere tutti connessi, una sorta di direttore del coaching, mentre il lavoro pratico in campo lo fa Simone. È un ruolo diverso per me, ma che sto davvero apprezzando. Mi sto divertendo molto. E ricordate anche che io sono un outsider entrato in un team italiano”.
Comunione
—E il matrimonio con Simone Vagnozzi funziona ancora alla grande, sebbene non sia facile condividere un ruolo così importante: “Lavorare con Vagno è stato un sogno. Non siamo totalmente d’accordo su ogni singola cosa che discutiamo, che sia tecnica, strategica o emotiva, su quando parlare con Jannik o sulle piccole sfumature. Ma siamo entrambi abbastanza adulti da dire: vediamo come va e impariamo dalla situazione”.
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