Mattia Faraoni, il campione che combatte il bullismo: "La vera forza è non lasciare solo nessuno"
La Gazzetta dello Sport

Mattia Faraoni, il campione che combatte il bullismo: "La vera forza è non lasciare solo nessuno"

Giovedì 22 ottobre 2026
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Il pugile e kickboxer porta la lotta al bullismo nelle scuole italiane con "Nessuno Resta Solo": la sua storia oltre il ring

Il pugile e kickboxer porta la lotta al bullismo nelle scuole italiane con "Nessuno Resta Solo": la sua storia oltre il ring

Laerte Salvini 22 ottobre - 18:02 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Qual è il ruolo di un atleta professionista? Sicuramente quello di trasmettere emozioni. In ogni disciplina si gareggia per lasciare il segno, ma anche per ispirare, per essere un punto di riferimento e, in seconda battuta, per riuscire a veicolare dei messaggi. Lo sport da combattimento, la più nobile delle arti, ne riassume l’essenza più pura: incassare e rialzarsi, con lealtà, cercando di superare prima di tutto sé stessi. Ovidio lo aveva scritto duemila anni fa: Perfer et obdura, dolor hic tibi proderit olim (Sopporta e resisti: un giorno questo dolore ti sarà utile). È una lezione che chi sale su un ring conosce bene. In uno sport moderno che sembra lasciare sempre meno spazio all’umanità, Mattia Faraoni ha saputo portarla anche fuori dalle corde, riuscendo in qualcosa di unico. Romano, classe 1991, pugile e kickboxer, ha costruito un palmarés che pochi in Italia possono vantare. Eppure la sfida che oggi lo impegna di più si gioca lontano dai riflettori. Da cinque anni entra nelle scuole di tutta Italia per combattere il bullismo, facendosi ambasciatore di valori sani. E da pochi mesi questo impegno ha anche una casa: Nessuno Resta Solo, l’APS-ASD che Faraoni ha fondato per portare in modo strutturato in tutte le scuole d’Italia attività contro il bullismo e a favore dell’educazione sentimentale, coinvolgendo anche le aziende che vorranno affiancare il progetto. È una grande responsabilità, davanti a una platea di giovanissimi che lo seguono e lo ammirano, sul ring e fuori. Faraoni è un campione di vita prima ancora che di sport. È un riferimento per tanti, perché la sua genuinità non si può insegnare né costruire.

Il Ritorno tra i banchi

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Tutto è cominciato nel 2021, quasi per caso, con gli inviti dei rappresentanti d'istituto alle assemblee studentesche. Nel 2023 a Ostia è arrivato il primo incontro strutturato su sport e legalità, dentro il progetto LEARN con Save the Children. Dal 2024 c'è il protocollo con la Regione Lazio e l'assessora allo Sport Elena Palazzo. Nel 2025 il progetto Oktagon ha toccato oltre dieci scuole tra Rieti, Latina, Frosinone, Viterbo, Gaeta e Roma. Oggi gli incontri arrivano fino all'Emilia e alla Puglia, e il progetto ha una casa sua: l'associazione di promozione sociale Nessuno Resta Solo. Faraoni ne racconta la genesi: "È partito quattro o cinque anni fa, un po' per caso. Avevo acquisito un po' di popolarità grazie ai social, e all'inizio erano i rappresentanti d'istituto a chiamarci: 'Mattia, stiamo facendo un'assemblea, ci farebbe piacere incontrarti'. Io all'epoca ero un ex studente da poco tempo e avevo i ricordi ancora più nitidi. Così andai. All'inizio parlavo soprattutto della mia vita sportiva, della mia storia nello sport e nel combattimento". Poi l'incontro con le storie dei ragazzi ha cambiato tutto: "Piano piano abbiamo cominciato a trattare anche tematiche sociali, l'empatia. I ragazzi mi raccontavano la loro sofferenza, gli episodi spiacevoli che avevano vissuto, e man mano abbiamo tagliato tutto ciò che non fosse sociale. Così si è consolidata questa vocazione, questo obiettivo: il bullismo. Oggi nelle scuole arrivo e non mi presento neanche come Mattia Faraoni, lo sportivo da combattimento. Quello è dato per acquisito e si supera subito". Sui social sono diventati virali i video degli incontri, come quello del dodicenne bullizzato che scoppia in lacrime davanti ai compagni e viene abbracciato dal campione. Le richieste si sono moltiplicate: "Da tre anni a questa parte abbiamo iniziato a istituzionalizzare il percorso, prima con la Regione Lazio, che ha creduto subito in questo progetto. Ora non è più qualcosa di sporadico. Nell'ultimo anno i video sono diventati virali e riceviamo davvero mille richieste al mese, dal nord al sud d'Italia. Per questo abbiamo deciso di aprire un'associazione, un'APS che si chiama Nessuno Resta Solo, con l'obiettivo di arrivare nel maggior numero possibile di scuole in tutta Italia".

A difesa di valori sani

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Nelle aule Faraoni parla per due ore di dolore, solitudine e paura. Si rivolge alle vittime e ai bulli, ma anche ai testimoni che restano in silenzio. E al centro di tutto mette una nuova definizione di forza."Lo sport da combattimento in particolare ti sviluppa la forza, la resilienza, la capacità di affrontare le difficoltà e andare avanti. Ma la forza non è prevaricare l'altro, non è essere il più figo in mezzo alla mischia. La forza la intendiamo come la capacità di sopportare un peso, una difficoltà". Il poliedrico combattente ne approfondisce il concetto: "Tyson era forte non solo perché vinceva i suoi match. Era forte perché riusciva ad affrontare un peso enorme: la paura di fallire, l'ansia da prestazione, tutte le difficoltà che ti ho descritto. Ma forte, anzi forse ancora più forte, è una persona che sta combattendo contro una malattia, contro una difficoltà incredibile, o che sta vivendo un grave lutto. Più forte di così non c'è. La forza è intesa in questo senso. E poi c'è la resilienza: vivere un momento di sconforto, di fallimento, di sconfitta, di lutto, e rimboccarsi le maniche per andare avanti. È una delle cose più importanti che lo sport insegna".

Essere un esempio

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Su Instagram lo seguono circa mezzo milione di persone. Il grande pubblico lo conosce anche per i format YouTube realizzati con Simone Cicalone, da "Scuola di Botte" a "Quartieri Criminali", diventato nel 2024 un libro per De Agostini. Nel 2025 Forbes Italia lo ha premiato tra i Top Creators dello sport. In un mondo, quello degli sport da combattimento, spesso raccontato per i suoi eccessi, Faraoni si è distinto per un'immagine pulita e sensibile. E la vive come un impegno quotidiano. "Sicuramente è una responsabilità, perché quando ti poni sulla scena pubblica qualsiasi azione può assumere un significato diverso a seconda del contesto. Faccio un esempio banale. Se mi bevo quattro birre con i miei amici guardando la Roma, non faccio una storia per mostrare quel momento. Non perché ci sia qualcosa di male. Ma se ho scelto di dare un significato alla mia vita, non posso rischiare fraintendimenti, né che un ragazzo si senta legittimato a fare lo stesso. Vale anche per un atto di prevaricazione o per un linguaggio scurrile nei confronti di un'altra persona". Un valore da conservare: "La responsabilità è questa. Se cerchi di sviluppare empatia negli altri, nella vita pubblica devi mantenere sempre un contegno e ridurre a zero la possibilità di errore".

Mattia Faraoni e La vita sul ring

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Il percorso sportivo di Mattia Faraoni comincia a sette anni con il karate, seguendo il fratello Francesco, oggi pugile professionista. Poi lo Shinseikai, a 14 anni i primi combattimenti di kickboxing e, a 15, il pugilato alla Team Boxe Roma XI della Montagnola, palestra di Giovanni De Carolis e Guido Vianello. Nel 2014 diventa l'unico atleta a detenere contemporaneamente il titolo italiano di boxe e quello di kickboxing. Nel 2021 conquista il titolo italiano professionistico dei massimi leggeri contro Francesco Versaci e, subito dopo, chiede alla compagna Alessia di sposarlo sul ring di Ladispoli. Nel 2022 arriva il mondiale ISKA nei -95 kg, battendo Charles Joyner. Nel 2025, a Courmayeur, conquista la seconda cintura mondiale, questa volta nei +100 kg. Proprio questa duttilità nelle varie discipline costituisce un caso raro a questi livelli: "Le cose nascono un po' per caso. Poi, se incontrano la tua indole, si sposano e si va avanti. Ho iniziato con il karate, poi a 14 anni ho cominciato a combattere nella kickboxing da karateka. È stata la mia prima strada, perché poi mi sono specializzato lì. Parallelamente, volendo migliorare con le braccia, ho iniziato anche il pugilato e sono stato catturato da quest'altra passione. Ho conservato il dualismo tra kickboxing e pugilato per tutto il mio percorso, anche se negli ultimi tre anni mi sto dedicando soprattutto alla kickboxing". Il combattente romano poi spiega:"All'inizio tutti mi dicevano che non si potevano praticare entrambe le discipline, non per una questione organizzativa ma tecnica. Invece ho avuto modo di dimostrare che non è così: si può fare tutto, il limite è in chi ti guarda. Dico la verità: negli ultimi anni ho trovato il mio apice nella kickboxing. È stato per condizioni contrattuali migliori, ma anche per gusto, perché i colpi di gamba secondo me sono la mia dote migliore. La cosa importante è essere curiosi e non porsi mai limiti". Secondo lui, chi sale sul ring si porta a casa qualcosa che va oltre la tecnica: "Questo è uno sport che ha tutte le caratteristiche degli sport di squadra. È vero che combattiamo da soli, ma ci alleniamo con altre persone. Così sviluppi tutte le dinamiche di uno sport di squadra: la relazione con l'altro, il confronto con chi è alto o basso, giallo, nero, arancione, fucsia, più ricco o meno ricco. Questo ti dà già una coscienza sociale. In più ha le caratteristiche dello sport individuale: il senso di responsabilità, il guardare in faccia i propri limiti, le proprie paure, le proprie certezze. Alleni l'autostima, la consapevolezza di te, dei tuoi pregi e dei tuoi difetti, e quindi anche l'umiltà. Quando scopri che c'è sempre qualcuno più esperto, che ti può mettere in difficoltà, capisci che devi restare con i piedi per terra, umile ed educato con tutti".

Incassare le sconfitte

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La carriera di Faraoni non è stata solo una collezione di cinture. Ci sono state cadute e infortuni. Faraoni sa bene cosa significa incassare, e il parallelo con la vita, per lui, è immediato. "Lo sport è un po' la rappresentazione di quello che ti accade nella vita. Vado subito alla sostanza. Uno può pensare che la sconfitta sia perdere a briscola al mare o prendere 5-0 a calcetto in parrocchia. Qui è diverso, perché l'essenza del nostro sport è la precarietà per eccellenza. Nel calcio, e io sono tifoso della Roma, perdi due o tre partite, poi vinci le due o tre successive e quasi te ne sei dimenticato. Quest'anno non è andata bene? C'è sempre l'anno prossimo. Nel nostro sport perdi due o tre volte e il sipario potrebbe essere già chiuso". Il rapporto con la sconfitta è un concetto che esula il ring e lo sport in senso stretto: "Quando vivo una sconfitta, non è una sconfitta da sportivo. Subisco un disconoscimento d'identità, uno strappo da quelli che sono i miei sogni, le mie aspirazioni, le mie ambizioni. Viverla è un momento duro, che però ti insegna, ti fortifica, ti struttura. Ti sviluppa la resilienza, cioè la capacità di stringere i denti e andare avanti, quella forza di cui parlavo prima".

umanità

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Fuori dal ring, Faraoni smonta ogni stereotipo: dopo il liceo scientifico ha conseguito una laurea triennale e magistrale in Tecniche di radiologia medica, coltivando anche la passione per la fisica quantistica, nata leggendo Carlo Rovelli. Ama il rock dei Led Zeppelin e dei Queen. La curiosità, la voglia di imparare, vanno oltre lo sport. Ma in questo disegno Faraoni rifiuta l'etichetta del modello irraggiungibile. "Poi io sono una persona. Lo ripeto sempre: non sono né un prete, né Gesù, né Gandhi. Ho le mie simpatie e le mie antipatie. Sono contro la prevaricazione, ma se qualcuno mi pesta i piedi mi difendo, assolutamente. E se vedo un atto di prevaricazione su qualcun altro, intervengo. Ci tengo a dirlo, perché non vorrei che si confondessero le cose: io non sono un sacerdote. Cerco soltanto di sviluppare empatia nella testa dei ragazzi, di spingerli a porsi il problema di chi hanno accanto".

Mattia Faraoni e La vittoria più bella

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Oltre alle scuole, Faraoni gira l'Italia con stage e masterclass che riempiono le palestre di giovani atleti. A chi sogna di fare di questa disciplina un lavoro, o semplicemente una passione più grande, ricorda che il traguardo conta meno della strada: "Parlando a livello umano, chi si avvicina a questa disciplina ha incontrato una grande fortuna: avere una passione, un obiettivo. Quando hai un progetto, un focus, un'aspirazione, hai già raggiunto l'obiettivo della vita in sé. Se hai una finalità, una visione, uno scopo, i giorni iniziano ad assumere un significato. È quanto di più lontano ci sia dall'apatia e dalla demotivazione, che sono i veri mali del mondo. Senza tutto questo, penso che l'essere umano perda proprio la sua essenza". Il mantra per iniziare, se spinti dalla passione, è semplice: "Avere un sogno, un obiettivo: non c'è cosa più importante. È il percorso che ti struttura, non tanto l'obiettivo in sé, cioè riuscire o meno a diventare campione. Il percorso dà significato alle tue giornate, dà il senso delle cose. Chi ha una passione ha già vinto la prima sfida". Ai ragazzi di tutta Italia Faraoni insegna che i colpi più duri non sono quelli che arrivano sul ring, ma quelli che si incassano in silenzio, tra i banchi o in un corridoio. Per questo la sua vittoria più grande non finirà mai in una bacheca: è la promessa che nessuno, davvero, debba restare solo.

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