"Otto anni fa non giocavo, potevo diventare compagno di Jokic e ora dovrò marcarlo": Emejuru e il suo boom
La Gazzetta dello Sport

"Otto anni fa non giocavo, potevo diventare compagno di Jokic e ora dovrò marcarlo": Emejuru e il suo boom

Mercoledì 26 agosto 2026
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Il centro azzurro viene dalla Ncaa, ha 23 anni e gioca solo da quando ne aveva 15. Nato a San Severino, torna nelle Marche con la Nazionale per sfidare il campione serbo con cui poteva giocare a Denver: "Ma per la Nba c'è ancora un margine da colmare, ho preferito Roma. È una grande opportunità e ho già un'ottima intesa con Mannion"

Il centro azzurro viene dalla Ncaa, ha 23 anni e gioca solo da quando ne aveva 15. Nato a San Severino, torna nelle Marche con la Nazionale per sfidare il campione serbo con cui poteva giocare a Denver: "Ma per la Nba c'è ancora un margine da colmare, ho preferito Roma. È una grande opportunità e ho già un'ottima intesa con Mannion"

Giuseppe Nigro Giornalista 26 agosto - 11:16 - MILANO

Otto anni fa ancora non giocava a basket, oggi gioca in Nazionale e nel giro di tre giorni sfiderà due centri titolari Nba come Nurkic e il migliore di tutti, Jokic, di cui poteva essere perfino compagno di squadra. Ma Giovanni Emejuru ha rinunciato a un'opportunità di sfiorare la Nba, un contratto non garantito a Denver, per continuare il suo percorso l'anno prossimo nella Capitale, con la maglia del BC Roma Spqr. Dopo la trasferta di venerdì in Bosnia, lunedì vestirà l'azzurro a Pesaro, Marche, meno di un paio d'ore da quella San Severino Marche dove è nato, da genitori nigeriani, e dove ha vissuto fino a quando aveva cinque anni, per trasferirsi proprio a Roma finché ne aveva otto. "I miei genitori sono originari della Nigeria e si sono stabiliti in Italia creando qui la nostra famiglia - racconta il 23enne centro della Nazionale -. Ho quattro sorelle: siamo nati tutti a San Severino Marche tranne la mia sorella più piccola che è nata a Roma. Ci siamo spostati in base a ciò che i miei genitori ritenevano meglio per la nostra famiglia". 

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Poi un anno in Nigeria, di nuovo in Italia e infine l'Inghilterra, dove si è stabilito, nella zona di Leicester, scoprendo il basket: “Ho iniziato a giocare a pallacanestro piuttosto tardi, verso i 15 o 16 anni - si racconta Emejuru, al salto tra i pro' dopo aver giocato al college con la Sam Houston State University, i Siena Saints, poi George Mason e  l'anno scorso East Carolina -. In quel periodo Kobe Bryant si stava ritirando e tutti ne parlavano, vedevo il suo nome ovunque e così ho iniziato a fare delle ricerche per capire chi fosse. Ho scoperto la Nba, ho iniziato a guardare i video di Russell Westbrook e di altri campioni. Un mio caro amico aveva appena iniziato a giocare in un club locale, così l'ho seguito, sono entrato in palestra e ho detto che volevo iniziare anch'io”.  

Gli anni al college ti hanno reso un giocatore da Nazionale. Oggi tanti ragazzi stanno scegliendo quella strada, cosa puoi dire per esperienza? 

“Consiglierei assolutamente l'esperienza del college. A me ha aiutato tantissimo, specialmente nel contesto attuale con le nuove opportunità legate al NIL. Ho fatto tutto il percorso universitario ed è lì che ho imparato di più sulla pallacanestro: negli Stati Uniti il mio gioco è migliorato notevolmente. Ovviamente dipende dal livello dell'ateneo e dalla squadra in cui si va a giocare all'interno della NCAA”. 

Come ti sei avvicinato alla Nazionale? 

“Giocare in Nazionale è sempre stato un mio obiettivo. Una delle figure chiave per far sì che accadesse è stato Riccardo Fois. Mi ha contattato quando giocavo il Next Generation Tournament per chiedermi quali fossero i miei piani. All'epoca lavorava per Gonzaga e mi ha aiutato molto a trovare il college giusto, parlando con diverse scuole per mio conto. Siamo rimasti sempre in contatto. Ho avuto l'opportunità di unirmi al raduno della Nazionale Green Team (una Nazionale sperimentale con Casalone allenatore e Pozzecco supervisore, ndr) ed è stata un'esperienza fantastica al fianco di giocatori di altissimo livello. È iniziato tutto nel 2023, per poi tornare ad indossare l'azzurro quest'estate nelle ultime finestre di qualificazione”. 

Fino a 11 anni hai vissuto a San Severino Marche. Che effetto ti fa tornare adesso in Italia da giocatore? 

“È un'esperienza incredibile. Essere qui a Pesaro ha il sapore del ‘cerchio che si chiude’: sono partito da questi luoghi e ora ci torno da giocatore. È una sensazione bellissima che non avrei mai immaginato di vivere. Sono davvero grato di far parte della Nazionale e ringrazio coach Pozzecco, Edoardo Casalone e Gigi Datome per la fiducia che mi hanno dimostrato qualche anno fa. Sono persino venuti in America a cena con me per conoscermi, facendomi sentire davvero voluto in questo gruppo”. 

A Pesaro ti troverai di fronte Jokic: potevi essere suo compagno a Denver, quali sono state le valutazioni che ti hanno portato a fare altre scelte? 

“Sì, sarei potuto diventare un compagno di squadra di Jokic! Dopo il college ho fatto due allenamenti con i Denver Nuggets: il primo è andato molto bene e mi hanno richiamato per un secondo provino prima del Draft. Poi ho giocato la Summer League con loro e mi hanno offerto un contratto Exhibit 10, ma ho scelto di venire a giocare a Roma. Erano due ottime opzioni sul tavolo. L'opportunità NBA era allettante, ma il progetto di Roma mi affascinava particolarmente e ho preferito prendere quella direzione”. 

Quanto senti vicino, o lontano, l’obiettivo Nba? 

“Dopo i provini e la Summer League ho percepito che la distanza è sottile, ma allo stesso tempo c'è ancora del margine da colmare. È un divario che voglio ridurre anno dopo anno. La NBA resta un mio obiettivo, ma non voglio che sia un'ossessione ‘o la NBA o niente’. Gioco già a un livello molto alto, tra il campionato italiano e le competizioni europee, quindi l'importante è continuare a migliorare ogni anno. Se poi la NBA arriverà, ne sarò felicissimo”. 

Ti senti più ala forte o centro? 

“In prospettiva vorrei evolvermi nel ruolo di ala grande. Qui in Nazionale conosco bene il mio ruolo: sono a disposizione per fare tutto ciò che serve per vincere, qualificarci ai Mondiali e puntare alle Olimpiadi. Come giocatore voglio sviluppare le mie abilità sul perimetro, migliorare il tiro da fuori, il passaggio e la lettura del gioco per diventare un giocatore completo”. 

Come va il feeling con Mannion, visto che sarete compagni a Roma? 

“Con Nico c'è un'ottima intesa. Nell'ultima finestra di gare mi cercava spesso con i passaggi e sto imparando a capire dove vuole che gli porti i blocchi e in quali zone del campo preferisce trovarmi. Avere Nico come playmaker è fantastico, è un giocatore di altissimo livello e il fatto che saremo compagni di squadra anche a Roma aiuterà ancora di più la nostra intesa in Nazionale”. 

Che idea ti sei fatto di quello che sta nascendo a Roma? 

“Sono davvero entusiasta di questa nuova avventura a Roma. È una grande opportunità far parte di questo progetto fin dall'inizio e non vedo l'ora di affrontare questa sfida”. 

Cosa credi che possa dare la Nazionale alla tua crescita e cosa pensi di poter dare tu all’azzurro? 

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“Luca Banchi e tutto il coaching staff azzurro, Marco Ramondino, Adriano Vertemati, Ricky Fois, Iacopo Squarcina e Adam Filippi della Nazionale mi stanno dando tantissimo: mi stanno aiutando enormemente a migliorare la cura dei dettagli e la comprensione del gioco. Essere circondato da campioni e professionisti di questo calibro come Nicolò Melli, che ha giocato ai massimi livelli in Eurolega, mi spinge costantemente a diventare un giocatore migliore. Il mio obiettivo principale in campo è portare fisicità, presenza dentro l'area, a rimbalzo e a canestro, ma soprattutto essere un ottimo compagno di squadra e fare tutto il necessario per conquistare le vittorie”.

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