Diabete e tumori: come i conservanti aumentano i rischi
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Diabete e tumori: come i conservanti aumentano i rischi

Lunedì 9 febbraio 2026
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Conservanti alimentari sotto accusa: nuove ricerche li associano a diabete e cancro. Cosa dice la scienza e perché ridurli

Conservanti alimentari sotto accusa: nuove ricerche li associano a diabete e cancro. Cosa dice la scienza e perché ridurli

Daniele Particelli 9 febbraio - 15:04 - MILANO

I conservanti alimentari sono da anni una presenza costante nella nostra dieta, soprattutto attraverso cibi e bevande industriali. È vero, servono a prolungare la durata dei prodotti, a migliorarne la stabilità e a ridurre il rischio di contaminazioni microbiche, ma sono davvero così sicuri? Stando a nuove evidenze scientifiche, il loro consumo frequente potrebbe avere un costo per la nostra salute, aumentando il rischio di diabete di tipo 2 e di alcune forme di tumore.

A mettere sotto accusa i conservanti alimentari sono due ampi studi francesi condotti dall’Inserm, che hanno analizzato i dati di oltre 100.000 adulti seguiti per più di un decennio. I risultati, pubblicati su riviste scientifiche di primo piano come il British Medical Journal e Nature Communications, rappresentano a tutti gli effetti le prime analisi epidemiologiche su larga scala che collegano in modo diretto l’esposizione ai conservanti con l’incidenza di cancro e diabete di tipo 2.

Che cosa sono i conservanti e dove si trovano

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I conservanti fanno parte della grande famiglia degli additivi alimentari, ampiamente utilizzati per rallentare il deterioramento degli alimenti che portiamo sulle nostre tavole. Si dividono in due grandi categorie: i conservanti non antiossidanti, che inibiscono la crescita microbica o i processi chimici di degradazione, e gli additivi antiossidanti, che limitano l’ossidazione, identificabili rispettivamente sulle etichette dai codici europei E200-E299 e E300-E399.

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Secondo i ricercatori francesi, nel database internazionale Open Food Factsoltre 700.000 prodotti alimentari contengono almeno un conservante e questo significa che l’esposizione è diffusa e spesso inconsapevole, soprattutto tra chi consuma regolarmente alimenti ultra-processati.

Conservanti e rischio di cancro

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Nel primo studio, coordinato dalla ricercatrice Mathilde Touvier, sono stati seguiti 105.260 partecipanti tra il 2009 e il 2023. Durante questo periodo sono state registrate 4.226 diagnosi di cancro, tra cui tumori del seno, della prostata e del colon-retto. L'analisi ha mostrato che un consumo più elevato di conservanti totali è associato a un aumento dell’incidenza complessiva di cancro, con un impatto particolarmente evidente sul tumore al seno.

Alcuni composti risultano più critici di altri. I sorbati, ad esempio, sono stati associati a un aumento del 14% del rischio complessivo di cancro e del 26% di quello al seno. I solfiti mostrano un incremento del 12% del rischio totale, mentre il metabisolfito di potassio è legato a un aumento dell’11% dei tumori in generale e del 20% dei tumori al seno. Anche nitriti, nitrati e acetati sono risultati associati a incrementi significativi del rischio oncologico, con percentuali che variano a seconda della sostanza e del tipo di tumore.

Conservanti e diabete di tipo 2

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Il secondo studio, pubblicato su Nature Communications, ha approfondito invece il rapporto tra conservanti e diabete di tipo 2, analizzando i dati di oltre 108.000 partecipanti alla coorte NutriNet-Santé. In questo caso sono stati identificati 1.131 nuovi casi di diabete nel periodo di osservazione.

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I risultati indicano che un consumo più elevato di conservanti, sia non antiossidanti sia antiossidanti, è associato a un aumento significativo dell’incidenza del diabete di tipo 2. Rispetto ai livelli più bassi di assunzione, il rischio cresce del 47% per i conservanti totali, del 49% per quelli non antiossidanti e del 40% per gli antiossidanti. Tra le singole sostanze più frequentemente consumate, ben 12 su 17 sono risultate associate a un rischio aumentato, tra cui sorbato di potassio, nitrito di sodio, acido acetico, alcuni acetati e diversi additivi antiossidanti come l'ascorbato di sodio e l’acido citrico.

Perché i conservanti possono essere dannosi?

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Studi sperimentali precedenti avevano già suggerito che alcuni conservanti possono danneggiare le cellule, alterare il Dna o interferire con il metabolismo. Queste nuove analisi epidemiologiche non fanno altro che rafforzare l'ipotesi che l’esposizione cronica, anche a dosi considerate sicure singolarmente, possa avere effetti cumulativi nel lungo periodo. I ricercatori si sono affrettati però a sottolineare che le associazioni osservate restano tali e non dimostrano un rapporto di causa-effetto.

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