Diabete e tumori: come i conservanti aumentano i rischi
Conservanti alimentari sotto accusa: nuove ricerche li associano a diabete e cancro. Cosa dice la scienza e perché ridurli
Conservanti alimentari sotto accusa: nuove ricerche li associano a diabete e cancro. Cosa dice la scienza e perché ridurli
Daniele Particelli 9 febbraio - 15:04 - MILANOI conservanti alimentari sono da anni una presenza costante nella nostra dieta, soprattutto attraverso cibi e bevande industriali. È vero, servono a prolungare la durata dei prodotti, a migliorarne la stabilità e a ridurre il rischio di contaminazioni microbiche, ma sono davvero così sicuri? Stando a nuove evidenze scientifiche, il loro consumo frequente potrebbe avere un costo per la nostra salute, aumentando il rischio di diabete di tipo 2 e di alcune forme di tumore.
A mettere sotto accusa i conservanti alimentari sono due ampi studi francesi condotti dall’Inserm, che hanno analizzato i dati di oltre 100.000 adulti seguiti per più di un decennio. I risultati, pubblicati su riviste scientifiche di primo piano come il British Medical Journal e Nature Communications, rappresentano a tutti gli effetti le prime analisi epidemiologiche su larga scala che collegano in modo diretto l’esposizione ai conservanti con l’incidenza di cancro e diabete di tipo 2.
Che cosa sono i conservanti e dove si trovano
—I conservanti fanno parte della grande famiglia degli additivi alimentari, ampiamente utilizzati per rallentare il deterioramento degli alimenti che portiamo sulle nostre tavole. Si dividono in due grandi categorie: i conservanti non antiossidanti, che inibiscono la crescita microbica o i processi chimici di degradazione, e gli additivi antiossidanti, che limitano l’ossidazione, identificabili rispettivamente sulle etichette dai codici europei E200-E299 e E300-E399.
VIDEO: Dieta 30-30-30: come funziona?Secondo i ricercatori francesi, nel database internazionale Open Food Factsoltre 700.000 prodotti alimentari contengono almeno un conservante e questo significa che l’esposizione è diffusa e spesso inconsapevole, soprattutto tra chi consuma regolarmente alimenti ultra-processati.
Conservanti e rischio di cancro
—Nel primo studio, coordinato dalla ricercatrice Mathilde Touvier, sono stati seguiti 105.260 partecipanti tra il 2009 e il 2023. Durante questo periodo sono state registrate 4.226 diagnosi di cancro, tra cui tumori del seno, della prostata e del colon-retto. L'analisi ha mostrato che un consumo più elevato di conservanti totali è associato a un aumento dell’incidenza complessiva di cancro, con un impatto particolarmente evidente sul tumore al seno.
Alcuni composti risultano più critici di altri. I sorbati, ad esempio, sono stati associati a un aumento del 14% del rischio complessivo di cancro e del 26% di quello al seno. I solfiti mostrano un incremento del 12% del rischio totale, mentre il metabisolfito di potassio è legato a un aumento dell’11% dei tumori in generale e del 20% dei tumori al seno. Anche nitriti, nitrati e acetati sono risultati associati a incrementi significativi del rischio oncologico, con percentuali che variano a seconda della sostanza e del tipo di tumore.
Conservanti e diabete di tipo 2
—Il secondo studio, pubblicato su Nature Communications, ha approfondito invece il rapporto tra conservanti e diabete di tipo 2, analizzando i dati di oltre 108.000 partecipanti alla coorte NutriNet-Santé. In questo caso sono stati identificati 1.131 nuovi casi di diabete nel periodo di osservazione.
VIDEO: Zuccheri: quali dobbiamo scegliere per la dietaI risultati indicano che un consumo più elevato di conservanti, sia non antiossidanti sia antiossidanti, è associato a un aumento significativo dell’incidenza del diabete di tipo 2. Rispetto ai livelli più bassi di assunzione, il rischio cresce del 47% per i conservanti totali, del 49% per quelli non antiossidanti e del 40% per gli antiossidanti. Tra le singole sostanze più frequentemente consumate, ben 12 su 17 sono risultate associate a un rischio aumentato, tra cui sorbato di potassio, nitrito di sodio, acido acetico, alcuni acetati e diversi additivi antiossidanti come l'ascorbato di sodio e l’acido citrico.
Perché i conservanti possono essere dannosi?
—Studi sperimentali precedenti avevano già suggerito che alcuni conservanti possono danneggiare le cellule, alterare il Dna o interferire con il metabolismo. Queste nuove analisi epidemiologiche non fanno altro che rafforzare l'ipotesi che l’esposizione cronica, anche a dosi considerate sicure singolarmente, possa avere effetti cumulativi nel lungo periodo. I ricercatori si sono affrettati però a sottolineare che le associazioni osservate restano tali e non dimostrano un rapporto di causa-effetto.
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