Diego Abatantuono: "Pensavo di essere ricco, poi sono arrivati i guai fiscali"
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Diego Abatantuono: "Pensavo di essere ricco, poi sono arrivati i guai fiscali"

Venerdì 28 agosto 2026
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L'attore si è raccontato a 360º, tra cinema, errori di gioventù e il suo rifugio in campagna

L'attore si è raccontato a 360º, tra cinema, errori di gioventù e il suo rifugio in campagna

28 agosto - 14:25 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Il tempo che passa (e i conti con il passato) sono il filo conduttore dell'intervista concessa da Diego Abatantuono a La Repubblica. Dalla quiete della sua storica casa di campagna tra Romagna e Marche - acquistata nel 1982 e trasformata in un rifugio per tre generazioni di famiglia, tra ricordi, affetti e alberi piantati come eredità ecologica - l’attore ha riavvolto il nastro di una carriera lunga cinquant'anni.

Ripercorrendo trionfi cinematografici, collaborazioni con grandi registi, e una filosofia di vita fondata sul bilanciamento tra "micro sfighe e maxi fortune", Abatantuono non ha nascosto le insidie e gli abbagli di un successo travolgente arrivato quando era poco più che un ragazzo digiuno di cinema e dinamiche economiche. Una fase euforica e spericolata in cui, come racconta, la realtà ha bruscamente presentato il conto: "Ho iniziato giovane: ero ferrato sul cabaret, ma conoscevo poco il cinema e per nulla Roma. Nel primo periodo di euforia ho fatto dodici film in due anni e commesso errori".

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Diego abatantuono: "non mi avevano pagato le tasse"

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Quel turbine di dodici pellicole girate nel giro di ventiquattro mesi, all'alba di una popolarità travolgente, si trasformò ben presto in un incubo sul piano economico e patrimoniale, svelando quanto il denaro guadagnato potesse svanire a causa della cattiva gestione altrui. Abatantuono ha ricordato quel frangente collegandolo proprio all’acquisto della casa di campagna con cui sperava di dare stabilità ai genitori, facendo loro smettere di lavorare: "Pensavo di avere tanti soldi, scoprii che non mi avevano pagato le tasse, versato l’Iva e mi avevano sottratto un libretto al portatore che avevo con mia madre. Fu difficile".

Da quel momento di profonda difficoltà, l'attore ha saputo ricostruire tutto, trasformando la sua vita privata e professionale in un percorso più consapevole. Un'esistenza in cui il vero guadagno, "il vero malloppo della vita", non si misura nei conti correnti o nel botteghino, ma nella qualità del tempo speso con i propri cari: "Ho avuto la fortuna di frequentare i grandi attori di un’altra epoca, da Tognazzi a Gassman, e quando chiedevo loro quale rimpianto avessero, la risposta era quasi sempre: 'Sono stato troppo poco con i miei figli'. Sentendo tutto questo ho cercato di organizzare la mia vita in modo diverso".

la comicità come antidoto e missione quotidiana

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Guardando al futuro, Diego Abatantuono si affida al potere dell'ironia e al rifiuto di ogni forma di lamentela sterile, privilegiando la leggerezza condivisa e il legame viscerale con la famiglia. Nonostante il mondo contemporaneo sembri offrire "un po’ meno da ridere" rispetto al passato, l'attore coltiva la comicità come antidoto e missione quotidiana, circondato dai nipoti e dagli amici: "Passo la giornata a dire caz*ate e a sperare che i miei figli ridano. Loro sono il mio target. Poi arrivano gli amici e diciamo caz*ate insieme».

Tra una battuta e una riflessione profonda che spazia dall'impegno ambientale - con la proposta provocatoria di una legge per piantare alberi in città ad ogni nuova costruzione - fino al bilancio esistenziale dopo la recente caduta sul set del Malloppo, Abatantuono ridimensiona ogni contrattempo: "Mi sono fatto male a una gamba. Per girarmi a salutare un fan sono inciampato. Ma faccio subito il calcolo di come sarebbe potuta andare meglio e mi tranquillizzo. Ho avuto grandi fortune".

Proiettato verso i prossimi progetti, che includono un documentario on the road con l'amico Alessandro Genovesi e il ritorno in teatro dopo quarant'anni per una conversazione aperta con il pubblico, l'unico e inimitabile “eccezzziunale veramente” conferma di aver capito la lezione più importante: "Bisogna capire quando si è felici".

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